In estremo ritardo, ecco il resoconto (di una parte) del materiale (in realtà immateriale) che ho consumato nel mese di aprile 2026.
LIBRI
Finalmente riuscito a ridurre (benché non drasticamente) la frequenza di lettura, che nei primi tre mesi di quest’anno aveva superato il muro di un libro al giorno. Sono stati comunque troppi (18 in 30 giorni, quindi comunque più di un libro ogni due giorni), sto lavorando per ridurre questo tasso.
Manuale di un monaco buddhista per liberarsi dal rumore del mondo, Shoukei Matsumoto, spiritualità buddhista e serenità, 2013
Non mi esprimo sulla traduzione italiana del titolo, che definirei clickbait, perché (no spoiler) l’autore avvisa subito che il principale rumore è nella nostra testa (come dice il titolo inglese “A Quiet Mind: Buddhist ways to calm the noise in your head“), più che nel mondo. Parte subito dal dire che anche nel periodo Edo c’era rumore, ma era un rumore diverso rispetto a quello di oggi. In perfetta tradizione orientale: calmare il rumore è un percorso arduo, ma il più bel fiore di loto nasce dal fango.
Volendo provare a lanciarmi in un riassuntazzo dell’opera, a parole mie: possiamo eludere la pubblicità all’esterno, ma non possiamo installare un “adblock” per quello che ci arriva da de-dentro (cit.), come i pensieri derivanti dal pensare alla collera; non è necessario recarsi su un monte isolato, si può partire dal non cercare incessantemente di distrarci, dal non cercare sempre di anestetizzarci anziché vivere il momento presente, di non rifuggire l’idea che abbiamo il 100% di probabilità di morire. Vengono presentate tecniche per limitare/ridurre il rumore, per calmare un animo inquieto, partendo dalla concentrazione sul respiro (per i concetti di “respirare” e “vivere”, in giapponese antico, si utilizzava la stessa parola), passando per l’importanza della natura e delle relazioni, arrivando alla pratica di qualcosa di bello e magari anche utile. Seguono tanti consigli pratici per ottenere la forza di non venire disturbati, che potrei quasi definire complementari ai concetti espressi in libri come “Flow” (del fu Mihaly Csikszentmihalyi) o “Deep work” di Cal Newport.
Un libro che dimostra (se ancora ce ne fosse bisogno) che il buddhismo non è un insieme di concetti spirituali avulsi dal mondo pratico. Lettura fortemente consigliata.
Perché dobbiamo fare più figli, Piero Angela, demografia e crisi natalità, 2022
Ho più volte espresso la mia grandissima ammirazione per questo autore, famoso divulgatore che ha permesso a più generazioni di avvicinarsi alla scienza, molto meglio di quanto provi (spesso con discutibili risultati) la scuola italiana (la scuola che spesso reincarna lo schifo di Benedetto Croce verso le materie matematiche e “pratiche”), per non parlare della maggior parte delle famiglie. Devo tuttavia, per onestà intellettuale, esprimere la mia delusione verso quest’opera, in cui ritengo che il buon giornalista torinese sia stato mal consigliato. Ci sono diverse considerazioni, di carattere economico e sociologico, ma non solo, che evidenziano una carente visione di sistema e una limitatissima analisi di secondo ordine, per non parlare di derive che sembrano molto più ideologiche che pragmatiche. Taglio corto dicendo che NON ne consiglio, per favore leggete altri libri dell’autore, ne ha scritti di bellissimi (che potete trovare descritti in miei precedenti WILL).
Talking heads, Alan Bennett, monologhi drammatici TV, 1988
Qui poco da dire, se non che può essere abbastanza interessante per chi vuole conoscere o approondire il modo britannico di vedere le cose e di descriverle quando si prova a togliere quel classico velo di ipocrisia e finto perbenismo che permea quella società per alcuni aspetti ancora molto vittoriana. Non un capolavoro, ma qualche pagina per trascorrere un po’ di tempo con una lettura insolita.
Stai zitta, Michela Murgia, anti-pensiero critico in “saggio” fantasioso sul linguaggio violento, 2021
Qui devo trattenermi parecchio, perché la “fanbase” dell’autrice è “leggermente” vendicativa verso chiunque non veneri la propria beniamina, come si può vedere dai continui attacchi verso chi esprime criticità di qualunque tipo nei confronti di una donna che ha più volte apertamente manifestato il suo punto di vista sessista e misandrico (ricordiamo, tra le tante affermazioni, quella per la quale tutti i maschi nascono con una specie di peccato originale – mi si perdoni il paragone, considerato che lei stessa era paradossalmente cattolica – scrivendo testualmente: “Nascere maschi in un sistema patriarcale e maschilista è un po’ come essere figli maschi di un boss mafioso”… mi son più volte chiesto come possa sentirsi, nel leggere una simile offesa, il figlio maschio di un servitore dello stato vittima di mafia, ma per fortuna poi mi ricordo che lei ha specificato “in un sistema patriarcale e maschilista”, quindi decisamente non sta parlando dell’Italia, forse si riferiva a qualche paese a forte caratterizzazione islamica). Separando comunque l’autrice dall’opera, considero questo libro una monnezza incredibile, una distorsione della realtà e una descrizione parziale proprio da manuale di propaganda (che del resto è ciò che si è rivelato il femminismo negli ultimi decenni).
Viene posto l’esempio di una giornalista (Concita D.) interrotta da quello che per le anime belle è il sempre brutto e cattivo villain (un politico di nome Ignazio), “dimenticando” che la stessa giornalista citata interrompeva Pietro Senaldi che stava rispondendo alle sue domande sul tema di Nilde Iotti, persino in una coalizione femminile in cui la conduttrice del programma interrompeva tutto ciò che il maschio cattivone osava terminare. Quindi ora scriviamo un libro chiamato “Stai zitto”? Per gli amanti del pensiero critico è evidente che, come avviene per lo stesso concetto del cigno nero, una volta trovato anche un solo caso (e mi son bastati due minuti di ricerca) contrario alla propria tesi assoluta, la tesi debba essere invalidata; a questo, aggiungiamo il solito doppio standard per il quale se a subire attacchi è un uomo… anche sticazzi, mentre a parti inverse si può partire con manifestazioni da piangina per giorni. Scrive che, se sei attrice o cantante e parli di migranti o cambiamento climatico, ti dicono di star zitta e pensare a cantare o recitare – ma le critiche sono esclusiva femminile? Si lamenta che le donne vengono offese paragonandole ad animali, come le galline, ma evidentemente non ha mai sentito nessuno in vita sua dare ad un uomo del maiale o dell’orso.
E di esempi specifici potrei scriverne per pagine, ho tutto annotato nel mio archivio di appunti (da cui estraggo una piccola parte di spunti che riporto qui), questo libro è davvero un insulto all’intelligenza umana. Tanto che ho una mia personale metrica: quando una persona mi dice che stima Michela Murgia, per me finisce nel mio raggruppamento mentale popolato (spesso con forte sovrapposizione) da chi crede in fantasie varie, come il “gender pay gap a parità di mansioni/responsabilità” o l’oroscopo.
Non fosse chiarissimo, basterebbe già solo la frase per squalificare l’intero libro: “”Vuoi sempre avere ragione”, come tutti: quado discutiamo per difendere una posizione, chi vorrebbe avere torto?”. Ecco, appunto: lo spirito critico imporrebbe un approccio da “scout” (rif. “The scout mindset” di Julia Galef – che tra l’altro è una donna, nel caso qualche sessista ancora dia importanza al sesso di chi scrive, io personalmente no, a meno che non si tratti di casi estremamente limitati e specifici), qualcosa che aveva descritto (am)abilmente Cartesio nel suo “Discorso sul metodo”; ma le anime belle c’hanno la verità in tasca, che je frega (“je” in romanaccio, non in francese) de ragiona’? La tecnica preferita in libri (o, come ironizzano autori sagaci come Piergiorgio Odifreddi, “oggetti di carta”, non chiamiamoli libri) come questo è la “montagna di merda”: sparare così tante stronzate annidate che diventa impegnativo controbattere, anche perché la gente semplice prende la pillola IM di Maccio Capatonda, non ha voglia di utilizzare più del 2% del cervello. E quindi già l’immagino, il lettore medio nel target di questa porcheria, esclamare “è vero, come dice Murgia, che la gente chiama “Giorgia” al posto di Meloni!”, senza far caso al fatto che è stata proprio la diretta interessata a presentarsi più volte in quel modo, ma soprattutto dimenticando che per decenni qualcuno, a pari condizioni, sia stato chiamato “Silvio”; ma questo richiederebbe troppo sforzo cerebrale ed ammettere che questo vittimismo a tutti i costi, persino quando è evidente che un certo gruppo “minoritario” sia anzi avvantaggiato, ha davvero stancato. Vediamo come evolverà la situazione, mentre leggo che la regione Toscana ha deciso pochi giorni fa di stanziare soldi pubblici in un bando con la quota 50% riservata a donne, omosessuali, transessuali, “non-binari”,… insomma, come sostengo da tempo: al posto del trenino di lettere LGBTXYZ, tanto vale scrivere direttamente “-H” (o in italiano: “-E”, tutti fuorché etero, soprattutto se maschi e quindi, in quanto tali, tossicissimi già dall’asilo).
I miei appunti su questa “opera” superano le 3.400 parole, ma non v’ammorbo oltre, penso sia evidente di quale obbrobrio stiamo parlando; non leggete e non fate leggere tale schifezza.
L’ho uccisa perché l’amavo. Falso, Loredana Lipperini e Michela Murgia, anti-pensiero critico in “saggio” ideologico, 2013
Anche in questo caso, una lettura che può nuocere al pensiero critico e alla salute di chi non è avvezzo è lunghe sequenze nonsense.
Il libro parte dall’assunto che i “femminicidi” “sono divenuti un fenomeno tremendamente endemico nel nostro paese”. Già su questa affermazione avrei potuto interrompere, scegliendo se con una grassa risata o un’imprecazione alla Germano Mosconi. Invito poi il lettore a verificare che tali omicidi chiamati fantasiosamente “femminicidi” (perché, in perfetto stile Orwelliano, tutti i sessi sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri, in barba alla costituzione italiana che parla di neutralità in base al sesso) siano circa una decina all’anno: spiace ovviamente per le vittime e i loro cari, ma da qui a definire il fenomeno “tremendamente endemico” ce ne passa, altrimenti chiamiamo così anche il fenomeno delle morti da fulmine, che ha all’incirca una simile incidenza. Anche quest’altro libro sessista è intriso di bias e fallacie logiche, per non parlare dello stile di scrittura che tanto piace a una certa parte di lettori “petalosi”. Peccato che, anche qui, non si dica come gli stessi problemi esistano anche a parti invertite, ma che in Italia provare anche solo a parlare di vittime maschili comporti ostracismo o gogna mediatica. Si raggiungono anche vette di alta cultura, commentando il brano “Cleptomania” degli Sugarfree, colpevoli di cantare “Voglio averti mia”, ma dimenticando l’esistenza di “tormentoni” come quello che recitava: “Datemi un martello*, Che cosa ne vuoi fare?, Lo voglio dare in testa, A chi non mi va, eh eh eh, A tutte le coppie, Che stano appiccicate […] Un colpo sulla testa, A chi non è dei nostri, E così la nostra festa, Più bella sarà” (no, non è l’inno di un raduno di una frangia estremista di incel redpillati, ma un famosissimo brano di una cantante… sì, una cantante donna) – in cerca di riferimenti più recenti, si può ascoltare il brano rumeno in gara quest’anno all’Eurofestival: “Choke Me” (ripetuto oltre venti volta dalla cantante, donna anche in questo caso… forse sarà “un’ancella del patriarcato” che ha “interiorizzato il maschilismo”).
*A proposito di martello, curioso come la notizia “Martellata in testa al compagno che voleva lasciarla, arrestata a Sassari“, del 2 luglio (tre giorni fa, al momento in cui sto scrivendo, tanto per fare un esempio recentissimo) sia nascosta in cronaca locale, come anche gli omicidi di uomini da parte di donne, ma ehi: continuiamo pure a dire che la violenza è solo operata verso donne da parte di uomini, da “decostruire e rieducare” – questo doppio standard incredibilmente sessista ha veramente stufato, per fortuna non vivo più in Italia da prima delle grandi stronzate sessiste tipo “legge sul femminicidio”. Prima o poi magari pubblicherò un lungo ed estremamente dettagliato/argomentato articolo, come seguito di Vittime di genere, nella speranza che possa aiutare qualcuno a notare meglio questo allucinante modo di far “due pesi, due misure”, unito ad una grandissima parzialità, da parte di anime belle particolarmente sbadate, che dimenticano di vedere tutto ciò che non appaga il loro bias di conferma, in un accuratissimo cherry-picking, fomentato da istituzioni (compresi carrozzoni comunitari dell’unione europea) che stanziano fondi solo per un genere – a chi dovesse dire (argomento peraltro neppure tanto vero) che le vittime di violenza siano molto di più in un genere, allora proponiamo di stanziare fondi solo quando le vittime di infortunio sul luogo di lavoro sono uomini, giacché i morti sul lavoro sono circa il 90% uomini. Chiudo qui la parentesi e concludo sul libro.
Durante la lettura, si leggono falsità che non possono non suonare incredibilmente ridicole, come “alla donna viene associato un minor valore umano” (e dev’essere proprio per questo che è considerato normale dire “prima le donne e i bambini”, dato che nel mondo reale l’unico a non ricevere emparia è il maschio adulto… in Italia direi il maschio dai 14 anni in su, perché è quella l’età in cui un figlio viene espulso dal centro antiviolenza in cui era ricoverato con la madre).
In questo caso, nei miei appunti leggo meno di 3.000 parole, ma la conclusione è la medesima: non leggete e non fate leggere tale schifezza.
Rivelazioni, Massimo Polidoro, saggio, 2014
In un’epoca in cui ci sono informazioni quasi ovunque ed il nostro comportamento è accuratamente spiato ed analizzato tramite dispositivi elettronici, i “segreti” restano seducenti, come dimostra la vendita di 80 milioni di copie del mediocre “Codice Da Vinci”, un libro che parlava di diffondere segreti su chiesa e altro. Questo libro, in cui finalmente si torna ad usare la ragione rispetto ai due pseudo-saggi di cui ho scritto prima, indaga le origini del cospirazionismo e complottismo; a volte, i danni sono tangibili: l’autore parla, per esempio, del pretesto del protocollo dei savi di Sion preso da Adolf Hitler per attuare un piano di sterminio verso milioni di ebrei, una tesi che continua a rinascere ogni volta, come se continuassero a spuntare manuali tolemaici anti-copernicani. Si citano diversi casi, dalla paranoia di Stalin, al caso JFK (col filmato dell’assassinio girato da un sarto cineamatore, poi analizzato sulla base dell'”effetto jet” scoperto dal premio Nobel per la medicina Luis Alvares), ma c’è spazio per tutti, anche per extraterresti e soprattutto le famose leggende sulle strane morti di alcuni VIP, compresi i casi in cui si ipotizza che siano scappati e dati per morti oppure al contrario morti e rimpiazzati (nel caso di Paul McCartney, gli stessi Beatles – sapute le voci – si divertirono a inserire scherzi e “indizi”). Massimo Polidoro continua con possibili enigmi neui dipinti, misteri di santi, sangue di Gesù, santo Graal, misteri di Leonardo Da Vinci e così via, ma ciò che rende il libro interessante non è tanto un mero elenco dettagliato di “stravaganze” credute, quanto il suo andare alla base dei meccanismi sottostanti che portano a creazione e propagazione di questi miti e falsi storici (tra cui, a proposito, si citano quelle mezze-bufale su cintura di castità e ius primae noctis), con un occhio di riguardo anche verso i bugiardi patologici.
Particolarmente apprezzate, a fine libro, le “10 regole per indagare un mistero”, un decalogo che darei quasi per scontato per chi davvero cerca di applicare pensiero critico anziché bersi le peggio panzane.
Libro particolarmente consigliato a chi è appassionato di casi pratici di implementazione di ragionamento scientifico su “fatti” storici (giunti distorti) e leggende metropolitane.
La tempesta imperfetta, BarbascuraX e Luca Perri, saggio per ragazzi su scienza e clima, 2022
Collegato in qualche modo al precedente, ma in questo caso i due divulgatori scientifici si focalizzano molto meno su fatti storici e molto più su aspetti scientifici: dopo una parte introduttiva che spiega (in uno stile che – soggettivamente – mi piace molto meno, ma probabilmente rivolto ad un pubblico molto giovane, col lodabile intento di avvicinare giovanissimi al pensiero critico) perché “siamo fatti così male”, partendo da Russell e Kahneman per poi elencare i principali bias, i due autori presentano diversi temi che per tantissime persone risultano particolarmente controversi. Dall’inesauribile complotto sull’allunaggio (capitolo in cui si analizzano anche le varie lamentele sugli investimenti spaziali), si parla di OGM (concetto giuridico, più che scientifico) in una nazione (l’Italia) malata di chemofobia (e di grandi ritardati mentali in merito ne ho conosciuti tanti, compresa una mia “insegnante” di italiano a scuola… gente totalmente ignorante che dovrebbe essere bandita dai luoghi dell’insegnamento), ma nche di vaccini (dai detrattori nel clero, alla strumentalizzazione economicamente motivata del “provocano autismo”, fino alle recenti idiozie ascoltate da una parte e dall’altre durante la pandemia da CoViD-19).
Anche tanto altro, temi trattati in video dei due autori (ma qui strutturati per essere fruibili come libro) come le riviste predatorie, considerazioni su petrolio e anidride carbbonica, mercanti del dubbio (di sigarette e non solo), anche se spesso ci si sente sopraffatti (come mi son sentito ad esempio nel leggere i due libri “femministi” prima commentati) al cospetto della “teoria della montagna di merda” (argomento su cui aveva scritto Uriel Fanelli almeno nel 2010). Un plauso a chi si “immola” nel fare debunking, spendendo tanto tempo nello smontare, pezzo per pezzo, montagne di stronzate
Un libro abbastanza “denso”, come quello di Polidoro e che, ugualmente, consiglierei – solo che in questo caso
Sette brevi lezioni di fisica, Carlo Rovelli, saggio di fisica, 2014
Libro (o meglio, nel mio caso: fruito come audiolibro narrato dalla voce dello stesso autore) su cui onestamente nutrivo aspettative “medie”, comunque disattese. Parte con una nota autobiografica, sul suo “bighellonare” da giovane in età da scuole superiori, da cui dice d’essersi disiscritto, per poi appassionarsi alla fisica, dopo esser entrato in contatto con la teoria delle relatività generale. Sperando di non attirarmi lo sdegno dei seguaci di Rovelli (ma anche Estiqaatsi dei sostenitori pensa che possono pensare quello che vogliono, cit. adatt.), l’ho trovato un libro a dir poco mediocre, soprattutto se l’intento era quello di mostrare la meraviglia della fisica e non invece di quanto l’autore trovi meraviglia nella fisica – la differenza è sostanziale. Buttare lì un’equazione di campo di Einstein, senza spiegarla, anzi dicendo che il suo lettore/ascoltatore non potrà di certo decifrarla, porta solo – a mio modesto parere – ad allontanare le persone dalla scienza, contribuendo a veicolare il messaggio che sia qualcosa di inarrivabile, ristretta ad un manipolo di persone bizzarre che trafficano con esperimenti ed equazioni. Quanti, architettura del cosmo, particelli, “grani di spazio”, probabilità e tempo… e in tutti questi argomenti riesce persino nell’impresa di ripetersi (in particolare, su tempo, calore e probabilità), in un libretto così breve che avrebbe forse potuto strutturare molto meglio, ma evidentemente io non rientro nel suo target.
NON consigliato, piuttosto leggete un libro di Piero Angela (che, seppur giornalista, sapeva spiegare la scienza e soprattutto appassionare, molto molto meglio) o altri libri di divulgazione di fisica di cui ho scritto nei precedenti WILL, ce ne sono di belli e davvero notevoli.
Le mie invenzioni, Nikola Tesla, autobiografia e invenzioni, 1921
Cosa dire dell’autobiografia di questo genio, che giustamente la sua Serbia considera una grandissima figura di spicco (come personale nota di colore: ho smesso da tempo di collezionare monete e banconote, da “ex-bambino appassionato di numismatica” (dall’epoca pre-euro), tuttavia conservo la banconota da 100 dinari serbi, da uno dei miei viaggi da quelle parti, proprio perché vi sono raffigurati Tesla e la definizione dell’omonima unità di misura, pari a 1 Weber su metro quadro… ma la smetto con quest’idolatria da ingegnere, vorrei solo che la maggior parte della gente non pensasse ad una nota fabbrica di automobili quando viene detto “Tesla”).
Oltre all’interessante racconto di come sia arrivato ad ipotizzare e realizzare importanti invenzioni (allenato dall’età di 17 anni in profondi esperimenti di pensiero e nell’ideazione/progettazione già a mente, prima che in laboratorio), in questo libro emerge anche il suo modo di pensare, quello di un uomo incline a moderazione e controllo, anche se non favorevole al proibizionismo di alcool nella sua nazione (sosteneva che té e caffè facessero più danni dell’alcool). Durante una seria malattia giovanile, approfittò per leggere prendendo in prestito libri dalla biblioteca pubblica, che era messa così male che gli chiesero una mano a catalogare – racconta come siano stati forse i romanzi di Mark Twain a farlo guarire. Dalle sue descrizioni di se stesso, emerge il quadro di una persona con una sensibilità (anche sensoriale) non comune, racconta della sua ossessione per lo studio, che lo impegnava dalle 3 di mattina alle 11 di sera, ottenendo il plauso dei professori, che dicevano che i voti massimi non erano abbastanza per poterlo valutare, ma suo padre non si mostrava entusiasta: solo alla sua morte, Nikola Tesla scoprì un pacco di lettere ricevute dai professori che consigliavano al genitore di disiscriverlo dalla scuola o ne sarebbe morto. Invidiava Voltaire che era riuscito a scrivere “100 libri fitti, bevendo 72 caffè al giorno” (in questo passo, mi son venute in mente due scene di opere dello stesso creatore, Matt Groening: i Simpsons, in cui Homer scopre l’invidia di Thomas Edison per Leonardo Da Vinci, ma anche Futurama, con Fry dopo 7.000 caffé… no quello era Alex Britti, in Futurama erano 100).
Un inventore che rimarcava che “Le meraviglie di ieri sono oggi cose comuni” (concetto riportato poi anche nel “Manifesto di Unabomber”, che ho commentato in passato). Scriveva di “non andare mai in vacanza dal mio lavoro, facendo come i negri che quando sono stanchi semplicemente si addormentano, mentre i bianchi si preoccupano”, era fermamente convinto dell’esistenza di una legge di compensazione, tale da ripagare gli sforzi fatti nel duro lavoro. Pragmatico, ma anche con un grande senso morale per la collettività, scriveva della preoccupazione che una potente fonte d’energia, ad esempio sfruttando l’atomo, potrebbe portare a discordia e instaurazione regimi, che quindi fosse importante sviluppare qualcosa di utile per tutti, come sperava per il suo distributore/trasmettitore senza fili. Era convinto che potenti mezzi di trasporto e telecomunicazioni avrebbero potuto portare la pace, però minata da egoismi nazionali e fame di altre risorse.
E, come tanti dopo di lui (tra cui Carl Sagan, che ci ha scritto un intero grande libro poco prima di morire), metteva in guardia sul fatto che troppa gente, più della metà, ancora crede a forze psichiche e telepati, ogni invididuo si aggrappa alla fede anziché cercare verità nei fatti della scienza.
Non sono un forte amante di autobiografie, ma questa merita assolutamente.
Il bar sotto il mare, Stefano Benni, raccolta di racconti, 1987
Biologia della gentilezza, Daniel Lumera e Immaculata De Vivo, salute e filosofia di vita, 2022
Musicofilia, Oliver Sacks, musica e cervello, 2007
Lettera sulla felicità, Epicuro, filosofia e felicità, IV secolo a.C.
Nagomi, Ken Mogi, filosofia giapponese sull’armonia, 2023
Abbiamo perso l’anima, Raffaele Morelli, psicoterapia, 2025
Il metodo Ongaro, Filippo Ongaro, medicina preventiva, 2022
I segreti della mente milionaria, T. Harv Eker, psicologia della ricchezza, 2008
Avevo già terminato la mia quota trash mensile dopo aver letto i due pseudo-saggi femministi, ma ho deciso di percorrere un miglio extra, leggendo questo, uno dei tanti libri in cui si cerca un minimo comune multiplo nei pensieri ricchi, che tanto piace a chi fa “modellazione PNL”, pensando che possa influire quasi al livello della visualizzazione, in stile “Il segreto”, condito con tutta la fuffa di comunicazione verso altri e se stessi. Questa ricerca (potremmo dire un pattern ricognition) analzzando persone “di successo” (posto che ovviamente per simili autori il successo si misura con una sola metrica, quantiicabile in soldi) mi ha vagamente ricordato Covey e noti autori di best-seller di “auto-aiuto”.
Frasi come “Il vostro reddito può crescere solo nella misura in cui crescete voi” (come se lì fuori non sia pieno di “scammoni” che si arricchiscono pur essendo persone piccole piccole, altro che il borghese interpretato da Alberto Sordi), scritte da un ammiratore di Donald Trump e Robert Kiyosaki, che di tanto in tanto indugia nel flexare la propria grande ricchezza (non si sa se per generare un senso di autorevolezza mista a invidia o per ingolosire potenziali clienti dei suoi corsi che, a suo dire, permette di diventare ricchissimi).
Libro adatto forse a chi ha bisogno di leggere “parabole” come quella di una donna che cucinava sempre bistecche piccole, ma soltanto perché possedeva esclusivamente una padella piccola… e a chi trova grande saggezza nella lettura di banalità miste ad affermazioni riportate senza citare gli autori. Sul serio, risparmiatevi questa roba – non siamo ai livelli di autori come M. J. De Marco, ma resta comunque una complessiva inutile perdita di tempo.
Una vita ben spesa, Massimo Polidoro, scienza filosofia e senso della vita, 2025
Il riferimento è ad una frase di Leonardo da Vinci, spesso ripetuta anche da Piero Angela: “Sì come una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita ben spesa dà lieto morire”. Altro libro che ci ricorda quanto sia importante il pensiero scientifico. Tante citazioni, ricordando il pensiero di Bacone e Da Vinci, che perculavano i filosofi perché questi preferivano andare avanti a speculazioni e miti antichi, quindi ad esempio ipotizzavano quanti denti ha un cavallo, fino a quando qualcuno decide di andare a guardare. In società sane, instillare il dubbio dovrebbe essere una pratica sana, partendo dall’insegnare ai bambini a ragionare con spirito critico, in un’epoca in cui la maggior parte della gente crede che basti una controllata su Google o ChatGPT per verificare o confutare qualcosa.
L’autore ci ricorda che la scienza è un processo, non un cassettino in cui trovare risposte definitive pronte, è uno strumento per meglio capire la natura, attraverso verità parziali e temporanee (potremmo dire attraverso un aggiornamento incrementale bayesiano), stando comunque attenti a quegli scienziati che distorcono la scienza.
Apprezzabili i “10 pilastri della scienza”, l’importanza della “scintilla” della curiosità, “guardare con occhi nuovi” come diceva Leonardo (e come diciamo qui, su “Different Glasses” ;)), l’umiltà del dubbio, il senso di meraviglia e l’istinto della scoperta (portando come esempio Darwin, che è noto anche per aver scritto su un foglio di carta i pro e i contro di sposarsi, per prendere una decisione in merito). Si dà spazio anche al potere dell’immaginazione (in tal caso, portando come esempio Einstein), ricordando che non tutto è relativo.
Libro consigliato.
CORSI
A life with ADHD, Université de Gèneve
Uno dei rari casi in cui l’università di Ginevra presenta un corso in lingua inglese. Dopo una breve storia sul identificazione e classificazione di questo disturbo, il corso parte con i possibili sintomi da tenere in considerazione durante infanzia, adolescenza ed età adulta. Sono presenti le linee guida per l’intervento, da un punto di vista psicoterapeutico e farmacologico (trattamenti con stimolanti e non-stimolanti, anche accenno su integratori), oltre che considerazioni su attrazione/dipendenza da schermi e videogiochi, soprattutto viene considerato il contesto familiare e scolastico. Ovviamente non è equiparabile ad un’intera specializzazione post-laurea, ma la trattazione è densa e ben strutturata, assolutamente consigliato per chiunque voglia saperne di più e sfatare miti diffusi, in un’epoca in cui ci si “informa” tramite brevi video su TikTok; il professor Martin Debbané (e il suo staff) resta una garanzia su queste tematiche.
FILM E SERIE
La prima volta di Jennifer, Paul Newman, drammatico/romantico, USA, 1968
Primo film del regista, che tra l’altro dirige la moglie come protagonista. Una storia che non possiamo definire originalissima, ma si può perdonare dato che il film è in effetti degli anni ’60. Un’insegnante delle elementari, fervente seguace di un gruppo religioso, nubile e sessualmente repressa; un suo amico d’infanzia ritorna in città e qui la trama è facilmente prevedibile, tuttavia per qualcuno può valere il suo tempo, per notare lo stile dell’epoca, che regala anche qualche scena interessante (anche ad esempio nelle dinamiche del santone in chiesa e dei suoi adepti).
Cane e gatto, Bruno Corbucci, commedia/crime, Italia, 1983
Bud Spencer e Tomas Milian, diretti da Bruno Corbucci in quel di Miami. Anche se IMDB non gli dà la sufficienza, secondo me è abbastanza godibile, senza troppe pretese.
Extralarge [S], Enzo G. Castellari, azione/detective, Italia/USA, 1991
Un poliziesco (da non confondere con poliziottesco) in cui Bud Spencer interpreta un investigatore privato ed ex agente di polizia (con cui mantiene ancora rapporti amichevoli). Non il più indimenticabile lavoro del grande (in tutti i sensi) Bud, ma il telefilm (nome con cui chiamavamo le “serie” qualche decennio fa) vinse anche un Telegatto come migliore telefilm italiano; adatto come commedia leggera per qualche pomeriggio uggioso.
Divorzio all’italiana, Pietro Germi, commedia, Italia, 1961
Una Stefania Sandrelli 15enne con un Mastroianni non giovanissimo. Il tema di per sé non è così originale, ma è possibile notare che qui è chiaro che il delitto d’onore valeva anche quando era la donna ad uccidere l’uomo, anche se in Italia una certa parte progressista stordita da quella malattia mentale sociale nota come femminismo sembra non saper lèggere che l’art. 587 parlava di “chiunque” cagionava la morte, non restringeva l’attenuante ai soli uomini.
Green Border, Agnieszka Holland, drammatico/politico, Polonia/Francia/Germania, 2023
Ammazza che monnezza di propaganda islamofila contro il proprio stato; la regista è stata accusata da esponenti del governo polacco (tra cui il ministro della giustizia) di aver diffuso un’immagine pessima della Polonia, nazione a cui invece gli stati europei dovrebbero essere grati, per il blocco dell’invasione illegale di persone che abbracciano culture poco compatibili. A dir poco vergognoso il finale che confronta senza contesto l’accoglienza degli ucraini (resa caricaturale con la priorità data ad una rifugiata ucraina coi pappagallini che soffrono il freddo); tra l’altro guardacaso gran parte degli islamici tanto amati dall’animabella della regista so’ giovani maschi, mentre gli uomini ucraini non attraversano il confine perché restano a difendere la propria nazione (e spesso non per scelta libera). Può essere interessante guardarlo per vedere quanto faccia schifo la propaganda (a prescindere dalla fazione), in tal caso utile per capire come vedono il mondo gli utili idioti dell’empatia suicida.
I 3 giorni del Condor, Sydney Pollack, spionaggio/thriller/politico, USA, 1975
Famoso adattamento dal romanzo “I sei giorni del Condor” di James Grady (avevo visto così tanti anni fa che me n’ero quasi dimenticato). Già potremmo amarlo dal fatto che il protagonista venga pagato per leggere libri e articoli, che poi in realtà si scopre essere legato ad attività OSINT. Non aggiungo altro per non rovinare la fruizione, da vedere.
MUSICA
LoveDrop, Pop Rock, Italia, 2022-.
Gruppo scoperto tramite Marco Arata (“Mark The Hammer”), che ringrazio per il suo valido contributo alla scoperta di gruppi musicali, che gli mandano segnalazioni, una regione per volta. La cantante mi ricorda a tratti P!nk (o almeno la sua versione più punk), ma il gruppo è decisamente rock (e mi piace). Attenzione nel cercare il loro nome sui motori di ricerca, magari aggiungere “music” accanto al loro nome. Anche se nel brano che segue, a 2:27, più che altro immaginavo Pink cantare negli Arch Enemy :D.
Hand of Juno, Industrial Metal, Italia, 2021-.
Come sopra, altra band veneta scoperta tramite lo stesso video di Mark The Hammer. Astenersi orecchie fragili.
XIII Nights, Synthwave/Synthpop, Italia, 2024-.
Sempre tramite Mark The Hammer (prometto è l’ultimo di questa serie), ho RI-scoperto questo progetto di Matteo Berto (nel senso che in passato avevo ascoltato un brano, “Ocean Alley”, ma distrattamente mentre ascoltavo altri brani dello stesso genere, probabilmente tra quelli del canale “Moebius FM”). Alcuni li ascolto “mentre faccio cose”, aiutano nel “flow” per alcune categorie di attività.
Qui, comunque, una collaborazione con “I am Boleyn”:
Yehezkel Raz, Downtempo Soundscapes, Israele, 2018-.
Musica “meditativa”, a volte “emozionale” e a volte più tranquilla (o che Brian Eno avrebbe anche definito, come ha intitolato un proprio album, “per aeroporti”). Scoperto mentre esploravo un po’ di brani, sono abbastanza sicuro che “sia arrivato” al mio orecchio con l’opera in collaborazione con Claudio Constantini:
Angine de Poitrine, Math/experimental/progressive Rock, Canada, 2019-.
E sì, non poteva non arrivare anche a me il passaparola di questo duo, che “impazza sul web”, come scriverebbe qualche noioso articolista. Personalmente non mi entusiasmano, ma è stato un modo per far scoprire (tramite diulgazione da parte di “youtuber musicisti” come Davie504 e il prima citato Mark The Hammer – giusto per citare un paio di italiani – nello specifico liguri, belìn) alla “massa” che esistono cambi di tempo e che “un’altra musica è possibile” (cit. adattata); mi riferisco alla musica microtonale, anche se per capire di che si tratta occorrerebbe una spiegazione minima sulla musica, prima o poi magari ci scriverò qualche breve articolo, perché trovo deprimente che non solo mi sembra che suonino sempre meno persone (soprattutto giovanissimi), ma che la maggior parte delle persone non abbia la minima idea di cosa sia un accordo, della matematica e fisica sottostanti le “sette note” (che in realtà ho sempre preferito pensare come dodici semitoni per ogni ottava) e tantissimo altro, per non parlare del pubblico che non sa battere le mani e così via. Considerazioni generiche a parte, questi due eccentrici musicisti sono particolarmente popolari nelle loro live, che invito ad osservare nel caso in cui non vi siano stati condivisi:
Al prossimo WILL!
