Lo spippolatore folle, ovverosia “l’informatico”

Articolo scritto durante l’ascolto di “Master Boot Record – Interrupt Request”, ascolto consigliato anche durante la lettura, per entrare in un mood ottimale. QnVvbmEgbGV0dHVyYSE=

Per i bigotti sensibili facilmente impressionabili, nessuna paura, non mandate a letto i bambini, non è un articolo per il quale “si raccomanda la lettura ad un solo pubblico adulto”, anche perché non ho un bollino rosso da porre in sovraimpressione (ho scritto sovraimpressione, chi ha letto qualcos’altro ha dei problemi, ha dei grossi problemi, dovrebbe guardare in faccia la realtà cit.). Per “spippolare”, infatti (ormai neologismo riportato anche da Treccani), intendo il pigiare tasti di una tastiera (non musicale, ma di un computer).

Questo articolo deriva da anni di curiose affermazioni e bizzarre domande, tra cui, a titolo di esempio: “Ma ad ingegneria informatica esattamente cosa si fa? Imparare ad usare benissimo il computer, come diventare esperti a usare (Microsoft) Word?” e “Non capisco perché ti paghino tanto, sei bravo solo a scrivere bene al computer” (non inteso come capacità di dattilografia o di stile nella scrittura di romanzi/saggi/report, ma come digitare comandi) – sì, ho sentito esattamente quelle parole. E all’inizio restavo F4-basito, ma col tempo mi sono sempre più reso conto che la maggior parte delle persone ha un’idea talmente vaga del mestiere (o meglio: dei tanti mestieri) in ambito informatico che è come se io non riuscissi a cogliere la differenza tra un cocchiere e un astronaura perché, in fondo, entrambi conducono un mezzo da un punto A a un punto B, a cui si aggiunge la difficoltà di un’astrazione superiore che è l’equivalente di immaginare entrambi i mezzi con una plancia di comando molto simile nei due casi, ad esempio un volante quasi identico per far “sterzare” i cavalli della carrozza nel primo caso e l’astronave nel secondo.

A chi pensa che questa sia un’esagerazione, provate a chiedere alla “persona comune” se ha una vaga idea di cosa accade quando pigia un bottone su un’app di uno “smart”phone connesso ad Internet, se qualcuno non addetto ai lavori è capace di descrivere esattamente tutto il percorso dell’informazione, andata e ritorno, passando per tutti i livelli (layer) che compongono programma, sistema operativo, infrastruttura di rete (ivi compreso il mezzo fisico), fino ad arrivare “dall’altra parte” ed eventualmente ricezione di una risposta. Il “viaggio dell’eroe” dove in questo caso l’eroe (o il villain) è un pacchetto (fisicamente un pacchetto, cit., di dati).

La grande nuvola

“L’informatica, il sogno, la grande nuvola / Questa notte incontrerò / Mentre nel mondo tutti dormono / Forse anch’io mi sveglierò” (spero gli 883 non si arrabbino per aver adattato un loro storico brano).

Secondo voi cos’è? Prima di lanciarsi in classificazioni nefologiche come cumulonembi, cumuli, altocumuli… o in significati del segno grafico nei fumetti, restringiamo il campo al settore trattato in questo articolo. In informatica rappresenta, nei diagrammi di reti degli elaboratori, quel grande mistero che conoscono davvero in pochissimi: “l’Internet” (che in IT Crowd mostrano come una scatola). Non avrebbero potuto immaginare una simbologia più azzeccata di una nuvola (non è una coincidenza che, ormai da diversi anni, anche la persona comune parli di “cloud”, mentre fino a un paio di decenni fa era una parola per soli tecnici del settore).

La “grande nuvola” è anche “il mondo del Lavoro”, per la maggior parte delle persone: come per Internet, quasi nessuno ha un’idea chiara dell’insieme; più vai in alto, più perdi i dettagli; più sei vicino, più non sai cosa c’è oltre l’immediato intorno. Se sei l’amministratore delegato (o “CEO”, per gli anglofoni) di un’azienda produttrice di automobili, difficilmente conoscerai ogni singolo dettaglio della produzione, potrebbero mostrarti un pezzo o un attrezzo della fabbrica e, se va bene, potresti a stento riconoscere che abbia a che fare con l’industria; allo stesso modo, il singolo responsabile di linea di produzione di uno specifico componente potrebbe conoscere modi, tempi, risorse, risoluzione problematiche inerenti quel componente, conoscere punti di forza e miglioramento dei suoi collaboratori, ma ignorare quante unità vende ogni anno l’azienda, con quali altri “attori” (es: clienti, grandi azionisti o terze parti) interagisce e così via.

Analogamente a quanto avevo scritto in Perché siamo così superficiali?, non c’è una “ricetta assoluta” su quanto andare “in profondità” e quanto invece dedicare all’esplorazione “orizzontale”, di solito invito ad avere sempre una visione generale, ma poi specializzarsi comunque in almeno due o tre settori; esistono le vie di mezzo, ad esempio non conoscere super-dettagli di propria stretta competenza e quindi così sfruttare il tempo per abbracciare più settori, ma comunque consiglio di avere contezza anche di una certa parte tecnica, altrimenti si rischia (come ben visibile da un paio d’anni buoni per la moda del momento che è big data cybersecurity blockchain cryptovaluta/DeFi ClubHouse NFT VR/AR metaverso datascience machine learning intelligenza artificiale) di diventare solo uno degli ennesimi cialtroni fuffaguru buoni solo per chiacchierare a vanvera sui socialmerda o ospitati da istituzioni e trasmissioni radio/TV.

La colpa è solo in minima parte dei “giovani” (non nel senso italiano del termine, in cui sculettare davanti a uno smartphone ti rende “giovane” anche a 50 anni, del resto capisco anche che per le istituzioni si sia considerati giovani fino a 40 anni, se in molte aziende fino a 40 anni la massima responsabilità che ti affidano è quella di cambiare il toner alla stampante – e ti pagano di conseguenza). Facile dire che “ai miei tempi c’erano molte meno possibilità e non c’era tutta la disponibilità di informazione che c’è adesso (per carità, vero, ne ho parlato in uno dei miei primi articoli: MOOC: the cheap (or even free!) yet powerful and stimulating way to learn), ma allora famiglia e soprattutto istituzioni che ci stanno a fare? In tanti anni di scuola dell’obbligo, oltre a pretendere di imparare a memoria le poesie e tante nozioni sparse in stile quiz serale, quando si fa orientamento come si deve? A parte quei programmi di “alternanza scuola/lavoro” (in cui devi sperare che ti vada bene e non finire a fare lo stagista schiavo che neppure in “Boris”), quanto spazio è dedicato a mostrare ai ragazzi una panoramica di realtà professionali? Non dico ad approfondire percorsi con relativi pro e contro, ma anche solo accennarne l’esistenza. Tralasciando quei cerebrolesi della (poca) интеллигенция (intellighènzia) per i quali la scuola non deve servire a preparare a un lavoro (a tale folta schiera di imbecilli, pseudo-intellettuali che sovente si sollazzano con le lingue morte, ricorderei per l’appunto il noto Non scholae, sed vitae discimus – e la vita, che piaccia o meno, necessita di lavoro, in una sua ampia accezione, non solo per il sostentamento strictu sensu della panza, ma anche per quello dell’anima, giacché non è vuota retorica il detto “il lavoro nobilita l’uomo”, non è il pretesto inventato “dai padroni”), una persona di buon senso sa quanto sia importante conoscere diverse possibilità (la conoscenza è potere, proprio nel senso del poter scegliere). Ho conosciuto tantissime persone che, arrivate a 40 o 50 anni, mi hanno detto “se solo avessi saputo prima che…” – che la materie scientifiche sono un botto interessanti, che alcune professioni ad alta conoscenza tecnologica richiedono spesso una faticaccia iniziale, ma poi altrettanto spesso ci si può godere la vita “in discesa” (in termini di fatica, non di certo di soddisfazioni!), ecc…

Poi non lamentiamoci troppo se tanti giovanissimi sognano non di fare l’ingegnere o il ricercatore scientifico o l’astronauta, ma… l’influenzer (volutamente con la z, perché occorre trovarsi in particolare stato febbrile cronico per desiderare un “mestiere” simile – prima che qualcuno mi condivida il video di Cartoni Morti con “tròvati un lavoro vero”, specifico che “ho tanti amici influencer”, ma che sono tali come effetto collaterale, ad esempio con una vita lavorativa significativa prima oppure che utilizzano i loro canali come vetrina per i loro prodotti beni/servizi). Non è tanto per dire, mi ha fatto seriamente riflettere, durante le scorse “vacanze di natale” (Ba-da-ba-da-ba-be bop ba bodda bope), apprendere che, tra le letterine mandate a Babbo Natale (da non confondere con le Letterine presuntamente mandate a Gerry Scotti), tra i giocattoli più richiesti dai bambini ci sia stato “Vita da influencer” (pubblicato nientepopodimeno che dalla Clementoni, poi uno dice che non deve credere alla “enshittification” che si propaga anche nel mondo fisico…), età “da otto anni” – anche tralasciando il fatto che sule piattaforme non ci si possa iscrivere prima di almeno 13 anni e fortunatamente alcuni governi stanno procedendo con un enforcement di queste regole (obiezione a cui mi si potrà rispondere che a bambini in età prescolare si regalano anche macchinine, ma l’effetto non è propriamente lo stesso), resta la mestizia immonda che manco Mariottide a Tele Marrone, a immaginare bambini che… “da grande voglio fare l’influencer”, soprattutto perché già l’immagino che tipo di influencer abbiano in mente, dubito che aspirino a diventare Dario Bressanini (un altro esempio di “influencer” che di mestiere fa il professore universitario e usa il canale Youtube di divulgazione (grosso modo equivalente alla rubrica “Scienza in cucina” che Piero Angela teneva col prof. Carlo Cannella, nomen omen) in buona parte per veicolare/pubblicizzare i suoi bei libri).
Influenzerz o meno, si usa il computer come tante piccole scimmie che ripetono sequenze di tasti da pigiare (o movimenti col dito sullo schermo) senza capire “una beata minchia” (cit.) di quello che accade sotto, di come funzioni un dispositivo informatico, del resto non c’è da stupirsi troppo, soprattutto nella nazione col più basso tasso di laureati in informatica e telecomunicazioni:

Fonte: Commissione Europea. Forse attirano di più facoltà come “scienze” del cambio di sesso a Bofogna (cit.).
Gli interessati possono spippolare su altri indicatori informatici e scoprire come sta messa l’Italia come “almeno competenze minime“.

Prima che la mia anima venga posseduta dal Vate Mosconi (R.I.P.), torno al punto: ma quindi, l’informatico… chi è? Che fa? Potrebbe rispondere a Nanni Moretti che fa (molte) cose, vede (poca) gente, …e sogna tutti zero e uno, come Bender. Qui mettiamo un attimo da parte gli stereotipi del nerd, anche perché conosco chi è informatico da una vita e ad esempio non è appassionato di fantasy e non passa le serate coi giochi da tavolo e videogiochi. Del resto, non siamo più (nel bene e nel male) ai tempi in cui una professione definiva in maniera totalizzante una persona: “Beppe il fornaio” era il tizio che si alzava prima dell’alba per preparare, infornare e sfornare pane, restando a gestire la bottega fino a dopo il tramonto, ora invece è possibile svolgere professioni gratificanti ed avere tempo libero per dedicarsi a tanti interessi personali, quindi uno può tranquillamente guadagnarsi da vivere con un ordinario lavoro da dipendente pubblico/privato, mentre coltiva la passione per il bel canto o per la pittura (ricavando entrate aggiuntive o solamente per diletto), considerandosi quindi principalmente un cantante o un pittore. Sì, ma… cosa fa un informatico?

Computer come mezzo o come fine

Dato che non mi garba punto d’essere l’ennesimo vecchio trombone che punta il dito verso le istituzioni (scuola in primis) che non mostrano cosa sia possibile diventare/fare in linea di massima oggi (con l’importante appunto che molte di queste professioni non esistevano ancora ai tempi delle preoccupazioni del Millennium bug e che, ancora più rapidamente, molte professioni verranno eliminate o subiranno radicali cambiamenti, mentre altre nasceranno), provo umilmente a fare un esempio. Non posso tuttavia esimermi da una fondamentale premessa: con “Informatica” qui non indico tutto ciò che utilizza un computer; mentre un tempo era chiaro che il tizio che usa incudine e martello era il fabbro, era evidente che il tornio e la fresa fossero strumenti per l’operaio in fabbrica, ora il computer è un mezzo trasversale, sia per la sua presenza tra le professioni, sia nella sua pervasività nella vita della maggior parte degli individui, soprattutto giovani (con computer intendo ovviamente anche dispositivi mobili; direi “tutto ciò che ha un microchip”, ma per questo contesto teniamo da parte dispositivi IoT/IoE, sistemi di controllo industriale ICS/SCADA e così via).

Ne consegue che esulano dal presente contesto tutte le attività lavorative che usano il computer come mezzo; mi limito a quelle che lo usano come fine, come oggetto su cui (e non “attraverso cui”) si opera. Sei un editor, correttore di bozze, scrittore, traduttore, segretario che usa un sistema di word processing? Non sei un informatico. Sei un assicuratore che usa un foglio di calcolo per determinare l’importo del premio da pagare interpolando tavole attuariali e altri parametri dell’assicurato? Non sei un informatico. Sei un medico che consulta e aggiorna il database con il fascicolo sanitario elettronico di un paziente? Non sei un informatico.
Visto che però non possiamo continuare il gioco di definire qualcosa via negativa togliendo, definirei, in maniera concettuale ad altissimo livello, due grandi gruppi principali per informatico:

  • quello che fa le cose sul (non col) computer;
  • quello che le rende possibili (chi è di supporto ai primi).

Nella prima categoria rientra chi ad esempio scrive codice, chi “programma”/sviluppa (non entriamo qui nel dettaglio, perché esistono anche il middleware e chi programma qualcosa che sarà utilizzato ad un livello superiore diventando quindi secondo gruppo, come anche chi programma dispositivi che sono di supporto, considerato che si può scrivere codice anche per mettere su e gestire un’intera rete SDN).
Nella seconda categoria troviamo invece tutti quelli che si occupano di creazione, installazione, manutenzione, supporto, dismissione di sistemi utilizzati dal primo gruppo, quindi ad esempio: chi configura dispositivi di rete, chi installa sistemi operativi e gestisce “directory” (per gestione di utenti e sistemi con relative policy e controlli), chi si occupa della “business continuity” e “disaster recovery” (chi bazzica nell’ambiente e sguazza negli acronimi, sa che chi si occupa di SRE ha certe SLA da  garantire), insieme a tantissime altre figure che di solito sono come chi si occupa di acquedotti e fognature: preziosissime, ma “invisibili” fino a quando non ci sono problemi.
Non è sempre possibile identificare se qualcuno faccia parte del primo o secondo gruppo, a volte il confine è labile e sottile, a volte dipende da come si inquadra nel contesto, inoltre a volte si fanno entrambe le cose (come esempio personale, mi son trovato più volte a fare il “one man band” come il giardiniere Willie, dal mettere in acquisto i server ed installarci sopra l’hypervisor… fino a tutta la catena che mi permetteva finalmente di scrivere codice in un certo ambiente). Ci sarebbe poi da evidenziare che esiste una grande differenza in termini di conoscenza tecnica richiesta: alcuni sono capaci di “spaccare il bit”, altri non hanno mai visto una riga di assembly, altri addirittura tendono alla persona media esemplificata a inizio articolo, non consocendo assolutamente nulla di tecnico; quest’ultimo caso è il motivo per il quale non considero un informatico l’avvocato che si occupa di scartoffie legali (es.: “compliance” burocratica a diversi “framework” e regolamenti). E, a dir il vero, fossi brutale, non dovrei neppure considerare informatico chi, digitando “Power” nel menù Start di Windows (ricordo ancora i tempi in cui era proprio fisicamente scritto “Start”…) vede comparire, come primo suggerimento:

Dr. Evil che (a ragione) percula malamente il consulente che passa le giornate a scribacchiare presentazioni, atteggiandosi a “informatico”.
Se invece compare PowerShell come primo suggerimento, lui e il suo MiniMe ti trattano con rispetto.

Quali sono, allora, considerando l’insieme delle due macrocategorie, alcune possibili professioni? Se dovessi mostrare un panorama di possibili “sbocchi lavorativi” al me stesso in quinto superiore ITIS, andando oltre il manualetto dell’epoca per l’”orientamento” (che era sostanzialmente un elenco di facoltà universitarie con zero approfondimento), cosa direi? Cosa farei? Niente di più nè di meno rispetto a quello che farei in generale: non regalare loro il pesce, ma insegnare a pescare, pescare informazioni nel mare del web (mi si conceda un po’ di banalità, ogni tanto). Insegnerei come cercare informazioni partendo dalla semplice domanda “cosa posso fare se voglio fare l’informatico?”, con la fiducia che l’ITIS, buoni docenti permettendo (e in Italia è purtroppo una speranza, non una certezza), resta una delle migliori scuole e non solo in merito al futuro lavoro da informatico: si sviluppa più pensiero critico in un paio di lezioni ben fatte (e conseguente studio ragionato) di elettronica che non nell’intero insegnamento di filosofia in un liceo.
Provo qui di seguito ad elencare (in maniera non esaustiva) alcune possibili professioni, velocemente “spiegate facili” anche a chi non è esperto in materia, limitando ad un raggruppamento in 10 aree (che hanno comunque una buona dose di combinazioni/intersezioni).

Gli informatici

Questi sono solo “i più comuni”, ce ne sono altri. La classificazione è indicativa. Per correttezza: per la parte che segue, ho anche utilizzato un chatbot LLM, ma accuratamente revisionato; del resto, come avevo scritto anche in passato, questi sistemi sono di supporto, a patto di essere comunque esperti dell’argomento trattato.

1. Sviluppo software e applicazioni

1.1. Sviluppo core (backend, frontend, full‑stack)

  • Backend Developer
    • Progetta e sviluppa la logica di business lato server.
    • Lavora con linguaggi tipo Java, C#, Python, Go, C++, … (astenersi fanboy nei commenti, qui siamo inclusivi verso tutti i linguaggi… a parte R che non è un linguaggio vero).
    • Si occupa di API, autenticazione, integrazione con database, performance, scalabilità.
  • Frontend Developer
    • Realizza l’interfaccia utente web.
    • Usa HTML/CSS/JavaScript (da NON confondere con linguaggi di programmazione, v. professione precedente) e framework come React, Angular, Vue (per favore, chi ha pensato “No Code” esca di volata dal mio sito).
    • Converte mockup e prototipi UX/UI in pagine funzionanti, responsivi, accessibili.
  • Full‑Stack Developer
    • Copre sia frontend sia backend.
    • Spesso in startup, PMI, team piccoli. Il concetto alla base è che solitamente il full-stack copre tutto, ma non così in dettaglio come il singolo specializzato in grande azienda strutturata.
    • Ha una visione end‑to‑end: dall’idea al deploy in produzione.
  • Software Architect / Solution Architect
    • “Disegna” (deisgn inteso come progetta) l’architettura complessiva dei sistemi.
    • Sceglie pattern architetturali (microservizi, monolite, modulare, event‑driven, …).
    • Definisce linee guida tecnologiche, standard di sviluppo, integrazioni tra sistemi.
  • Tech Lead / Lead Developer
    • Coordina il team di sviluppo.
    • Prende decisioni tecniche di dettaglio, fa code review, mentoring.
    • Media (nel senso di mediare, verbo) tra esigenze di business e vincoli tecnici.

1.2. Mobile, desktop, embedded

  • Mobile Developer (Android, iOS, cross‑platform)
    • Sviluppa app per dispositvi mobili.
    • Lavora su UX mobile, integrazioni con sensori (GPS, fotocamera, ecc…), notifiche push, ecc…
  • Desktop Application Developer
    • Realizza applicazioni per Windows, macOS, Linux, altri sistemi operativi, cross-plarform.
    • Spesso in ambito industriale, CAD, applicazioni scientifiche, tool enterprise.
  • Embedded Software Engineer / Firmware Engineer
    • Scrive codice per microcontrollori, dispositivi IoT, sistemi automotive, medicali.
    • Usa solitamente C/C++, conosce RTOS e interagisce strettamente con hardware, sensori, attuatori/trasduttori.
    • Nota: tipico per laureati in Ingegneria Elettronica / TLC (ma non necessariamente).
  • System Architect Embedded / Hardware‑Software Co‑Designer
    • Definisce l’architettura complessiva HW/SW del dispositivo.
    • Sceglie microcontrollori, bus di comunicazione, protocolli, schemi di alimentazione.
    • Ottimizza consumi, performance, affidabilità.

2. Infrastrutture, sistemi, reti

Quando dicevo che ci sono spesso intersezioni tra categorie: questa (ancora più che per la parte di codice, che pure ha una componente di stesura codice sicuro e controlli) va spesso in cooperazione con la parte di sicurezza; in particolare, la parte di reti, storicamente intimamente legata alla sicurezza informatica, chi ha ormai “qualche annetto” di esperienza se lo ricorderà bene.

2.1. Sistemi operativi, server, virtualizzazione

  • System Administrator (Windows / Linux / Unix)
    • Installa, configura e mantiene sistemi operativi server.
    • Gestisce utenti, permessi, file system, servizi, patching, monitoring di base.
  • Directory Services / Identity & Access Management Admin
    • Gestisce sistemi come Active Directory, LDAP, Single Sign‑On.
    • Amministra utenti, gruppi, ruoli, policy di sicurezza, password policy.
    • Supporta l’onboarding/offboarding utenti e compliance.
  • Virtualization / Storage Admin
    • Gestisce hypervisor (VMware, Hyper‑V, KVM) e farm di server virtuali.
    • Amministra SAN/NAS, sistemi di storage, backup, replica.
  • Infrastructure Architect / Enterprise Architect
    • Definisce la struttura di data center, cloud ibrido, reti, storage.
    • Decide standard di piattaforma (sistemi operativi, hypervisor, vendor storage…).
    • Coordina l’evoluzione infrastrutturale nel tempo.

2.2. Reti, sicurezza perimetrale, telecomunicazioni

  • Network Engineer / Network Administrator
    • Configura router, switch, firewall, VPN.
    • Progetta e mantiene LAN, WAN, WLAN, segmentazione di rete, QoS.
    • Gestisce indirizzamento IP, routing, DNS, DHCP, monitoring di rete.
  • Responsabile telecomunicazioni a diversi livelli
    • Si occupa di centrali telefoniche IP, sistemi di videoconferenza, comunicazioni unificate.
    • Reti mesh, satellitari, “particolari”.
    • Tipico background TLC.
  • Network Architect
    • Disegna l’architettura di rete su larga scala (filiali, sedi remote, cloud).
    • Definisce policy di segmentazione, sicurezza, ridondanza.
    • Interagisce con security, sistemi, cloud per garantire un disegno coerente.

2.3. Cloud, DevOps, piattaforme

  • Cloud Engineer (on premise, hybrid)
    • Implementa infrastrutture in cloud: VM, container, servizi gestiti, database.
    • Usa Infrastructure‑as‑Code (Terraform, CloudFormation, Bicep).
    • Automatizza il provisioning, monitora costi e performance.
  • DevOps Engineer / Platform Engineer
    • Costruisce pipeline CI/CD (GitLab CI, GitHub Actions, Jenkins…).
    • Automatizza build, test, deploy, rollback.
    • Gestisce container (Docker), orchestrazione (Kubernetes), osservabilità (logging, metrics, tracing).
  • Cloud Architect
    • Definisce la strategia di adozione del cloud (IaaS, PaaS, SaaS, multi‑cloud, hybrid).
    • Sceglie servizi cloud, standard di sicurezza, modelli di rete e identity.
    • Collabora con security, compliance, finance, ecc…

2.4. Business continuity & disaster recovery

  • BC/DR Engineer / Specialist
    • Implementa soluzioni di backup, replica, failover, clustering.
    • Esegue test di recovery, documenta procedure di emergenza.
    • Gestisce piani di riavvio servizi prioritari, runbook operativi.
  • Business Continuity Manager / Disaster Recovery Planner
    • Analizza impatti di fermo servizi (BIA – Business Impact Analysis).
    • Disegna i piani di continuità e recovery (RPO, RTO, strategie di sito secondario).
    • Coordina test periodici con sistemi, rete, applicativi, management.

3. Dati, database, Business Intelligence

3.1. Database e dati operazionali

  • Database Administrator (DBA)
    • Installa, configura e mantiene DBMS (SQL o altro).
    • Gestisce backup, restore, tuning prestazioni, sicurezza a livello database.
    • Collabora con sviluppatori per query, indici, piani di esecuzione.
  • Data Engineer
    • Progetta e sviluppa pipeline di acquisizione e trasformazione dati (ETL/ELT).
    • Usa strumenti di gestione dati e di integrazione.
    • Si occupa di data lake, data warehouse, formati dati, qualità dei dati.
  • Data Architect
    • Definisce modelli dati, standard, flussi tra sistemi.
    • Disegna architetture di data platform (on‑prem, cloud, ibrido).
    • Lavora su data governance, catalogo dati, metadati.

3.2. Analytics, BI, Data Science

  • BI Developer / Report Developer
    • Crea report, dashboard, KPI con strumenti BI (es.: Power BI, Tableau, strumenti vari di visualizzazione dati…).
    • Traduce i requisiti di business in dataset e visualizzazioni.
    • Cura performance delle query, layout comprensibili.
  • Data Scientist
    • Analizza dati, costruisce modelli statistici e predittivi.
    • Usa linguaggi come R (se proprio costretto) o Python, librerie di machine learning (scikit‑learn, TensorFlow, PyTorch).
    • Lavora su feature engineering, validazione modello, interpretabilità.
  • Machine Learning Engineer
    • Trasforma i modelli in servizi in produzione.
    • Implementa e ottimizza pipeline di training, serving, monitoring.
    • Cura performance, scaling, versioning dei modelli.
  • MLOps Engineer
    • Automatizza l’intero ciclo di vita ML: dataset, training, deployment, monitoraggio drift.
    • Usa strumenti di CI/CD specifici per ML, feature store, model registry.
  • Head of Data / Chief Data Officer (in contesti grandi)
    • Definisce la strategia complessiva sui dati.
    • Imposta priorità, processi, ruoli (data owner, data steward).
    • Allinea progetti dati con gli obiettivi aziendali.

4. Intelligenza artificiale, ML, AI Engineering

  • AI/ML Researcher
    • Sviluppa nuovi algoritmi e modelli, pubblica paper, sperimenta architetture.
    • Tipico in centri R&D, università, grandi aziende tech.
    • Richiede forte preparazione matematica (ottimizzazione, statistica, algebra lineare).
  • Applied Machine Learning Engineer
    • Adatta modelli esistenti al contesto aziendale (fine‑tuning, retrieval‑augmented generation).
    • Integra modelli in applicazioni concrete (chatbot, raccomandazione, detection, forecasting).
    • (Chi si sta chiedendo dove sia finito “prompt engineering“, può andare dov’è andato anche il ragazzo).
  • Computer Vision / NLP Engineer
    • Specializzato in visione artificiale o elaborazione del linguaggio naturale.
    • Usa reti neurali profonde, transformer, modelli generativi.
  • AI Architect
    • Disegna l’architettura complessiva delle soluzioni AI.
    • Sceglie infrastruttura (GPU, cluster, servizi cloud), gestione dati, sicurezza.
    • Definisce pattern di integrazione AI nei processi esistenti.
  • AI Product Manager
    • Individua use‑case di AI, valuta fattibilità e ritorno.
    • Coordina team tecnici e di business, priorizza funzionalità.
  • AI Ethics / Responsible AI Specialist
    • Lavora su trasparenza, bias, privacy, conformità normativa.
    • Definisce linee guida etiche per uso di modelli e dati.

5. Cybersecurity (offensiva, difensiva, governance)

5.1. Sicurezza dei propri sistemi (difesa, simulazione attacco controllato)

  • Security Engineer / DF/IR / Security Analyst
    • Monitora eventi di sicurezza, gestisce incidenti (SOC – Security Operations Center).
    • Configura sistemi di sicurezza (SIEM, XDR, IDS/IPS, firewall, WAF).
    • Analizza log, rileva anomalie, propone remediation.
    • Interviene in caso di incidente di sicurezza.
    • Analizza artefatti digitali (es.: malware analysis, reverse engineering), ricostruisce la dinamica, preserva evidenze.
  • Penetration Tester / Ethical Hacker
    • Esegue test di attacchi su applicazioni, reti, infrastrutture.
    • Usa tecniche di attacco controllato per individuare vulnerabilità e verificare se siano “bucabili” e testare rilevamento e risposta.
    • Produce report con evidenze e raccomandazioni.
  • Application Security Engineer
    • Integra sicurezza nel ciclo di sviluppo software (DevSecOps).
    • Esegue code review di sicurezza, analisi statica/dinamica, threat modeling.
    • Definisce linee guida di secure coding.
  • Security Architect
    • Disegna l’architettura di sicurezza di sistemi, reti, applicazioni, cloud.
    • Definisce standard (zero trust, segmentation).
    • Coordina implementazione con team infrastruttura e sviluppo.
  • CISO / Security Manager
    • Responsabile strategia di sicurezza a livello aziendale.
    • Gestisce risk assessment, budget, piani di miglioramento, rapporti con il top management.
    • Cura policy, formazione, conformità (ISO 27001, NIS2, ecc.).

5.2. Operazioni cibernetiche militari/civili

  • [REDACTED/UNDISCLOSED]

6. UX/UI, prodotto digitale, interaction design

  • UX Designer (User Experience)
    • Analizza bisogni e comportamenti degli utenti.
    • Disegna flussi, wireframe, prototipi interattivi.
    • Conduce test di usabilità, interviste, A/B test.
  • UI Designer (User Interface)
    • Cura l’aspetto visivo: layout, colori, tipografia, icone.
    • Crea design system, librerie di componenti riutilizzabili.
  • Interaction Designer / Service Designer
    • Progetta l’interazione complessiva tra utente e sistema/servizio.
    • Va oltre lo schermo: processi, touchpoint, customer journey.
  • UX Lead / Design Manager
    • Coordina il lavoro dei designer.
    • Allinea UX/UI con la strategia di prodotto e con i vincoli tecnici.
  • Product Manager / Product Owner
    • Definisce cosa va costruito e perché.
    • Traduce esigenze di business e utenti in backlog di funzionalità.
    • Prioritizza, coordina team di sviluppo, misura il successo del prodotto.

7. Qualità, test, affidabilità

  • QA Engineer / Test Engineer
    • Progetta ed esegue test funzionali, di integrazione, regressione, performance.
    • Scrive test automatici (unit test, integration test, end‑to‑end).
    • Segnala bug, verifica fix, mantiene suite di test.
  • SRE (Site Reliability Engineer)
    • Lavora sulla affidabilità dei servizi in produzione.
    • Definisce SLO/SLA, monitora error budget.
    • Automazione, osservabilità, incident management, analisi post‑mortem.
  • QA Lead / Test Manager
    • Definisce strategia di test per progetti/organizzazione.
    • Gestisce team QA, processi, strumenti, metriche di qualità.

8. IT Service Management, supporto, operations

8.1. Supporto tecnico e helpdesk

  • Help Desk / Service Desk Analyst
    • Primo punto di contatto per problemi IT degli utenti.
    • Risolve ticket di livello 1 (password, accessi, problemi noti).
    • Inoltra ai livelli superiori quando necessario (fino al livello in si può arrivare a reparti specifici, non più helpdesk).
  • Field Engineer / On‑site Support
    • Interviene fisicamente su postazioni, apparati, sale server.
    • Installa hardware, configura dispositivi, sostituisce componenti guasti.
  • Service Manager / IT Operations Manager
    • Gestisce i processi ITIL (incident, change, problem, asset management).
    • Coordina team di supporto, sistemi, rete.
    • Monitora SLA, qualità del servizio, miglioramento continuo.

9. Consulenza, analisi, governance IT

  • Business Analyst / IT Analyst
    • Analizza processi aziendali, requisiti funzionali e non funzionali.
    • Scrive specifiche per i team di sviluppo o software selection.
    • Fa da ponte tra utenti di business e tecnici.
  • ERP Consultant / Functional Consultant
    • Specializzato su piattaforme ERP (SAP, Oracle, Microsoft Dynamics…).
    • Configura moduli, parametri, processi, integrazioni.
  • IT Manager / CIO
    • Definisce la strategia IT complessiva.
    • Coordina persone, budget, progetti.
    • Allinea IT e strategia aziendale.
  • IT Governance / Compliance Specialist
    • Si occupa di normative, standard, audit (es. GDPR, ISO, framework e regolamenti vari).
    • Definisce policy, procedure, controlli.
  • Technical Consultant / Presales Engineer
    • Supporta la vendita di soluzioni tecniche (demo, PoC, risposte a RFP).
    • Traduce esigenze del cliente in proposte architetturali.

10. Ricerca, accademia, R&D industriale

  • Ricercatore “puro”
    • Conduce ricerca teorica o applicata (algoritmi, sistemi, AI, reti, sicurezza…).
    • Pubblica articoli, partecipa a conferenze, progetti nazionali/internazionali.
  • R&D Engineer/Specialist
    • In azienda, lavora su progetti innovativi (nuovi prodotti, prototipi).
    • Spesso integra conoscenze di più ambiti: software, hardware, AI, UX.
  • R&D Manager
    • Coordina i progetti di ricerca aziendali.
    • Gestisce roadmap tecnologica, partnership con università/centri di ricerca.

Come scegliere e come prepararsi?

Valgono le stesse considerazioni generali che ho già scritto in passato, ad esempio:

Nel caso specifico delle professioni di sicurezza informatica, posso eventualmente entrare moltissimo nello specifico, fare da mentore e offrire servizio di “mock interview” (simulazione colloqui).

Per tutto il resto… faites vos jeux, buona scelta!

Parte di sinistra: disegnato con sistemi di intelligenza artificiale generativa. Mappa “renderizzata” con Obsidian.

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