WILL (What I Love Learning) – 2026.06

Dai dai dai (“die die die”, cit.) che sto tornando a documentare in near real-time ciò che consumo e che potrebbe essere d’interesse per qualcuno.

LIBRI

Finalmente riuscito a chiudermi a riccio: dopo aver consumato 125 libri ad una media di 1,25 libri al giorno, ho trovato il modo di fermarmi. Quindi porto qui un solo libro.

Il capitalismo della sorveglianza, Shoshana Zuboff, sociologia, 2019

Uno dei testi più influenti (e citati) per capire come, nell’economia digitale, la raccolta e l’analisi dei dati non siano solo un “effetto collaterale” della tecnologia, ma diventino una forma di accumulazione. Avevo questo libro in lista da poco dopo la sua uscita, di cui ero venuto a conoscenza tramite il “docudrama” “The social dilemma” di Jeff Orlowski (che consiglio assolutamente, soprattutto a chi non immagina come funzionino “nel backend” i socialmerda), ma non so per quale motivo ne avevo rimandato la lettura.

Il libro inizia con un’osservazione che potremmo anche considerare ovvia (o almeno: ovvia a chi ha studiato almeno un minimo il fenomeno o ci ha anche solo riflettuto un attimo, tra uno scroll e il successivo): il capitalismo classico funziona vendendo prodotti e servizi, ma nel “capitalismo della sorveglianza” siamo andati ben oltre, con estrazione estensiva, massiva, automatica e continua di dati (non solo “statici”, ma anche comportamentali “in azione” durante le nostre attività fisiche e “virtuali”) da tradurre in previsione per vendere “impatti” (quindi raggruppamenti, targetting, influenza, ecc…). Detta in termini potabili: persone demmerda (mia libera traduzione da “Careless people” scritto da un ex dirigente di Facebook, Sarah Wynn-Williams – libro di cui ho parlato in WILL (What I Love Learning) – 2025.11) che sfruttano l’asimmetria informativa: di loro, dei loro strumenti e del loro utilizzo si sa ben poco (tanto, nel caso peggiore in caso di opacità e/o abuso pagano delle multe ridicole se paragonate ai loro utili mensili), mentre loro sanno tutti i fatti (e praticamente anche i pensieri più reconditi e inconsci) dei cittadini che finiscono nella loro pesca a strascico. Che ci sia un conflitto coi valori democratici/umanistici è un eufemismo: mentre la maggior parte delle persone pensa che capillari meccanismi di registrazione e controllo siano appannaggio di regimi comunisti come in Corea del Nord, in liberissime (o liberalissime) nazioni occidentali manca anche già solo la base di un consenso informato (anche ammettendo che uno si sbatta perdendo giorni di vita nel leggere i lunghissimi e cangianti EULA e ToS in legalese, quella è solo la punta dell’iceberg, c’è tanto (troppo) di non scritto).

Il libro, anche se l’ho trovato ogni tanto un po’ ripetitivo (e anche a volte al limite del sofismo) offre un quadro un quadro piuttosto chiaro (che può risultare inquietante a chi non ha mai letto nulla sull’argomento), collega tecnologia (senza tecnicismi spinti), economia e politica, rende “visibile” la logica predittiva – che risulta poi ancora più chiara e forte a chi ha delle basi di statistica e sa come funzionano big data e machine learning (chi volesse saperne di più, può scrivermi, sono lieto di consigliare risorse per aumentare consapevolezza).

Se dovessi evidenziare degli aspetti che non mi hanno molto convinto, c’è un’eccessiva generalizzazione (ma ci sta, dato il background dell’autrice, comunque non è semplice andare nel dettaglio, soprattutto per un pubblico generalista) e su alcune affermazioni mancano supporto scientifico ed evidenze empiriche, ma anche su questo non posso troppo biasimarla: questi libri non possono essere esaustivi, il loro compito è quello di spronare a destarsi dal torpore (“T’à svegliaaree, ah!”, cit. per pochissimi), andrebbero considerati come uno spunto per approfondire, almeno per quanto riguarda gli aspetti dell’economia dell’attenzione.

Quindi, ricordando che non si tratta di un arrogante “ti spiego come funziona l’algoritmo” (che hanno anche stufato, soprattutto da gente varia che è esperta del settore tanto quanto la persona media è pratica di sistemi di sicurezza di centrali nucleari), libro utile per chiunque, soprattutto per chi passa molto tempo su diversi siti e applicazioni (ma non solo), assolutamente consigliato.

CORSI

The bilingual brain, University of Houston

Un corso che unisce lo studio degli effetti dell’apprendimento delle lingue e dell’età dello sviluppo, temi che avevo approfondito separatamente; in questo senso, il corso è un ottimo raccordo, ma non richiede molta conoscenza pregressa (che comunque è un plus notevole, per capire cosa c’è dietro alcuni meccanismi).

Vengono trattati principalmente l’impatto dell’età di acquisizione, col concetto di “periodi sensibili”, di quali differenze profonde a livello cerebrale (ed evidenti anche in alcuni aspetti come il modo di utilizzare alcune espressioni e l’accento nella pronuncia) ci sono tra chi impara una seconda lingua in tenera età e chi invece si avvicina in età tardo-adolescenziale o adulta. Oltre ad andare in dettaglio sui meccanismi neurologici e linguistici, con l’ausilio di una ricchissima letteratura (benché ci sia ancora tantissimo da approfondire per risolvere tanti dubbi e “misteri”), si discute il ruolo della “expertise”, con le note regole delle 10.000 ore di pratica deliberata, mostrando anche paralleli con sport e musica. Interessanti anche le implicazioni secondarie (oltre quindi all’ovvio “imparare un’altra lingua può servire”) a livello di controllo cognitivo e funzioni esecutive.

Corso assolutamente consigliato per studenti e appassionati di linguistica, psicologia cognitiva e neuroscienze, inoltre direi quasi obbligatorio per neogenitori (nel caso, lo scrivo in maniera esplicita: fate il possibile per fare crescere bambini bilingue – per una questione di opportunità (facilità di trovare esposizione e per una questione di “utilità”) direi quantomeno lingua inglese (se anglofoni, potrebbe aver senso una lingua neolatina – nel corso vengono mostrate le “sfide” di imparare lo spagnolo per un inglese), ma vanno bene anche altre lingue, come il cinese che ha anche il vantaggio di potenziare/preservare l’orecchio assoluto in chi è predisposto – v. La musica – 2. Ascolto, percezione, emozione, memoria). Consigliato in generale a chi è curioso.

Music for wellness, Berklee College

La musica come strumento essenziale per salute mentale e fisica, in questo corso del famoso Berklee College of Music (che alcuni amici jazzisti nominano come fosse una specie di tempio) – a proposito, ringrazio il college (e la piattaforma Coursera) per aver messo a disposizione gratuitamente alcuni corsi durante il periodo del lockdown nel 2020. Partendo da forti fondamenta scientifiche, con studi sull’attivazione di certe aree del cervello, si mostra come la musica influenzi la percezione di immagini, analisi, elaborazione, emozioni, memoria, con effetti su sistema nervoso autonomo simpatico e parasimpatico.

Dopo aver parlato di musica per creatività ed espressione, il corso diventa piuttosto pratico, mostrando in termini concreti l’improvvisazione col “circle singing” e simili tecniche, dando spazio all’espressione di sé (da soli e con gli altri), raggiungendo e mantenendo quello che Csikszentmihalyi ha reso popolare come “Flow” – i miei colleghi musicisti l’hanno ben sperimentato tante volte. Musica con ascolto attivo consapevole per comfort, rilassamento (anche muscolare), gestione dello stress (da affiancare a tecniche di respirazione ed eventualmente a pratiche meditative mindfulness), ninna nanne, mantra, jingle.

Corso consigliato a prescindere che siate musicisti, anzi forse ancora più consigliato a chi non ha molta dimestichezza con la musica – consiglio anche di leggere il mio articolo nella serie musicale La musica – 2. Ascolto, percezione, emozione, memoria.

Child nutrition and cooking, Stanford University

Corso che mi ha molto colpito: mi aspettavo certo i riassunti chiari delle linee guida, ma mi ha sorpreso la sua praticità, con l’istruttrice che mostra come preparare praticamente i piatti semplici consigliati, in alcuni casi con tanto di bambino in braccio (sempre comunque in sicurezza), importante per avvicinare i bambini alle sane abitudini e alla sana alimentazione fin da piccolissimi.

Si parte dall’importanza fondamentale della cucina casalinga, non solo per costi ridotti, ma per i tanti benefici: viene chiaramente contrapposto il valore nutrizionale e sociale dei pasti preparati in famiglia rispetto ai cibi processati, ricchi di additivi, zuccheri e sale. Per chi dovesse dire di non aver tempo di cucinare a casa: per favore, Seneca direbbe che siete dei cialtroni che sprecano tempo in stupidaggini inutili se non addirittura nocive.

Il corso dedica spazio sia agli aspetti biologici (ruolo di macronutrienti e micronutrienti) sia a quelli sociali del cibo, evidenziando come i pasti condivisi rafforzino i legami familiari, le tradizioni e le competenze comunicative. Analisi critica dei cibi processati, in un mondo in cui l’obesità tende a dilagare come un’epidemia; la critica è forte anche nei confronti delle strategie di marketing che li promuovono, specialmente verso i bambini, suggerendo ai genitori contromisure efficaci.
Guida pratica alla scelta e preparazione, con un’attenzione particolare alla preparazione “a misura di bambini”, gestione dei “mangiatori schizzinosi” (strategie per incoraggiare i bambini ad assaggiare e apprezzare nuovi cibi), guida su come “navigare al supermercato”.
Preparazione del pranzo al sacco, con idee per rendere i pasti scolastici sani e appetitosi.
Il corso include anche una sezione dedicata all’importanza di scelte alimentari sostenibili, promuovendo i benefici del cibo biologico e locale, sia per la salute che per l’ambiente, con un focus su come coinvolgere i bambini in queste tematiche (es.: giardinaggio, orticello in balcone).

Il pubblico di riferimento è chiaramente costituito da neogenitori, ai quali raccomando fortemente lo studio – per tutti gli altri, esistono corsi “più generici”.

FILM

Mogliamante, Marco Vicario, Drammatico/Commedia, Italia, 1977

Stavo approfondendo alcuni film con Marcello Mastroianni, quando sono incappato in questo. La trama è semplice e, come struttura alla base, anche piuttosto ripetuta nel tempo: una donna (Laura Antonelli) che vive sotto una campana di vetro, praticamente segregata in casa, in stile “malata immaginaria”, mantenuta dal marito (insospettabile anarchico) che però ad un certo punto è costretto a nascondersi. Lei quindi prende coraggio e vince questa malattia immaginaria, uscendo di casa per occuparsi degli affari (di cui si occupava appunto il marito). Per quanto possa essere interessante dal punto di vista dei costumi (inteso sia come modi di fare sia proprio fisicamente costumi d’epoca), film che ho trovato scontato e “sciapo” (ho letto, successivamete, la critica di Paolo Mereghetti, con cui sono d’accordo). Non consiglio, ci sono molti altri film con questi due attori molto più interessanti.

Atto d’accusa, Giacomo Gentilomo, Drammatico/Poliziesco, Italia, 1950

Altro film con Mastroianni, qui in un film mezzo sentimentale e mezzo poliziesco italiano (da non confondere assolutamente col poliziottesco). Non il giallo del secolo (e con una fotografia che ho trovato piatta, persino più di molte telenovele), ma a suo modo interessante da un punto di vista di esplorazione dei film d’epoca. Tuttavia, non consiglierei particolarmente neppure questo, se non ad amanti di facili sentimentalismi.

MUSICA

Hrdza, Folk/Rock, Slovacchia, 1999-.

M’ero già imbattuto in qualche loro brano famoso, come quello che condivido qui sotto (e anche le più allegramente ballabili Beťar ďivka e Štefan), ma non avevo approfondito molto, quindi mi son preso del tempo per ascoltare i loro album e tradurre alcuni brani (nel caso del brano sotto, in realtà, c’è ben poco da tradurre, anche se il significato è intenso, ricordando quanto siano importanti le persone fredde e calme, in grado di ragionare e agire in caso d’emergenza mentre tutti intorno si lasciano prendere dalla disperazione). Revisitazione in chiave rock (ma senza esagerare) di brani popolari.

Slaughter To Prevail, Deathcore / Nu metalcore, Russia, 2014-.

Per chi è in cerca di qualcosa di massiccio e ‘gnorante, Alex Terrible (al secolo, Александр Игоревич Шиколай) risponde urlando da Yekaterinburg. Qualche riff e qualche mezzo fraseggio blandamente interessanti molto di rado, ma nessun passaggio particolarmente memorabile (come detto anche in passato, non è il mio genere musicale preferito, troppo frequentemente esclamo: Perkele! Qui metteteci un assolo di Alexi Laiho, чёрт возьми!). Comunque, quest’è:

Masayoshi Takanaka, Fusion Jazz / Samba / City Pop, Giappone, 1970-.

Pensando alla Fusion (che, come ci ricordano gli Elio e le Storie Tese ne “Il rock and roll”, è complicata) vengono in mente mostri sacri come Allan Holdsworth (una volta ero ad un suo concerto con un collega, anche lui musicista, che a metà esibizione se n’è andato infastidito dicendomi “non lo capisco”). E poi ci sono personaggi come Masayoshi Takanaka (dopo oltre 50 anni di musica, ancora in attività in splendida forma), che di colpo scoprono la musica prodotta al di fuori della propria nazione e ne restano folgorati, approcciandosi poi alla chitarra elettrica; ecco uno dei tantissimi esempi di cosa ne risulta:


Buon consumo intenzionale!

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Immagine realizzata da me tramite sistemi di intelligenza generale generativa

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