Con il presente articolo, ho coperto tutto il 2025. Approfitto quindi per un breve “recap” annuale (e brevi considerazioni) in introduzione. A livello quantitativo, com’è andato il consumo di materiale informativo/artistico? Andate a recuperare i vecchi WILL e… no, dai, nel periodo natalizio dicono di essere più buoni, quindi eccolo qui comodamente “graficato” (sperando di non aver dimenticato qualcosa nel conteggio):


Bene, ma non benissimo. Obiettivo per il prossimo anno è ridurre il numero di film e serie, in favore di più corsi. Oltre a quanto qui visibile, c’è poi tutto un sommerso costituito dall’enorme numero di video (spesso anche lunghi) fruiti su Youtube e simili piattaforme: se è vero che alcune interviste e alcune serie di video sono molto interessanti (mi vengono in mente alcuni podcast come quelli di Lex Fridman, Andrew Huberman ed altri), è anche vero che molta informazione lì non è strutturata, oltre ad essere spesso diluita e tanto, tanto ripetuta (con la tristemente nota legge dei ritorni decrescenti: al primo video di Cal Newport ti viene voglia di produrre appunti e approfondire, ma al suo ventesimo video ti rendi conto che stai perdendo 29 minuti per ascoltare un singolo minuto, non conosciuto a priori, con informazioni nuove). Quando questo accade in un corso, una parte già nota è più facilmente riconoscibile e “saltabile” (“skippabile”, per i mezzo-anglofoni), ma nei video Youtube, salvo rare eccezioni di video davvero ben preparati (no, la suddivisione in capitoli non basta, occorre proprio pensarli strutturati “by design“, dall’inizio), è molto difficile. Inoltre, gran parte dei video Youtube sono pensati per una divulgazione improntata all’intrattenimento, nel disperato tentativo di alcuni professionisti e professori di appassionare anche i giovanissimi, a volte manca solo un “Chi cambia canale [inteso come canale Youtube] è un…. [inserire qui un pezzo a scelta dal repertorio della Gialappa’s Band]”. Il pluricitato Neil Postman ci ricorda quanto sia quasi sempre fallimentare tentare la via dell'”edutainment” (portmanteau anglofono ottenuto dalla fusione di istruzione e intrattenimento, a cui ormai la società del rimbambimento (termine che userei solo per chi almeno una volta è uscito dalla fase “bambino”, ma in altri casi direi semplicemente restare bambini, ma senza l’accezione romantica di Peter Pan) ci ha abituato con l’intrattenimento a ogni costo, tanto che da decenni l’informazione è stata rimpiazzata da infotainment); chi si è già perso leggendo questa frase, potrebbe considerare seriamente di ridurre drasticamente la fruizione di monnezza varia che include shorts/reels e “scrollamento” contenuti brevi in generale, uno scrollamento che porta a uno scollamento: lo scollamento dal reale e dall’unico modo sensato di viverlo, pensando e riflettendo in tempi più lunghi di quelli concessi tra la fine di un video su un gattino e l’inizio della riproduzione automatica di una ragazzina seminuda danzante (oh, ma sia mai dire che sono i simp a “sessualizzare” queste tipe che twerkano in mutande). Ai detenuti si concede solitamente un’ora d’aria; ai “forzati dell’immagine” (cit. Max Gazzé), schiavi dei dispositivi elettronici e abbabbiati davanti agli schermi, io invece imporrei l’ora d’aria al cervello, per farlo respirare, per far decantare le informazioni che riceve, che tanto spesso si tratta di particelle inquinanti che rendono torbido il flusso nella propria testa; una pausa di un’ora non risolve il problema, ma aiuta a far sedimentare quel poco di informazioni utili apprese e serve anche a far andar via le tossine (metaforiche ma non troppo) accumulate dalla visione di spazzatura, portando a qualche attimo di chiarezza nella propria coscienza. Ripetuto più volte, questo serve ad aumentare la consapevolezza di sé e del mondo e provare quel sano senso di vuoto e noia a cui molti non sono più abituati (soliti invece percepire un grande disagio anche solo in pochi secondi di “lag” e di “buffering” di video e videogiochi). Ecco, ho divagato, sintomo che sto invecchiando come Abraham Jay “Abe” Simpson.
Tornando quindi sul discorso dei contenuti e delle fonti da cui mi sono abbeverato (no, non ho bevuto da nessuna fontana come quella intesa da Lucio Dalla in una sua nota canzone), posso ritenermi abbastanza soddisfatto, trovando un buon equilibrio tra corsi “tecnici” e divulgativi (umanistici e “scienze molli” come la psicologia, che comunque ho praticamente terminato e che abbandonerò quasi del tutto, devo solo decidere con cosa rimpiazzarla), ma anche una buona proporzione tra libri di saggistica e romanzi (il rapporto è solitamente di un romanzo ogni almeno due libri di “non-letteratura”, cerco sempre di leggere o ascoltare un po’ di racconti); dal 2026, cerco di focalizzarmi maggiormente sull’elenco di libri che ho stilato durante il lungo lavoro di ricerca e filtraggio per divenire uno scienziade un umano universale. I film visti quest’anno sono stati molto orientati alla produzione italiana soprattutto dal secondo dopoguerra agli anni ’80: aiuta tantissimo a capire “come eravamo” (senza la voce di Nevio Nipoti) e come si sono formati ed amplificati alcuni fenomeni di costume che travalicano i decenni, sopravvivono a cambiamenti (tecnologici e non) e risultano trasversali ai diversi gruppi socioeconomici; in seguito, vorrei cercare di esplorare maggiormente produzioni di altre nazioni (ho visto ad esempio qualche film russo, ma non in lingua originale e senza sottotitoli in tedesco, ma percentualmente molto poco rispetto al resto che ho seguito). Per la parte relativa all’esplorazione di brani/album (o albi?) di musicisti, sono piuttosto contento: è stato uno dei rarissimi casi in cui i chatbot LLM mi hanno fornito risultati significativi, interrogati (in modo puntuale e reiterato) su artisti musicali in base ai diversi generi (e luoghi geografici) che volevo scoprire. In maniera analoga, forse vorrei tornare (come tanti anni fa) ad esplorare anche artisti visivi, ricordo ancora i periodi in gioventù in cui restavo affascinato dalla scoperta di disegnatori, fotografi, fumettisti, pittori, … non so, forse potrei riprendere proprio tramite un veloce ripasso di quelli che avevo scoperto all’epoca – in attesa, potete sempre vedere la magia del flow in questo pittore che ha iniziato a pubblicare video divulgativi superati i 100 anni di età. Ah, ecco, a proposito: a breve vorrei condividere un bel po’ di nomi di persone/gruppi che, a mio modesto e soggettivo parere, meritano di essere seguiti, per diversi motivi (incluso, perché no, anche il mero intrattenimento, ma “di qualità”, perché a me, René, la qualità non m’ha rotto…). Un ultimo grafico annuale prima di iniziare il WILL dicembrino, sperando possa essere di ispirazione nello spronare quanti dicono agli altri (e/o a loro stessi) di voler leggere di più:

In tutta onestà e senza bisogno di sparare alcuna “posa”, penso che questo sia un “risultato normale” e alla portata di tutti (e che anzi consiglio a quasi tutti, poi però occorrerebbe entrare anche nel merito qualitativo del cosa si legge). A chi prova ad obiettare “non ho tempo”, salvo rare eccezioni, riporto dal rapporto Censis 2025: “Nel 2025 il 46,1% degli italiani tra i 16 e i 64 anni trascorre mediamente più di 4 ore al giorno utilizzando dispositivi digitali per ragioni non lavorative. L’intensità di utilizzo è maggiore tra i più giovani: hanno trascorso in media più di 4 ore al giorno con in mano uno smartphone il 64,5% degli adolescenti tra 16 e 17 anni e più della metà delle persone tra 18 e 34 anni. Ha trascorso più di 7 ore al giorno a contatto con un dispositivo digitale l’11,3% dei 18-34enni e più di 9 ore l’8,5% dei 35-49enni.” Per la rubrica “qualcuno pensi ai bambini” (sempre “qualcuno”, gli altri, in quest’epoca di sempre maggiore deresponsabilizzazione), consiglio anche di leggere quanto riporta Save The Children Italia. Premesso che credo fermamente (e sulla base di anni di studi rigorosi) che sia incredibilmente meglio fissare piuttosto una parete bianca piuttosto che scrollare TikTok (e non sto assolutamente esagerando, sono serissimo), 4 ore al giorno fanno 28 ore in una settimana: in quelle 28 ore, un lettore allenato può terminare “Il signore degli anelli” (l’intera trilogia di Tolkien (non il bambino nero di South Park), circa 1.300 pagine totali), mentre un lettore medio-lento dovrebbe tranquillamente riuscire a terminare, si spera capendoci qualcosa, un interessante romanzo come il tanto citato (e forse poco letto) “1984” di George Orwell (circa 350 pagine in 10-12h di lettura ad una velocità moderata). Se sentite un urlo mentre leggete queste parole, sono io che sto imprecando contro chi mi risponde che però leggere così tanto stanca/rovina gli occhi (ricordo che lo sto proponendo come alternativa a guardare lo schermo di uno smartphone). Non solo in quelle ore c’è la possibilità di rilassarsi, imparare qualcosa e godersi un buon libro, ma è tutto tempo sottratto alle porcherie dei social media.
Ah, a proposito: nel frattempo quest’anno ho anche pubblicato un libro, insieme ad un amico ed ex collega (un altro ingegnere ex ufficiale, anche lui all’estero), proprio sugli effetti delle tante insidie di Internet (dovute alle nuove tecnologie oppure pre-esistenti ed amplificate), quindi il tempo, se si vuole, si trova. Come avevo letto da piccolo, da scout: “Chi vuole troverà i mezzi, chi non vuole troverà le scuse”. Altrimenti si può accettare tranquillamente che i libri non interessano e tornare a vedere tizi che mangiano panini, tizie che mostrano borsette, canali che fanno disinformazione e “le più formidàble primizie del www” (cit. EELST). Non che io sia immune alle perdite di tempo: questo riepilogo annuale di una nota applicazione per l’apprendimento delle lingue mi ricorda quanto tempo ho speso lì sopra:

Non ne vado molto fiero, perché quel tempo avrei potuto utilizzarlo in maniera molto più efficace studiando le lingue per bene, mentre quell’applicazione ha più senso per ripassare/esercitarsi soprattutto nei ritagli di tempo.
Queste erano “considerazioni (in)annuali” (omaggio a Bertolucci Nietzsche). Per chi invece è interessato a consigli (e sconsigli), andiamo con l’ultimo WILL dell’anno.
LIBRI
Una storia semplice, Leonardo Sciascia, Romanzo giallo, 1989
Poliziesco ispirato a un fatto realmente avvenuto: il furto della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi di Caravaggio. Non so se perché l’autore si era forse imposto di non stravolgere troppo il fatto reale, ma ho trovato poco efficace la caratterizzazione dei personaggi (senza necessariamente fare un paragone con l’inarrivabile Fëdor Dostoevskij, per fare giusto un esempio tra i tantissimi maestri nel descrivere esseri umani e loro dinamiche, mi sarei aspettato qualcosa di più italiano ma pur sempre di spessore, come nelle descrizioni di Cesare Pavese, Dino Buzzati o perché no anche di Stefano Benni). Non che il romanzo in sé sia brutto (per quanto il genere e anche lo stile nello specifico non siano di mio gradimento), semplicemente non l’ho trovato incisivo, non lo definirei memorabile, proprio in senso stretto: le parole non mi resteranno incollate troppo a lungo nella memoria. In ogni caso, per chi proprio è a corto di romanzi o cerca qualcosa di breve tra un mattone e il successivo, questo è un libro di meno di poco più di 60 pagine, si legge velocemente – e (pro e contro) non ho trovato particolari passaggi su cui meditare/riflettere molto. Tengo a precisare che questo è considerabile quasi sicuramente come “uno scritto minore” del prolifico autore siciliano, di cui mi riservo di leggere un’opera più conosciuta.
Careless People, Sarah Wynn-Williams, Biografia/Whistleblowing, 2025
Se non fosse ancora chiaro, fate un favore a voi stessi e ai vostri cari: disiscrivetevi dai socialmerda. Ah, dovevo scrivere di cosa tratta questo libro: sono i racconti dell’autrice, ex “Director of Public Policy” di Facebook, in merito a quanto ha vissuto personalmente in quella carriera. Non ho molto apprezzato l’eccessiva descrizione di dettagli per me molto poco rilevanti (addirittura sul vestiario, mi pare un po’ troppo), ma in generale il quadro che traspare in merito all’azienda e alle sue figure chiave (incluso il capo di tutta la baracca) è… preferisco astenermi dall’utilizzare parole troppo esplicite, chi mi conosce sa come la penso in merito, da anni (e sulla base di evidenze). Una lettura che consiglierei soprattutto a chi ha a cuore i diritti umani, oltre che a chi vuole approfondire lo schifo che c’è in simili aziende “social”. Ho già detto cancellate i vostri account da queste porcherie? Se non sono abbastanza persuasivo, mi toccherà scrivere un lungo articolo in seguito, anche se ne ho scritto in maniera molto chiara nel libro che ho pubblicato quest’anno insieme ad un amico, nella speranza di aumentare consapevolezza tra giovani e meno giovani.
Il codice dell’anima, James Hillman, Psicologia petalosa, 1996
Un oggetto di carta (mi riesce difficile chiamarlo libro) venerato da qualche psicofuffarolo e che rientra nella mia quota annuale “letture trash”. Leggendolo, una persona con un minimo di spirito critico non può fare a meno di pensare a quanto possa essere pericoloso prendere per buone certe teorie; queste opere servono più che altro a ricordare quanto la psicologia sia ancora ben lungi dal poter essere definita una scienza (e lo dico con cognizione di causa, avendola studiata e non poco). Questo psicologo di corrente jungiana lo scrive proprio esplicitamente: “Questo libro vuole riportare indietro di 200 anni la psicologia, al tempo in cui l’entusiasmo romantico smantellava l’età della ragione. Voglio che la psicologia riponga le sue basi nell’immaginazione delle persone, anziché farne oggetto di calcoli statistici e di classificazioni diagnostiche. Voglio che si guardi alle storie cliniche con la mente poetica, così da leggerle per quello che sono: forme letterarie del nostro tempo e non relazioni scientifiche”. Già qui avrei forse dovuto avvalermi dei diritti del lettore di Pennac, in particolare di quello di non completare la lettura, invece ho voluto proprio farmi del male leggendolo fino alla fine, ignaro del fatto che a separarmi dall’ultima pagina c’era ad attendermi un incredibilmente lungo e stucchevole giro acrobatico: sebbene ognuno di noi dovrebbe assecondare la propria natura (tutto il libro verte sull’unica idea ripetuta alla nausea, classic american style, della teoria ghianda come potenziale in noi da sviluppare), in casi come persone malvagie non è così semplice da capire, perché una persona fuori dal comune potrebbe anche essere un buon segno in quanto genio, non necessariamente cattivo (e come esempio di cattivo è andato sull’originale: pagine su pagine sul cattivone per antonomasia: Adolf Hitler, con la chiarissima evidenza del senno di poi che amava troppo i lupi, che non sono un buon segno… ad un certo punto mi aspettavo parlasse anche di astrologia). Totalmente sconsigliato, a meno che non siate “maschi performativi” che vogliono darsi un tono da pseudointellettuale sensibile, nel vano tentativo di cuccare qualche sfitinzia troppo giusta che crede al destino, alla vocazione e a tutta quella roba antiscientifica menzionata dall’autore.
Elogio dell’ozio, Bertrand Russell, Saggio socioeconomico, 1935
Un condensato del fine pensiero del famoso matematico premio Nobel per la letteratura, in merito al lavoro, al non-lavoro e ai rispettivi effetti. A distanza di oltre un secolo, le sue osservazioni e considerazioni lasciano un po’ sgomenti, pagine invecchiate benissimo. Un lavoro che può eventualmente essere approfondito in seguito con alcuni paragrafi di “Deep Utopia” e “Early Retirement Extreme”. Non anticipo troppo perché merita di essere letto dall’inizio alla fine e senza pause.
Umiliati e offesi, Fëdor Dostoevskij, Romanzo, 1861
Chiudo le letture di quest’anno con una tra le opere forse meno famose del noto scrittore e filosofo russo. Le storie possono piacere o meno, per trama e stile (e, in tutta onestà, ritengo possano passare anche in secondo piano, non sono mai stato appassionato di gossip, tresche e tutti gli intrecci da telenovela per vecchie casalinghe annoiate o da “romance” per adolescenti), ma il suo modo di dipingere umani e relazioni è, come esclamerebbe Enrico la Talpa, “Zublime”. In particolare, le descrizioni di alcuni dettagli su persone povere o in decadenza, come avevo già trovato nel suo “Povera gente”. Tra i tanti passaggi, oltre a quello struggente di apertura del vecchio col cane, ritengo interessante la questione del voler nascondere la professione di scrittore (oggi si direbbe: “Tròvati un lavoro vero!”) al punto di preferire piuttosto mentire, dire che si sta cercando, con scarso risultato, un lavoro da ufficio, socialmente accettato – ma poi la reazione di familiari e amici cambia quando si scopre che anche uno scrittore può guadagnare. Diversi spunti lasciati qua e là tra le varie descrizioni, unico “difetto” è che il romanzo non è così breve, si tratta di mezzo migliaio di pagine, quindi non proprio adatto ai neofiti della lettura.
CORSI
Home-Based Child Care Specialization (3 corsi), State University of New York
Il fatto che io abbia seguito questi tre corsi poco dopo il clamore mediatico della “famiglia nel bosco” in Italia è una mera coincidenza, poiché studio psicologia dell’età evolutiva da parecchio tempo. Nel caso specifico, ero semplicemente curioso di verificare di saperne abbastanza “lato educatori”, per pura curiosità del vedere quali siano linee guida, consigli ed eventuali settori di ricerca per chi studia e lavora in quest’àmbito. I tre corsi sono: “Introduction to Early Childhood”, “Health and Safety of a Home-Based Childcare Center” e “Child Care as a Business”. Al posto dei soliti quiz alla fine dei vari moduli, qui era richiesto di scrivere un vero e proprio documento, simile a quello fornito ad esempio da un asilo nido ai genitori (comprensivo di tutto, come un vero documento), è stato abbastanza interessante mettersi nei panni di un responsabile di una struttura per la prima infanzia, ma solo come esperimento di pensiero, senza piccoli esseri umani che frignano e defecano mentre vanno in giro (#nonfatefigli, come ammonisce Mr. RIP).
FILM E SERIE
Come ho anche fatto nel WILL precedente, questa sezione “andrà in onda in forma ridotta, per venire incontro alle vostre capacità mentali” (cit. Luttazzi nel suo TG “Tabloid”). O, molto più probabilmente, per mia pigrizia. Resto comunque disponibile ad esprimere pareri a chi dovesse chiedermeli.
- Bad Influence [S], Documentario, Stati Uniti, 2025
- Inchiesta, principalmente sulla base di interviste, su un noto caso di ragazzini su Youtube (e non solo). Utilissimo per approfondire, nel caso in cui non fosse lampante, quanto non sia normale spingere bambini ad esibirsi in video che sono poi visti e commentati da chiunque. Dopo aver visto questo documentario (e simili servizi anche ad opera della RAI, segnalo ad esempio: “I bambini digitali” e “Family influencer: piccole miss grandi aspettative“), mi resta sempre l’impressione che lo spettatore medio possa derubricare simili casi come “estremi” e continuare a pensare che non ci sia nulla di male ad esporre i propri figli, anche piccolissimi, sulle diverse piattaforme su Internet. Anche questo tema, comunque, è stato trattato nel mio libro, per chi volesse approfondire tematiche come lo sharenting e gli effetti dei social network sui minori, mentre continuano ad uscire evidenze scientifiche di quanto tutto questo non sia per nulla sano, perché questi guadagni da monetizzazioni, sponsor, collaborazioni e tutto il resto si pagheranno e non poco in termini di salute mentale. Fortunatamente “qualcuno pensa ai bambini” (cit. adatt.) e finalmente alcune istituzioni (come ad esempio il governo australiano), seppur molto lentamente e con dei limiti, si stanno dando da fare per cercare almeno di rallentare e limitare il fenomeno. Documentario (3 episodi) raccomandato a chiunque, in particolar modo a chi ha figli minorenni.
- The interview, Evan Goldberg e Seth Rogen, Commedia/Satira, Stati Uniti, 2014
- Mixed by Erry, Sydney Sibilia, Drammatico, Italia, 2023
- La tomba delle lucciole, Isao Takahata / Studio Ghibli, Animazione, Giappone, 1988
- Senza nulla togliere alle opere più famose dello Studio Ghibli, trovo assurdo che questa non sia menzionata tra le più belle.
- Nati stanchi, Ficarra e Picone, Commedia, Italia, 2002
- Sicilia Express (S), Ficarra e Picone, Commedia, Italia, 2025
- Idea principale sviluppata poco e male, il tutto condito da scene melense da sceneggiato per famiglie primi anni 2000 e intriso dei soliti stereotipi nord (condensato sempre in “Milano”) e Sicilia, che evidentemente ancora fanno ridere molte persone da decenni
- Il 7 e l’8, Ficarra e Picone, Commedia, Italia, 2007
- La matassa,Ficarra e Picone, Commedia, Italia, 2009
- Andiamo a quel paese, Ficarra e Picone, Commedia, Italia, 2014
- South Park non adatto ai bambini, Trey Parker, Animazione, Stati Uniti, 2021
- Piccolo capolavoro sulle dinamiche nelle piattafome per adulti, accesso ad Internet da parte di minori, effetto degli sponsor sugli influencer e sugli spettatori
- South park – Post Covid, Trey Parker, Animazione, Stati Uniti, 2021
- South park – The streaming wars, Trey Parker, Animazione, Stati Uniti, 2022
- South park – Fine dell’obesità, Trey Parker, Animazione, Stati Uniti, 2022
- Satira sull’abuso di farmaci per perdere peso, sulle assicurazioni sanitarie (e sistema sanitario) e tanto altro
- South Park – Joining the Panderverse, Trey Parker, Animazione, Stati Uniti, 2023
- Piccolo capolavoro, sul paradosso di Moravec nella sostituzione del lavoro da parte dell’intelligenza artificiale, importanza del saper fare cose (v. Le meta-cose: un caso studio recente (in corso)), l’isteria woke ed altro
- SpongeBob – Fuori dall’acqua, Paul Tibbitt, Animazione, Stati Uniti, 2015
- SpongeBob – Amici per sempre, Luke Brookshier, Tom Yasumi, Animazione, Stati Uniti, 2021
- Siccità, Paolo Virzì, Drammatico/Distopico, Italia, 2022
- L’ultima partita di go, Hyeong-ju Kim, Biografico, Corea del Sud, 2025
- La parte iniziale in cui al campione del mondo di go (Cho Hun Hyeon) viene chiesto di seguire un giovane talento mi ha ricordato quanto scritto da Garry Kasparov in merito agli scacchi: che in alcune popolazioni (nel caso degli scacchi, est; nel caso del go, ancora più est) era/è consuetudine fare da maestri a giovani appassionati e promettenti; poi penso a nazioni come l’Italia in cui quello che appassiona invece è “il pallone” (quando non un generico “diventare famoso sui social”). E, sempre come Kasparov, anche Cho Hun Hyeon stressa sulle basi, sull’importanza di avere una motivazione per ogni mossa (verso la fine del libro “Deep Thinking”, il grande maestro di scacchi sovietico/azero/armeno/russo/croato pone proprio l’accento sull’effetto delle nuove tecnologie che spingono i giovani a eseguire azioni riflettendo meno, copiando acriticamente quello che viene mostrato tramite un dispositivo elettronico, con intelligenza artificiale o meno). Tra le frasi che ricordo dalla visione, c’è: “Basta così, tanto è inutile arrabbiarsi con chi non vuole imparare”, che è una formulazione da un angolo diverso dello stesso concetto di prestare attenzione quando un allenatore si arrabbia, perché (qui stiamo parlando di condizioni normali e di “arrabbiarsi” in senso pacato) vuol dire che ci tiene. Per quanto la storia sia sicuramente romanzata per essere adattata in un film, ne consiglio assolutamente la visione, anche a chi non è pratico di simili giochi.
MUSICA
- Lindstrøm, Nu-disco/space disco/elettronica, Norvegia, 2000-.
- Bella “Syreen”, tra un groove beverino da locale notturno ed atmosfere sognanti
- Human Tetris, Post-punk/new wave, Russia, 2008-.
- Ricorda vagamente il sound degli Smiths, ma con un’atmosfera chiaramente russa (quella, per fare un esempio, che si può ritrovare nel “sovietwave” e simili)
- Ploho, Post-punk, Russia, 2013-.
- Ricordano vagamente i Joy Division, si ritrova il tipico sound ’80 da punk tranquillo stile Enrico Ruggeri di quel periodo. Nel loro atteggiamento minimalista, si sente la Siberia.
- КИНО (Kino), Rock/new wave/post-punk, URSS/Russia, 1982-1990
- A quanto pare sono discretamente (ma non troppo) conosciuti in nazioni in cui si parla russo, meriterebbero più copertura, se non ci fosse (per ovvi motivi) egemonia del mercato statunitense in Europa occidentale
- Aspid, Thrash metal, Russia, 1992-1996
- Quando il cantante ha iniziato a cantare, per un attimo mi è sembrato quasi come “Kill ’em all”! Ma le introduzioni sono un po’ più elaborata rispetto ai Metallica, ricorda alla lontana le intro power metal, ma qui con evidente gusto thrash metal
- Егор и Опизденевшие, Punk rock/psychedelic rock, Russia, 1990-1993
- Un Lo-Fi, ma non di quello da ascoltare durante periodi di studio.
- Hiperson/海朋森, Post-rock/indie rock, Cina, 2012-.
- Non capisco una parola, però bella! 😀 No, sul serio, ho iniziato a vedere un po’ di traduzioni, ma vorrei approfondire.
- Elizabete Balčus, Art pop/avant-pop/psichedelia, Lettonia, 2010-.
- A parte i video in stile “Sono paxerella!” (da leggere come avremmo letto su un MySpace pieno di glitter e GIF di farfalle e angeli cadenti), la musica offre qualche breve spunto interessante, per essere pop; un ascolto giusto per provare qualcosa di diverso dal solito.
- Umbrtka, Black metal/industrial/experimental, Repubblica Ceca, 1999-.
- Ottava Dimensione, Metalcore/post-hardcore/elettronica, Italia, 2020-.
- Per chiudere l’ascolto di artisti musicali quest’anno, ho scelto un recente gruppo italiano. In brutale onestà, non è una band che mi ha impressionato, ma questo non vuol dire che non sia un ascolto piacevole, anzi: proprio il loro essere abbastanza “leggeri” (nonostante il suono sia abbastanza corposo, ma per gusti personali li trovo carenti di riff incisivi e… gli assoli, ragazzi, gli assoli, quantomeno qualche fraseggio!) li rende potenzialmente fruibili da un pubblico che vuole avvicinarsi a musica decente, in un panorama, quello italiano dell’ultimo decennio (almeno), piuttosto desolante. Apprezzabile anche il fatto che pensino a suonare, ormai diventata una rarità per i “musicisti” famosi in Italia, impegnati più a denudarsi e far parlare di sè che non a praticare musica (del resto, “Chi se ne frega della musica”, come dice Caparezza).
Se siete indecisi su cosa regalare (in generale, non solo durante le feste programmate), i libri (cartacei o digitali) restano sempre un buona idea. In aggiunta, per quanto qualcuno possa storcere il naso, si può sempre considerare di ricorrere all’usato, sia per se stessi, sia per un regalo: permette di risparmiare, riduce la produzione di ulteriori oggetti di carta rispetto a quelli già in circolazione (qui il discorso ambientale è complessivamente complesso, non mi dilungo) e fornisce un piccolo contributo economico a chi ha già letto il libro e lo rende disponibile ad altri. Buon fine anno corrente ed inizio anno nuovo a tutti, ci leggiamo al primo WILL del nuovo anno.

un bel corso di UX per migliorare la leggibilità del sito per il 2026? 😀
https://www.nngroup.com/articles/good-visual-design/
Touché, quasi il calzolaio con le scarpe rotte 😝
Potrei sistemare un po’ meglio, ma quello che mi interessa è il contenuto (e che sia fruibile decentemente), quindi il tempo extra lo utilizzerei piuttosto per pubblicare un articolo in più. Ero addirittura tentato da pubblicare un sito sulla base di un archivio Obsidian, se non proprio da HTML+CSS vecchissimo stile, comunque l’anno prossimo cerco di mettermici un attimo.