WILL (What I Love Learning) – 2026.03

Terzo appuntamento mensile nell’anno domini (o “dominAI”, come cercava di insistere non un’AI ma un insegnante imbecille britannico, dicendo che lui conosceva il latino meglio di me, ma ero in Gran Bretagna e non m’andava di stare a discutere) 2026. Tralasciando la conta cristiana degli anni, questo è l’ultimo mese “densamente libroso”, un po’ perché non è sostenibile assorbire per tutta la vita una media di oltre 1 libro (in gran maggioranza saggi, non-narrativa) al giorno, un po’ perché dopo un po’ vengono a noia. E tra l’altro sono discretamente lento a scrivere persino quelle du’ righe che trovate scritte sotto i vari titoli che ho consumato (ed è il motivo per cui alcuni, spesso per pigrizia, li cito solo con nome, autore, genere letterario/saggistico, anno). Ho superato “quota 100” (no, niente pensione, anche se forse un giorno non troppo lontano scriverò qualcosina sul discorso pensionistico in senso FIREoso), anzi, nel momento esatto in cui sto scrivendo questa bozza (28 marzo 2026), sono arrivato ad un numero meme, così da per poter rispondere alla domanda: “Quanti libri legge una persona che dice di leggere abbastanza, nell’arco di tre mesi?”… “Ne legge 104“. Badum-tss.

Eh sì, pare che m’acculturo, ma come dice Elio a Claudio Bisio che racconta barzellette di Pierino registrate in “Cicciput”: “Mio dio, ma dopo tanti anni sei sempre un coglione”. Quindi, entrando nel merito (non della discografia degli Elii, né del “simpatico umorista” a cui pare sia caduto qualcosa di Rocco Tanica in testa), con cosa ho nutrito la mente? Escludo qui buona parte del trash, che comunque accetto come piccola quota, come si fa col cibo spazzatura / comfort food in una piccola percentuale durante una dieta sana. Qui di seguito un collage dei libri letti questo mese (in realtà, ne ho letti un po’ di più, che riporterò poi nel prossimo WILL, come si riporta nella colonna adiacente l’eccedenza di una somma di due cifre che supera 10). A differenza dei due mesi precedenti, non è una potenza di 2, altrimenti non sarei arrivato a 100 esatto. Quindi quanti? 100 – (2 x 32) = 36; parentesi tonde superflue come un liceo classico, inserite qui per facilità di lettura.

Quota romanzi purtroppo ancora bassa, prima o poi recupero, come ho fatto in alcuni periodi della mia vita in fissa per letteratura italiana, tedesca, russa, latinoamericana, un po’ anche anglosassone, ma a questo giro “doveva anna’ così, fratelli’…” (cit. di uno che “te dico fèrmate, fratellì”, evidentemente suggerendo di chiudersi a riccio), 6/36=16,666…% (dopo aver letto il triplo 6, automaticamente potrebbe presentarsi comodamente a casa vostra un incaricato di Richard Benson, R.I.P., insieme a… un pollooo, magari un “pollo rafforzante”, cit. maestro Omar “Youtubo Anche Io”, R.I.P.).

Per chi mi legge per la prima volta: l’intento qui non è moggare, non è una gara a chi legge di più e più velocemente, questo è quello che leggo io alla mia velocità e secondo le mie possibilità (di tempo, energie, capacità e così via), ognuno ha i suoi tempi e le sue condizioni; se poi riesco ad essere di motivazione/ispirazione (e spero non di demoralizzazione/frustrazione), tanto meglio. Davvero, cercate di ritagliarvi anche solo 10 minuti al giorno per leggere, possibilmente libri di qualità, in base ai propri gusti (“secondo il desiderio”, “ciò che uno desidera”, doppia cit. senza necessariamente la brace accesa).

100 libri. Quanto fa? Se li avessi comperati o comunque procurati cartacei, messi impalati impilati uno sopra l’altro, sarebbero alti meno dei “giganti ordinari” di “Attack on Titan”, ma comunque tra 2 e 2,6 metri; in termini di peso, ipotizzando un misto di edizioni economiche e copertine rigide con pagine di buona qualità, peserebbero quanto una donna media normopeso (e nun me scassate cor bodiscèming, per un’altezza media di 1,62 metri e un BMI salutare senza bodipositìviti, siamo sui 50÷60kg – o se preferite un’altra notazione, 55±5kg, oppure circa 55±10% oppure come ve pare, l’importante è capìsse). Avendoli però ascoltati in forma di audiolibro (ho ampiamente discusso pro e contro nel precedente WILL), non solo sono andato di minimalismo, risparmiando oltre 2m di spazio lineare in libreria e mezzo quintale, ma anche di frugalità da un punto di vista prettamente economico: approfittando di 3 mesi di abbonamento audiolibri a 0,99€/mese, ho speso meno di 3 centesimi di euro per libro. Quindi, facendo un calcolo approssimativo, il risparmio settimanale (per oltre una dozzina di settimane!) è ben oltre 66÷67€, sossoldi! Il che vuol dire, anche ipotizzando di averli comprati in alternativa in buona parte (non tutti, visto che alcuni sono recenti) usati (e magari rivenderne alcuni), che ho risparmiato almeno 1.000€, danaro che ho invece investito in viaggi e (ti prego, Epitteto, non odiarmi) cibo.

Visto che però qui, come su Radio Coatta Classica (cit. da “610” di Lillo e Greg), se fa cultura (poi magari commentate qua sotto, come er Zelletta da’r Tufello discute co’ DJ Spinetta), annàmo a vede’ un po’ de libbri (un romanaccio che potete leggere come lo leggerebbe Adriano Celentano o Renato Pozzetto).

LIBRI

Cerco di scrivere proprio un minimo, altrimenti non basta una giornata a scrivere i miei pareri sui 36 libri di questo mese.

Il cigno nero, Nassim Nicholas Taleb, scienza (matematica, senso della vita), 2007

Il libro con cui Taleb è diventato famoso per il grande pubblico (o almeno di quello che si interessa un minimo di matematica e pensiero critico). Il concetto l’ha poi sviscerato e declinato in tanti modi, pur incredibilmente non risultando (almeno per me) troppo ridondante. Cosa dire di un autore che bada alla sostanza, ai fatti più che alle parole e ai fronzoli? Di un libro in cui si rimarca l’importanza di un approccio da “scettico empirico”, che cerca di illuminare i diversi punti ciechi in cui cadono la maggior parte degli “scientisti” (i wannabe scienziati in scienze molli/sociali), a partire da quella che Taleb chiama la “grande frode intellettuale” che è la curva a campana? (Tra l’altro unica distribuzione che gli “scientisti” conoscono, flexando la loro matematica da bar). Di riassunti e recensioni di quest’opera ce ne sono già a centinaia, mi limito a dire (da uno che qualcosina di statistica e gestione rischi ne ha masticato, soprattutto “vissuto”) che consiglio assolutamente questo libro, soprattutto a chi non ha neppure una vaga idea di statistica (anche se in tal caso raccomando di andare ad approfondire un minimo gli argomenti di base citati, se si sentono per la prima volta).

Rischiare grosso, Nassim Nicholas Taleb, statistica (economia, pensiero critico), 2018

(Titolo originale che forse rende di più: “Skin in the game”). Come sopra. Forse leggermente più “diluito” nell’esposizione, ma comunque in modo accettabile, non così prolisso (nella mia umile opinione) come ho letto in qualche recensione. Il concetto alla base è un po’ quello che prevedevano in alcune civiltà precedenti alla nostra: che il costruttore di un’opera (come un ponte) dovesse dormire sotto/sopra/dentro di essa per una notte, per dimostrare che fosse sicura, assumendosi quindi il rischio – per fare un esempio italiano recente: non come l’architetto del quartiere “ZEN” di Palermo (qui cantato da Edoardo Bennato nell’omonima canzone, video del 1990), che (come evidenziato da “la iena” Lucci) viveva ben lontano – ma si potrebbero portare tanti esempi, come i dirigenti pubblici di alcuni ministeri che però ricorrono al privato per sanità, istruzione, ecc… Il concetto di Taleb, per quanto riguarda gli investimenti, è molto semplice: non dirmi come investire, mostrami le allocazioni nel tuo portafoglio. Ho particolarmente amato il dissing, oltre che agli “scientisti”, a tutti i ciarlatani che parlano di cose senza avere competenze (del resto, argomento che mi sta particolarmente a cuore, ne avevo scritto in Le meta-cose: un caso studio recente (in corso)), compresi quelli che campano di “coaching” (uno potrebbe obiettare: ehy, ma tu non fai coaching? certo, solo che non campo di quello e penso di aver vissuto una vita abbastanza piena e “studiata” per potermi permettere di dare consigli estremamente puntuali e “cauti”/ragionati). La specializzazione ha portato separazione tra lavoro e suoi effetti, in cui tra l’altro si è incentivati a “complicare cose” e agire quando non necessario (lo stesso autore ne ha parlato molto, ad esempio di iatrogenia, in “Antifragile”, altro libro consigliato, anche se un po’ più “pesante”), per non parlare di incentivi in campi fortemente asimmetrici come la medicina, dove si viene premiati per il breve-medio termine e per seguire i protocolli (cit. dal reverendo Scarlett Johanssen, intepretato da un magistrale Fabbio Di Ninno), anche se si opererebbe in maniera diversa se il paziente fosse un proprio caro (ma non si possono biasimare i medici che puntano a minimizzare le denunce e a guardare le performance nel breve-medio periodo, più che a tentare di seguire una cura sperimentale e migliore nel lungo periodo). Segue una lunga parte (che farei leggere obbligatoriamente a tutti i sedicenti “progressisti” anime belle) in cui si spiega il pericolo dell’asimmetria in caso di immigrazioni a forte caratterizzazione religiosa (di religioni “forti”, evito qui di riportare quale viene menzionata in particolare, non voglio correre il rischio di essere decapitato al grido di “il mio dio è grande”). Un libro godibile e pieno di esempi pratici, dove l’autore non la manda a dire a nessuno, in particolare agli accademici. Come il precedente, assolutamente consigliato a tutti (sempre col consiglio di recuperare eventuali lacune per alcuni concetti di base (ma davvero minimi) in statistica e in pensiero critico).

Macchine calcolatrici e intelligenza, Alan Turing (e Diego Marconi), intelligenza artificiale (informatica), 1950

Una pietra miliare. Questo libro in realtà è diviso in due parti, di cui la prima è l’opera di Turing vera e propria, seguita poi da una biografia dello stesso e da considerazioni attuali da parte del filosofo analitico Diego Marconi (che ricorda, tra l’altro: se un chatbot LLM o un’AI generativa superano i test previsti da Turing, è forse il caso di rivedere i test e la definizione di intelligenza, prima di lanciarsi a dire d’aver costruito macchine intelligenti simil-umane e senzienti). Dire che “c’aveva visto lungo” è dir poco, perché in realtà Turing non si è limitato a “prevedere”, ma ha proprio tracciato la via per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Leggerlo ora può sconvolgere: ogni tanto fa venir voglia di ricontrollare che sia davvero stato scritto nel 1950 e non una manciata d’anni fa. A prescindere dal discorso informatico, è un capolavoro di pensiero critico, di logica, di filosofia, di argomentazione, … davvero, dovrebbe essere letto da tutti, anche perché chiede a dir tanto un paio d’ore (al massimo un’oretta in più nel caso in cui non si abbia davvero un minimo di dimestichezza con concetti estremamente basilari di logica e quindi serve del tempo per riflettere/approfondire).

L’arte giapponese di essere sempre fortunati, Nobuko Nakano, neuroscienze (psicologia), 2025

In originale, “Lucky People”. L’autrice, neuroscienziata giapponese, cerca di trovare un comune denominatore, un pattern comune per le persone “fortunate”, capire cosa correla bene, un po’ come hanno fatto diversi autori anche decenni fa per capire cosa accomunasse (non come Padre Maronno rende accomunati) “persone di successo” (penso ai vari titoli come il celeberrimo “The 7 Habits of Highly Effective People” di Stephen Covey). Per quanto l’intento sia encomiabile, sono un po’ perplesso in merito ai risultati, benché alcuni atteggiamenti quasi in stile americano “fake it until you make it” mi sono noti (e a tratti stucchevoli e insopportabili) dai tempi della scuola. Vengono quindi identificati gli atteggiamenti “premianti” come l’autoconvinzione di essere fortunati (qualcuno percurelerebbe il “just be confident, bro“), dare priorità ai propri valori e gusti (e criteri di felicità, senza assorbire quelli “comuni medi e stereotipici” della società), collocarsi al di sopra del senso comune, trattare se stessi con cura anche quando si è da soli, ma anche vivere in ottica “win-win“, con altruismo davvero disinteressato e così via. Non la lettura della vita, non m’ha entusiasmato (in tutta onestà: non ho trovato nulla che non avessi già letto da occidente e oriente), ma forse interessante se si è a corto di libri di crescita personale e a totale digiuno di punti di vista orientali.

La dieta termodinamica, Dario Bressanini, nutrizione, 2025

L’autore è una garanzia, sono andato a colpo sicuro, soprattutto dopo aver letto la sua precedente opera “Fa bene o fa male?”, un capolavoro di pensiero critico e scientifico a livello di sistema. Il lavoro parte dall’autoconsapevolezza dell’autore che “scopre” di avere la pancia guardando una sua foto, deciso quindi a effettuare “esperimenti” su di sé in base a diverse diete “famose”. Durante questo lungo viaggio, affronta i fondamentali di chimica e fisica coinvolti nella dieta, per poi passare in rassegna tantissimi studi, linee guida e tanto, tanto altro. Parla anche degli aspetti psicologici e ad alto livello del corpo umano legati all’alimentazione e al consumo di calorie (ne avevo già scritto nel mio riassuntazzo di un corso universitario: Weight management: no quick useless hacks, but the real hard science into practice!). Questa lettura dovrebbe essere obbligatoria nelle scuole superiori, almeno in parte, al posto di leggere inutili stronzate tanto care agli umanistoidi; non solo per la tematica trattata (che, nel corso degli anni, ho scoperto essere incredibilmente quasi del tutto sconosciuta ai medici, almeno a quelli italiani), ma per il rigoroso approccio del “Bressa” utilissimo a capire come funziona il metodo scientifico.

Troppi pensieri, Raffaele Morelli, psicologia, 2025

Psicologia delle folle, Gustave Le Bon, sociologia (società, psicologia), 1895

A leggere le recensioni, che lo definiscono un libro datato, ero quasi tentato dall’accantonarlo, ma poi mi son ricordato che alcune argomentazioni (aggiornate) le avevo studiate durante la mia “vita precedente” (quand’ero un ufficiale) e che quindi non poteva essere così male, gli ho dato una possibiltà; decisione che ha ripagato e non poco! Sicuramente un po’ troppo “riduzionista” nel tentativo di semplificare un po’ troppo alcune dinamiche complesse, ma è innegabile che Le Bon ci abbia preso parecchio nelle descrizioni di dinamiche e nella scomposizione in fattori principali di fattori, tipologie di folle, meccanismi che portano i singoli ad aggregarsi in certi modi e muoversi verso certe direzioni. Nonostante vada leggermente (ma neppure troppo) aggiornato/approfondito, sempre attuale e consigliato a chiunque, ispirato da genuina curiosità e armato di pensiero critico, voglia capire come mai la gente diventa ancora più scema e pericolosa del solito quando si raduna, che sia per una “commemorazione” o per un corteo sessista/razzista, per reagire in base alla moda (nazionale o estera) del momento o per qualunque altro motivo.

Sono un ottimista globale, Bill Gates e Massimo Franco, biografia (altruismo efficace), 2017

Ingvar Kamprad: L’uomo che ha inventato IKEA, Andrea Lattanzi Barcelò, biografia (business), 2016

La storia di quello che questo biografo riporta inizialmente essere una specie di taccagno alcoolista ed ex affiliato nazista (inteso proprio nel vero senso del termine, nel senso che negli anni ’40 dello scorso secolo era membro dell’unità socialista svedese, che ha poi dichiarato essere stato un errore di gioventù (non hitleriana)). Si focalizza sulla descrizione “lato business” (anche perché I.K. – sì, l’IKEA si chiama così dalle sue iniziali e dalle iniziali del suo luogo di origine – è stato una persona molto riservata sul piano personale, evidentemente non andava di moda spiattellare tutto sui socialmerda, che fortunatamente all’epoca non esistevano). Si evidenzia quanto Kamprad, sin da piccolo, avesse uno spirito imprenditoriale concreto a basso rischio (pare che in vita sua abbia chiesto un solo prestito, per comprare penne da scrivere dalla Francia per rivenderle al dettaglio, quand’era giovanissimo), convinto di poter trasformare crisi in opportunità, improntato a modernità, economicità e funzionalità. Viene riportata la famosa storia della sua probabile dislessia che l’ha portato a dare nomi a mobili ed utensili anziché usare codici per i diversi modelli; gli si riconosce no solo la passione del voler valorizzare il territorio, rendendo il più possibile popolare la sua regione in Svezia e la Svezia stessa all’estero, non solo i sani valori del risparmio soprattutto inteso come rispetto per l’ambiente riutilizzando “sprechi” legnosi, ma anche l’intùito di individuare il piacere dei clienti nel montare da loro stessi i mobili acquistati (quello che è stato poi in seguito rinominato effetto/bias IKEA, a volte anche più forte del bias di dotazione, che chi conosce un minimo di pensiero critico e di psicologia/economia comportamentale ha sicuramente approfondito). Un libro che probabilmente piacerà non solo agli appassionati di imprenditoria, ma anche anche ai “frugali” (Kamprad, a differenza di quanto suggeriscono alcuni fuffaguru, non viaggiava in prima classe, perché tanto non si arriva prima rispetto a viaggiare in classi più economiche; si faceva inoltre tagliare i capelli dalla moglie anziché recarsi dal barbiere – una pratica che personalmente trovo anche romantica, ma comunque è anche possibile radersi i capelli da soli).

Fai la differenza. Storie di coraggio, lealtà e speranza, William H McRaven, autobiografia (militare), 2019

I racconti di vita vissuta dell’ammiraglio statunitense ex-comandante del comando forze speciali, noto per essere stato il protagonista dell’operazione che nel 2011 ha portato all’uccisione del leader di Al-Qāʿida, Osama bin Laden. Parlando della prima parte della sua vita, mette in evidenza l’importanza di un coach o anche solo di qualcuno che ti ha notato e ti dice che puoi farcela (per dare il mio modesto contributo a “fare la differenza”, mi offro in tal senso, v. Mentore offresi (!?)). Come diversi militari ripetono, “l’unico giorno facile era ieri”, non pensare a quanto sarà dura più avanti, prendi la vita (professionale e personale) un’evoluzione alla volta. Per quanto io non approvi il racconto della sua infanzia con cui apre il libro (quello d’aver provato ad entrare di nascosto in una base militare) e per quanto trovi il suo approccio alla vita a volte un po’ estremo, ad esempio quando dice che subisce degli interventi medici e non vuole abbondare in antidolorifici (qui potremmo anche trovare collegamenti con alcune interpretazioni del buddhismo), è un libro in cui l’autore ricorda quanto la vita sia fragile: un proiettile che arriva, un paracadute che non si apre, una lastra con un tumore, …nessun momento è garantito, siate grati per ogni istante vissuto; un libro interessante per conoscere il punto di vista di valorosi “uomini rudi” disposti ad usare violenza in extrema ratio per garantire il sonno tranquillo di tutti gli altri (chi è stato in navigazione su una nave militare italiana durante il tramonto, avrà probabilmente ascoltato la “Preghiera del marinaio”, che termina con “Benedici nella cadente notte il riposo del popolo. Benedici noi che, per esso, vegliamo in armi sul mare. Benedici.”, seguìto dall’ordine “Ammaina bandiera!”).

Niente può fermarti, David Goggins, autobiografia (militare), 2018

Notte, Elie Wiesel, autobiografia (sull’olocausto), 1956

Il libro della gioia, Tenzin Gyatso (Dalai Lama) e Desmond Tutu, mindfulness (spiritualità), 2016

“C’è anche la gioia”.

Pape Satán Aleppe, Umberto Eco, società e politica, 2016

Una grande raccolta de “Le bustine di minerva” scritte come appunti brevi (appunto, scrivibili sullo spazio della confezione di fiammiferi) di Umberto Eco, che esprimeva sui pensieri e considerazioni. Tantissime considerazioni, dovrei scrivere circa 2.000 parole solo per riassumerle, quindi mi limiterò a dire che ne consiglio la lettura, anche a rate, nel senso di poter leggere anche una sola di queste “bustine di minerva”, magari nei momenti di pausa, al posto di scrollare stronzate sullo smartphone o al PC. M’è molto piaciuto in particolare quando adottava un approccio molto pragmatico, ad esempio notando che si scrive che, anche leggendo un libro al giorno, in 80 anni avremmo letto una piccola parte di quelli che desidereremmo (ne avevo parlato in maniera approfondita in alcuni miei articoli su questo sito, ad esempio in: ). E non solo tutti (prof inclusi) parliamo di libri non letti, ma ricordiamo distorti anche quelli letti! Da tenere a mente quando si leggono recensioni (queste mie incluse! :P). M’ha colpito anche quando ha scritto delle frasi che io ripeto praticamente identiche da tanti anni, come: “Dottore, il modo buffo con cui gli italiani chiamano chiunque abbia una laurea triennale” (ma del resto in Italia non solo si chiama “dottore” un laureato senza dottorato di ricerca, è anche “professore” anche un insegnante delle scuole medie persino non laureato, si abusa di titoli da ben prima della diffusione dell'”effetto Linkedin”). Brillanti anche le considerazioni sui mezzi all’epoca emergenti, i socialmerda che all’epoca erano una novità.

Come viaggiare con un salmone, Umberto Eco, società, 2016

A differenza del precedente, questo sembra una via di mezzo tra un esercizio di stile (ironico, più che pomposo) e un po’ di nonsense, ma nel senso più alto del termine (per intenderci: non le gag più assurde degli Squallor), come ad esempio il pezzo in cui nei ringraziamenti inserisce non solo le persone come i lavoratori del giornale che lo pressano per andare in stampa, ma anche l’ing. Olivetti per la macchina da scrivere, l’azienda per la carta, ecc… e la tragicomica trafila quando ha dovuto richiedere la patente di guida smarrita (una scena che neppure le fatiche di Asterix e Obelix oppure Banana Joe che chiede la carta d’identità), ma anche qualcosa di un po’ meno divertente come quando ricorda la paura per l’AIDS negli anni ’90 in cui si suggerivano auricolari monouso. Considerazioni di spreco ed inquinamento per lo spam, le assurdità di giornali che devono riempire di monnezza le loro 60 pagine per poter inserire pubblicità, mentre dal ’43 al ’45, quando di cose ne succedevano non poche, i giornali erano costituiti da sole 4 pagine… e tanto altro. Lettura leggera più che altro come passatempo.

Migrazioni e intolleranza, Umberto Eco, società, 2019

Considerazioni di Umberto Eco che partono da un excursus storico, analizzando ad esempio la differenza nel razzismo ai tempi del nazismo (quello “vero”, non come ora in cui viene chiamato nazista chiunque la pensi diversamente da chi lancia tale accusa) e ai tempi della “Lega Nord” di Umberto Bossi (morto questo mese, tra l’altro). L’autore esprimere senza tifoserie (che ormai sembra per molti l’unico modo di esprimersi, pro o contro in maniera netta, con un cervello a 1 bit) il bisogno di valutare caso per caso fiducia e sfiducia, capire quali valori vogliamo mantenere e rivedere, cosa non vogliamo cedere (v. il precedentemente citato “Skin in the game” in cui Nassim Taleb parla del fondamentalismo islamico). Viene rimarcata l’importanza di educazione e di “preparazione” al rispetto dell’altro, quando l’altro si comporta in maniera accettabile, ricordando che l’armonia tra culture non deve portare ad un’uniformità che fa appiattire e deperire tutto; occorre valutare i singoli aspetti. Col massimo rispetto verso l’autore, niente di eccezionale, ci sono tante altre opere migliori sul tema.

Sulla televisione, Umberto Eco, media (società), 2018

L’era della comunicazione, Umberto Eco, media (storia, società), 2023

Leonardo Del Vecchio, Tommaso Ebhardt, biografia, 2022

Investire senza dubbi, Riccardo Spada, finanza personale (economia), 2025

Perché non sono cristiano, Bertrand Russell, saggio (religione, pensiero critico), 1927

Lettere contro la guerra, Tiziano Terzani, epistole (guerra, geopolitica), 2002

Manuale (Enchiridion), Epitteto, filosofia, 120

Discorso sul metodo, René Descartes (Cartesio), pensiero critico (filosofia, princìpi primi), 1637

Quando si pensa a scoprire/analizzare/studiare qualcosa a partire dai fondamentali (first principles), ci si immagina prendere le basi, le definizioni in una certa materia; ma cosa accadrebbe se il male si formerebbe se si andasse a mettere in discussione persino le proprie più radicate convinzioni? Questo è una specie di esperimento effettuato e descritto da Cartesio, deciso a demolire non solo i preconcetti più evidenti, ma partendo proprio dal mettere in dubbio cosa sia il pensare e l’essere, in questo famoso libro da cui è stato tratto il celebre “Cogito ergo sum”. Un’opera “asciutta”, “densa” di spunti di riflessione validi anche quattro secoli dopo la sua pubblicazione. Tra i vari concetti che trovano in me risonanza: se si passa troppo tempo a leggere il passato, si finisce per essere stranieri del presente proprio come chi è sempre in viaggio finisce per essere/sentirsi straniero in patria; dedicare la propria vita a viaggiare per capire parlando con la gente anziché restare nello studio, da “persona di lettere”, sicché aiuta anche prendere migliori decisioni per se stessi, rispetto a non viaggiare. Il suo “algoritmo” prevede una fase “preparatoria” per l’esplorazione della conoscenza, prima di demolire tutta la propria conoscenza (del resto, simile al concetto orientale del passare la vita a eliminare il superfluo anziché accumulare, concetti cari ai latini del “via negativa”, incontrato anche leggendo gli stoici, oltre a Nassim Taleb, Jacob Lund Fisker ed altri). Importante costruire una morale provvisoria in attesa di formarne una nuova (e questo è del resto è un passo utile anche per la lettura successiva di opere di Nietzsche, oltre che di Stuart Miller e tanti altri), per assumere che tutto il resto (fuorché poche verità… e le leggi del proprio paese da obbedire per evitare problemi) è sostanzialmente possibilmente un’illusione, anche quello che crediamo derivi correttamente dai nostri sensi. I passi che l’autore ha seguito invitano essenzialmente alla cautela, alla scomposizione (potremmo dire divide et impera), alla ricerca di un ordine (e darlo da noi quando non esiste un ordine naturale in un certo argomento) per poi controllare che l’enumerazione generale sia completa per essere più o meno sicuri di non aver dimenticato nulla; quanto avrei desiderato un suo parere sul mio progetto dell’umano universale! Libro non solo da leggere, ma da assorbire!

Così parlò Zarathustra, Friedrich Nietzsche, filosofia, 1885

Al di là del bene e del male, Friedrich Nietzsche, filosofia (morale), 1886

Genealogia della morale, Friedrich Nietzsche, filosofia (morale), 1887

Ecce homo, Friedrich Nietzsche, filosofia (morale), 1908

Il potere delle abitudini, Charles Duhigg, abitudini (psicologia, sviluppo personale), 2012

Forse l’avrei apprezzato maggiormente se l’avessi letto prima di “Atomic Habits” (James Clear), non solo perché quest’ultimo è più recente (di soli 6 anni), ma piuttosto perché è più schematico/strutturato e con esempi più pratici. Questo non toglie che Charles Duhigg abbia svolto un pregevole lavoro, anche se non ho molto apprezzato il continuo rimando al football (mi rendo conto delle buone intenzioni di renderlo potabile/attraente ad un pubblico di “americani medi”, ma a ‘na certa anche basta). Interessante, dopo la prima parte rivolta alle abitudini nei singoli, il suo provare a descrivere le abitudini nelle organizzazioni e persino nelle società, anche se manca di rigore e non lo trovo così incisivo come libri specifici dedicati a questi aspetti più complessi. Consigliato, ma se proprio dovete sceglierne uno, sul tema, consiglierei più “Atomic Habits”.

La svolta, Andrea Giuliodori, produttività (sviluppo personale), 2025

Il profeta, Kahlil Gibran, poesia, 1923

Memorie di Adriano, Marguerite Yourcenar, romanzo storico (simil/specul-biografico), 1951

Seta, Alessandro Baricco, romanzo, 1996

Un francese che scambia bachi da seta col Giappone, soliti pezzi alla Baricco, tipo: “padrone, metti la la tua mano sul tuo sesso, è bella la tua mano […] i tuoi colpi dentro di me…”… non so, nel frattempo mi chiedevo perché stessi perdendo tempo con queste frasi per ragazzine in fase ormonale che vogliono al contempo credersi delle mezze-letterate per tirarsela rispetto alle coetanee che leggono Moccia. Parere personale: evitabilissimo.

Le cose, Georges Perec, romanzo (società), 1965

Dr Futurity, Philip K Dick, romanzo (fantascienza), 1960

Scendete lacrime, disse il poliziotto, Philip K Dick, romanzo (fantascienza), 1974

CORSI

Google AI specialization (7 corsi)

  • AI Fundamentals
  • AI for Brainstorming and Planning
  • AI for Research and Insights
  • AI for Writing and Communicating
  • AI for Content Creation
  • AI for Data Analysis
  • AI for App Building

Visto che il mio sito (fortunatamente) non è Linkedin, evito di braggare queste certificazioni e m’astengo dal commentare, magari scriverò un prompt (/s) per esprimere il mio parere su “vibe coding”, “assistenti virtuali” e su “cosa può mai andare storto se in un foglio di calcolo ci scrivo la formula “=AI(fai cose)” in perfetta blackbox opaca, imprevedibile, non perfettamente replicabile e tutt’altro che deterministica”.

FILM E SERIE

A parte aver rivisto alcune vecchie opere con Alberto Sordi, Enrico Montesano, Pippo Franco, Alvaro Vitali e altri (ammazza aho, quanto fa molto italiano all’estero…), ho visto roba nuova e vecchia, come:

  • The Spy [S], Gideon Raff, 2019
  • Palla da golf, Harold Ramis, 1980
  • È stata la mano di dio, Paolo Sorrentino, 2021
  • Natale sul Nilo, Neri Parenti, 2002
  • Regalo di Natale, Pupi Avati, 1986
  • Mi faccia causa, Steno, 1984
  • Agata Christian, Eros Puglielli, 2026 (riuscito a deludere le mie più basse aspettative)
  • Natale col boss, Volfango De Biasi, 2015
  • Ad ovest di Paperino, Alessandro Benvenuti, 1981
  • Il lupo e l’agnello, Francesco Massaro, 1980

VIDEO

Giusto qualche video (tra i troppi che continuo a vedere) di cui consiglio la visione

  • Dating Apps Destroyed A Generation”, Front Page (che consiglio come approfondimento al capitolo “Cupido” del libro “Epic fail: divinità a caccia di like“, che ho scritto insieme ad un amico ed ex-collega)
  • “Quanto costa vivere 24 ore? (più di quanto pensi)”, Le Stelle Marine (ovviamente io non sono in target, ma li consiglio ad un pubblico giovane e/o non esperto di finanza personale, loro sono un duo che sta arrivando a 100.000 iscritti e direi meritati, perché cercano di portare un approccio pratico/quantitativo nel quotidiano, che trovo utile per tanti punti di vista soprattutto per studenti delle superiori, per far riflettere su ciò che, ormai tanti anni fa, si insegnava negli utili corsi scolastici di “economia domestica”, certamente più utili e meno dannosi rispetto a ministri e dirigenti che portano ad insegnare la bibbia nelle scuole)

MUSICA

Questo mese ho esplorato musicalmente poco, ma ne riporto almeno 3, come mi son ripromesso per ogni mese. Inizio dal più “ritmato”, andando verso il più “calmo”.

Wice, Electro/Synthwave, Danimarca, 2017-.

Per un suono del genere potrei anche quasi accettare una cassa campionata in quarti per tutto il tempo (sto esagerando, ma una musica simile ha un suo perché, dipende dal momento).

Nujabes, Lo-fi Hip-hop, Giappone, 1995–2010

Nome d’arte di Seba Jun (scritto semplicemente al contrario), scomparso prematuramente in un incidente stradale nella sua Tokyo nel 2010 all’età di 36 anni, lasciando moglie e figlio. Considerato il padrino dell’hip-hop lofi, l’ho scoperto grazie al chitarrista Ichika Nito in un suo tributo un paio di settimane fa.

Haruka Nakamura, Ambient / minimal modern classical, Giappone, 2006-.

“Approfondendo” Nujabes, ho scoperto un altro artista (che ha collaborato con Nujabes in qualche brano), ogni mia descrizione è superflua, buon ascolto.


Buona lettura, ascolto, studio, visione, riflessione.

Immagine realizzata da me tramite sistemi di intelligenza artificiale generativa (nel caso specifico, con Google Gemini, che tra l’altro è stato l’oggetto dei corsi seguiti questo mese). L’ambientazione che ho fatto generare è ispirata all’Hahoe Folk Village in Andong, Corea del Sud.

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