Consueta rubrica mensile su ciò che consumo, principalmente libri, corsi, film, musica – con l’obiettivo di assorbire/visionare ogni settimana almeno un libro, un corso, un film, un artista musicale.
Quello che segue è il collage dei libri che ho “assorbito”/consumato nel 2026… e intendo da inizio anno fino ad ora (manca ancora qualche giorno alla fine… del mese di gennaio, non dell’anno).

Mi sono fermato a 32 perché la potenza di 2 successiva (64) sarebbe stata un po’ troppo. Tanto già così è oltre un libro al giorno.
Sì: in un solo mese ho letto più di quanto la maggior parte di italiani legge in oltre 30 anni… e non è un’iperbole, nessuna esagerazione, questo grafico è dal “Persons reading books in the last 12 months by sex, age, educational attainment and number of books” di Eurostat:

In Italia, quasi 2 persone su 3 tra gli over-15 non hanno letto neppure un libro nell’ultimo anno (i dati fanno riferimento al 2022, non oso immaginare con l’aumento di consumo di brainrot e monnezza varia a quanto si stia arrivando). Tracciando settimanalmente (come faccio da anni), questo è il confronto con lo scorso anno:

Vedendo le statistiche nazionale ed europea, per dirla come un generale italiano attualmente europarlamentare, mi rivolgo a me stesso con: “Caro lettore, normale non lo sono, facciomene una ragione”. Non sono però qui a moggare (del resto, non che ci voglia molto, a confrontarmi con l’italiano medio mi sentirei fuori luogo come Giovanni che esulta in un’area di servizio). Se però l’obiettivo non è braggare il numero di libri letti che neppure i più accaniti utenti di GoodReads, perché lo sto evidenziando? Perché spero che questo flex non sia fine a se stesso, ma che funga da ispirazione, da esortazione, da dimostrazione pratica che, come direbbe Seneca ai giorni nostri, non è vero che non abbiamo tempo, ma che ne buttiamo in buona parte accazzodicane sui socialmerda, su piattaforme dal dubbio valore informativo (e “intrattenenti” ma solo nel peggiore dei modi possibili), su dispositivi elettronici perennemente connessi. Andiamo quindi alla ciccia, brevi considerazioni sul materiale che ho consumato durante questo mese.
LIBRI
Understanding Media, Marshall McLuhan, Media/Psicologia/Sociologia, 1964
Il libro che è stato compresso nel celebre “il mezzo è il messaggio”. Un buon “complemento” (o forse meglio dire una “base”) per la preziosa opera di Neil Postman (“Amusing ourselves to death”), dove si dividono i mezzi di comunicazione in caldi (es.: libri o foto) e freddi (es.: televisione, all’epoca non esisteva ancora il WWW), che spingono ad “attività” e “passività”. Utile spunto, anche se avrei forse maggiormente approfondito il concetto di contenuti brevi e lunghi, ma teniamo presente che questo libro va visto come precursore scritto da un “pioniere” sul tema. Lo consiglierei solo ad esperti del settore e a chi vuole vedere come venivano percepite le innovazioni comunicative all’epoca.
Dizionario della stupidità, Piergiorgio Odifreddi, Società, 2016
Libro godibilissimo anche per chi non è abituato a leggere contenuti lunghi, anche perché è (come dice il titolo) un dizionario, strutturato con tante brevi voci, dove “si ride ma si riflette pure” (cit.). Difficile scegliere alcune delle voci in particolare, anche se un’ovvia selezione includerebbe, alla lettera A, l’astrologia (solo stupidi col cervello annebbiato possono credere all’astrologia e all’oroscopo), l’auditel (a grandi linee, misura quanto è idiota il pubblico e il programma: più è popolare, più è scemo), ma ce n’è anche per la C, come (Benedetto) Croce – insieme a Gentile, seguace di Hegel – parte dei ministri dell’istruzione co-responsabili dell’analfabetismo scientifico in Italia (piccola nota: Odifreddi ci è andato molto leggero, su Croce e sugli utili idioti che lo idolatrano ho una mia opinione che è difficile esprimere senza parolacce e bestemmie), anche per la F di “femminicidi” (concetto che evidenzia la stupidità del politicamente corretto) e la seguente G di “gender” e di (Beppe) Grillo, la L di liceo classico e così via. Consigliato a tutti, come libretto leggero da poter lèggere anche in “piccole e comode rate”, per riflettere su alcuni concetti, su cui molti sembrano non aver mai riflettuto.
Libertà (On Liberty), John Stuart Mill, Saggio/Società/Libertà/Politica/Etica, 1859
Il famoso saggio che esplora l’evoluzione in diversi contesti storici del concetto di libertà, intesa non solo come liberazione dalla schiavitù/tirannia, ma come libero arbitrio, con attenuanti e aggravanti, come libertà economica e di attività, il tutto visto soprattutto nell’ottica di interazioni con gli altri (altri singoli e società nell’intero). Si affrontano, oltre alle leggi, le consuetudini, le difficili decisioni basate su scelte etiche della società, su quanto/quando/come la società debba intervenire sull’individuo quand’egli decide (consapevole o meno) di commettere qualcosa che danneggia anche solo se stesso, quanto questo possa poi cambiare nel caso di minori (qui, per chi segue l’attualità, ci sono tanti spunti per il caso della “famiglia nel bosco”, se l’italiano medio non ha la memoria del pesce rosso nella boccia, che ad ogni giro guarda un diverso notiziario e dimentica ciò che s’era detto nell’edizione precedente). C’è proprio un’intera sezione sull’educazione/istruzione, nel solito dubbio (presente già in antichi filosofi) se e quanto educare e istruire debba essere compito soggettivo della famiglia e quanto invece debba essere delegato alla scuola. Capolavoro assolutamente consigliato, forse dai 14 anni in sù (nel caso di genitori, può essere utile filtrare e semplificare leggermente qualche concetto, con cui è fondamentale che anche i bambini prendano dimistichezza).
Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social, Jaron Lanier, Sociologia/Social media, 2018
Uno dei libri (purtroppo pochi e poco letti) sul tema. Del resto, io stesso ho scritto un libro che abbraccia in buona parte concetti illustrati qui (anche se li avevo approfonditi da altri libri più rigorosi e da centinaia di studi accademici e lunghi articoli). Ciò che si evidenzia è che la nostra scelta di cancellarci dai social impatta direttamente sul giro di affari delle aziende che li creano e gestiscono (e tutto il relativo indotto), possiamo mostrare che sono possibili stili di vita alternativi (senza necessariamente andare a cagare nel compost, come ironicamente estremizzava lo youtuber Riccardo “Wesa” Vessa). L’autore scrive, argomentandolo, come i social media stanno trasformando le persone in stronze – e tutto questo è stato scritto prima dei vari report di insider e di tutti i grossi studi pubblicati anche di recente, che hanno contribuito (finalmente) alcuni governi (come quello australiano) a cercare di limitare il danno almeno nei bambini. Il che si ricollega al libro precedente (quello di John Stuart Mill: compito di uno stato è anche quello di proteggere i minori, soprattutto nel caso i genitori e gli “educatori”/insegnanti siano dei tossici socialmedia-dipendenti). Tanti spunti interessanti, per chi ancora è invischiato nell’utilizzo dei socialmerda; in tal caso, assolutamente consigliato.
La famosa invasione degli orsi in Sicilia, Dino Buzzati, Romanzo, 1945
Bel romanzo per bambini, anche se non ho molto apprezzato la solita retorica del rimpiangere la natura buona, roba che ha stancato dai tempi dei famosi brani di Adriano Celentano, con questa visione bucolica di ciò che è selvaggio (ivi compreso il mito del buon selvaggio) contrapposta alla brutta società sporca e cattiva degli esseri umani viziosi – a scanso di equivoci: sono stato scout per tanti anni (e “scout una volta, scout per sempre”), amo la natura e la rispetto (come ricorda una vecchia sigla dei Puffi), ma proprio per questo non la idealizzo, per quanto ora stia tornando di moda la narrativa del “mollo tutto e vado a vivere a svariati chilometri dall’ultima strada percorribile con automezzi”. Consigliato come lettura per bambini, ma per gli adulti non ci sono grandi chiavi di lettura più profonde (insomma: non aspettatevi “La fattoria degli animali” di George Orwell).
Nexus, Yuval Noah Harari, IA/Storia/Società, 2024
Questo titolo era finito nella mia lista (ora scesa a 400 libri da leggere) in quanto best-seller di cui hanno parlato in tanti. Da un punto di vista antropologico e sociologico, generalmente, non è così male, anche se tuttavia ho riscontrato delle imprecisioni a livello concettuale sull’informazione, ma niente di così pesante da invalidare il libro. L’opera è strutturata in diversi sezioni: reti umane, rete inorganica e “politica informatica”. La percezione è chiaramente pessimistico-luddista, ma l’autore cerca di affrontare l’evoluzione con oggettività, per quanto restino ovviamente tante domande aperte sul futuro (con una grande varianza data anche dall’impatto che l’intelligenza artificiale potrà avere in occidente e in Asia, Harari parla della “cortina di silicio”). Interessante dal punto di vista storico e anche per quanto riguarda i collegamenti, lo sforzo dell’autore di ricerca pattern comuni e analogie/differenze tra fenomeni di diverse epoche storiche (analogia tra la stampa de “Il martello delle streghe” e la radio che invitava al massacro in Rwanda, ma entrambe ben diverse da algoritmi attivi che massimizzano il coinvolgimento utenti e la polarizzazione – chi vuole approfondire, può leggere “Careless people” di cui ho parlato nello scorso WILL); ammetto di esser rimasto però leggermente deluso, date le alte aspettative, tuttavia ne consiglio la lettura.
Una cosa (suppostamente) divertente che non farò mai più, David Foster Wallace, Saggio umoristico, 1997
(Nota: ho aggiunto “(suppostamente)” perché la traduzione italiana l’ha tolto, perdendo anche il senso… cani maledetti, lo stesso avviene tantissime volte anche nei film, dove si stravolge il significato). L’irriverente David Foster Wallace pagato da una rivista per scrivere un reportage su una nave da crociera extra lusso ai Caraibi. Quello che ne esce fuori è quanto si possa aspettare da lui: una sarcastica ed onesta critica a quello che ha visto sulla nave da crociera, una specie di zoo dove sono imbarcate persone che a prima vista potrebbero sembrare piuttosto diverse, ma accomunate dal loro concetto di “relax” e di vacanza. Alcuni passaggi mi sono piaciuti particolarmente, come l’incontro del gruppo che imbarca con quello che sbarca e ritorna alla consueta vita da abitudinari. Uno sguardo (più d’uno) viente rivolto anche all’equipaggio. Libro godibile e interessante per vedere, con i suoi occhi, quel bestiario presente su un posto (la nave da crociera) dove si suppone ci si rilassi e ci si diverta h24, tra buffet infiniti e animazioni sfinenti.
La ragazza dai capelli strani, David Foster Wallace, Racconti, 1989
Serie di scene narrate con uno stile che mi ha ricordato, per qualche breve tratto, una specie di stile post-Beat generation e un po’ Palahniuk. Non l’ho apprezzato particolarmente, ma è anche un mio limite quello di non apprezzare molti romanzi che magari per altri sono delle opere magnifiche. Magari per il classico fan di Quentin Tarantino e di alcune americanate questa è una valida lettura, mentre io gli darei una sufficienza.
A che gioco giochiamo?, Eric Berne, Psicologia, 1964
Per quanto ormai io ne sappia più di alcuni psicologi (e m’è stato detto proprio da uno psicologo), questo mi mancava, anche perché la “teoria dell’analisi transazionale”, inventata da questo autore, non è qualcosa che si studia in tutti i corsi di psicologia. Ho approcciato lo studio senza troppe pretese, così da non rimanerne deluso: apprezzato lo sforzo di Berne di cercare di spiegare in maniera analitica le interazioni tra esseri umani e schematizzarle in paradigmi riconducibili a relazioni tra 3 tipologie di archetipo, nei 3 stati dell'”io”: bambino, adulto, genitore. Questo dà vita a diverse combinazioni possibili in oltre 30 “giochi” archetipici, che riguardano classiche situazioni di coppia, interazioni criminali, lamentele con gli altri e così via, riassunte in titoli che oggi sarebbero decisamente “cancel-culturati”, come il gioco “Ti ho beccato, figlio di puttana” (sì, letteralmente scritto così, sia in lingua originale sia nella traduzione italiana) declinato in versione genitore-adulto e genitore-bambino (ad esempio, un partner geloso “becca” il suo partner che a sua volta si aspetta la punizione per esser stato scoperto a tradire). Non lo reputo assolutamente un testo fondamentale, ma proprio la teoria in sé penso possa essere in gran parte cestinata (come la maggior parte delle teorie in psicologia, che non hanno nulla a che vedere con le teorie della scienza dura), questo lo potrei (ma proprio al limite) consigliare come lettura facoltativa per qualche psicologo clinico che vuole ampliare il suo bagaglio di teorie, estendendo leggermente la visione tramite chiavi di lettura meno comuni rispetto alle teorie più note, ma a tutti gli altri risparmierei la noia.
Il grande ritratto, Dino Buzzati, Fantascienza, 1960
Di quest’autore, ho apprezzato altre letture, sia da piccolo sia da adulto, ma la sua parte fantascientifica non ricordo d’averla esplorata prima. Non potrei paragonarlo a una celebre opera di Asimov, Dick, Lew o altri, ma del resto non c’è bisogno di paragonare, anche perché Buzzati qui si focalizza davvero pochissimo sulla parte tecnica, poche descrizioni particolareggiate, perché l’attenzione viene rivolta alle interazioni tra i protagonisti, al loro vissuto sentimentale ed emotivo e a quello che può generare quando viene digerito e declinato male. Sono affrontati alcuni temi come il determinismo e la preoccupazione di indipendenza dell’intelligenza artificiale (sì, già all’epoca), anche se molto leggermente, ma quello che colpisce di più è lo stesso alla base di film e serie come “Her”, “Black Mirror”, “Ex Machina” e altri, ma… non mi metto qui a spoilerare. Bel romanzo poco conosciuto, una buona lettura dal sapore leggermente retrò (non a caso, si respira anche l’atmosfera di segretezza nucleare – e non solo – che caratterizzava il periodo della guerra fredda), ma per certi versi senza tempo.
Il reggimento parte all’alba, Dino Buzzati, Romanzi, 1985 (postuma)
Qui è difficile parlarne senza svelare l’allusione che compare per l’intero romanzo. Mi limiterò a dire che qui l’autore ha giocato facile, nel descrivere una serie di scene “commozionanti” (cit.) benché siano spesso solo attimi di vita comune. Per stemperare, ogni tanto sono inseriti commenti che strappano un sorriso, come il fatto che sia incredibile come tutti gli uomini del mondo, entrati in librerie con 10.000 volumi, identifichino subito riviste di donne nude, attratti come rabdomanti – questo è un passaggio irrilevante, ma davvero non voglio rovinare la lettura citando quel che è invece più sensibile. Bella lettura da effettuarsi, però, in momenti non troppo nostalgici.
12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino (The whole-brain child), Dan Siegel & Tina Payne Bryson, Pedagogia/Psicologia dello sviluppo, 2012
Famoso libro scritto da un professore di psichiatria e una psicoterapeuta. L’ho trovato molto interessante e soprattutto “pratico”, ad un buon livello di compromesso tra i libri teorici (che comunque restano i miei preferiti sull’argomento) e quelli eccessivamente in stile tutorial basati su aneddoti con decine di esempi da cui però è difficile astrarre e generalizzare. A conferma della sua validità, ho trovato tante connessioni con altre opere sia di psicologia dell’età evolutiva, sia con psicologia cognitiva, ma anche con psicologia generale e sociale (negli appunti che ho prodotto, ad esempio, ho collegato i concetti di quest’opera a La scienza dello stare bene, “Thinking fast and slow” di Daniel Kahneman (e Amos Tversky) , “Memory” di Alan Baddeley, “The happiness trap” di Russ Harris, Loneliness”di John Cacioppo ed altri. Ottima guida per aiutare i bambini a svilupparsi in modo sano, in maniera equilibrata che tiene conto non solo della mente razionale (con la dicotomia del famoso “errore di Cartesio”, come direbbe Antonio Damasio), ma anche di ciò che avviene ai “piani inferiori” dell’intelletto. Allo stesso tempo, ottima guida per “non impazzire”, durante la costante fatica da neogenitore. Assolutamente consigliato soprattutto a genitori di bambini fino ai 10 anni e a educatori/insegnanti.
Principles – I principi del successo, Ray Dalio, Crescita personale, 2017
Lo dico sùbito: un po’ una profonda delusione. Anche qui, aspettative medio-alte, ma si è rivelato un po’ “fuffoso”, come molti libri di “crescita personale”. Peccato, perché il punto di partenza in sé è estremamente valido ed importante, ma questo libro non è il modo consigliato (almeno: non da me) per approfondire la questione di come definire/chiarire i propri valori e come seguirli. Da un punto di vista pratico, molto meglio “Getting things done” (e il successivo) di David Allen che, contrariamente a quanto molti ricordano, contiene anche molto di più delle singole regolette per l’implementazione a basso livello dello svolgimento delle attività (sono infatti affrontati anche i valori, la visione, gli obiettivi, ecc…). Ciò che proprio mi ha reso noiosa (financo irritante) la lettura è stata soprattutto la prima metà, in cui l’autore si autoincensa con melensa falsa modestia e narra delle gesta (ma aggiungerei anche: delle sottovalutate poderose botte di culo) che lo hanno portato a diventare ricco sfondato. Se davvero qualcuno vuole leggere questo libro, consiglierei di saltare a pie’ pari il pippone per catapultarsi direttamente alla parte finale, in cui sono riassunti i suoi consigli di vita; per il resto, risparmiatevi la lettura di un’opera di un autore che, da quelle pagine, m’è sembrato avere un ego più grande del suo ragguardevole patrimonio.
Giocati dal caso, Nassim N. Taleb, Economia/Statistica/Filosofia, 2001
Prima opera per il grande pubblico scritta dall’autore divenuto poi famoso per “Il cigno nero” (concetto che comunque compare anche qui, ovviamente meno approfondito di come ha fatto in seguito). Importanti considerazioni ed esempi su quanto spesso la fortuna giochi un ruolo importante, di come sia difficile per molti accorgersene e distinguere la fortuna da altre cause ben più deterministiche e replicabili. Descritti e ben approfonditi (sempre comunque in maniera potabile per i “non-matematici”, anche se chi ha dimistichezza con la matematica e la scienza può apprezzarlo maggiormente, in quanto lo collegherà ad altri argomenti che ha studiato) l’asimmetria, l’induzione, i bias importanti come quello del sopravvissuto e tanto altro, compresa l’importanza di simulazioni in modelli ben noti ai fan di Monte Carlo (inteso come il noto metodo). Come si può non amare questo scritto di Taleb, quando poi si legge una riflessione che è identica a quello che dico da anni: “Una grande differenza tra un umanista e una persona con formazione scientifica è che i secondi possono tranquillamente capire gli scritti dei primi, mentre un umanista non capisce nulla dei secondi e non sa distinguere tra uno scritto di uno scienziato e quello di un truffatore”. Che mi ha riportato poi alla mente una bella vignetta di XKCD:

Libro non solo consigliato, ma che definirei fondamentale, insieme ad altri che avevo già mostrato in Pensiero critico e processo decisionale, un paio di riflessioni (molto) personali. Sono davvero convinto che, con la conoscenza di statistica di base e l’applicazione del pensiero critico, questo potrebbe essere davvero un mondo migliore.
Il mondo secondo la fisica, Jim Al-Khalili, Fisica, 2020
Probabilmente il libro divulgativo di fisica che consiglierei per un livello intermedio, una volta terminati i concetti base. Questo perché è sì possibile leggerlo anche con una normale cultura da scuola media, ma per provare davvero a comprendere alcuni concetti complessi, nonostante i grandi sforzi dell’autore per semplificarli, serve una certa familiarità con nozioni base. Si parla di scala (non il linguaggio di programmazione, né quella per salire e/o scendere, ma intesa come scale microscopiche ed astronomiche), spazio e tempo, energia e materia (e loro collegamento), quanti (…e quanti quanti! almeno 6), termodinamica e “freccia del tempo”, unificazione e possibile futuro per la fisica, includendo anche considerazioni pratiche sull’utilità della fisica e soprattutto “pensare da fisico”: due capitoli che renderei obbligatori nelle scuole dell’obbligo. Del resto, è un tema ricorrente nelle letture di questo mese (e non solo), tra Odifreddi, Taleb, Al-Khalili ed altri (più giù recensisco anche un paio di libri di Piero Angela), quello dell’importanza del pensiero scientifico – fino ad arrivare a Carl Sagan che ci ha scritto un’opera monumentale, “The Demon-Haunted World”. Questo libro è quello che mi ha richiesto lo sforzo maggiore non solo in termini di tempo, ma anche di concentrazione e approfondimento: ammetto che molti dettagli non li avevo mai visti, mentre per altri ho avuto bisogno di riprendere classificazioni, equazioni, distribuzioni, configurazioni e così via. Fermo restando (e “Fermi non restando”… questa era brutta, chiedo scusa alla memoria del grande premio Nobel) che alcuni concetti di relatività e di fisica quantistica non possono davvero essere “padroneggiati” (come sosteneva ironicamente anche il mitico Feynman), questo libro aiuta molto a schematizzare e mettere in ordine. Bello bello.
Come cambiamo il mondo, Stefan Klein, Creatività/Società, 2022
Difficile catalogare questo libro in qualche categoria, in quanto abbraccia diversi campi, spaziando nella storia e nella mente umana, pur mantenendo un fil rouge che collega invenzioni scientifiche con le Demoiselle di Avignon e le ultime battute della sinfonia “Jupiter”… partendo dai ritrovamenti paleontologici negli scavi di Lomekwi, presso il lago Turkana (Kenya) per arrivare alla contemporanea epoca dell’Antropocene, ipotizzando cosa sarà davvero importante per il futuro. Una bella sopresa, totalmente inaspettata sfogliando un catalogo di libri! Bella l’intenzionalità, ma riservo sempre un po’ di spazio all’ispirazione, guardando opere che non avevo accuratamente cercato prima. Consiglio la lettura soprattutto a menti particolarmente curiose.
Cecità, José Saramago, Romanzo/Fantascienza apocalittica, 1995
Ogni mia parola su questo celebre romanzo è superflua. Non è la classica distopia, ci sono diversi temi “personificati”, nel senso che ho colto diversi livelli di astrazione nel racconto delle diverse azioni e interazioni dei personaggi coinvolti – ed è anche vero che spesso è l’interpretazione che rende un’opera d’arte più o meno interessante, oltre l’ovvio livello base della percezione elementare. Peccato che l’autore, nella descrizione dei bagni (non anticipo nulla), abbia perso l’occasione per parlare di… “bagno cieco”! (Vado a ritirarmi dopo questa freddura). Tante domande che restano dopo la lettura, tra cui non solo le ovvie considerazioni sul dono della vista (oppure “Ora che ho perso la vista, ci vedo di più”, frase da “Nuovo cinema paradiso” citata anche così de botto senza senso, in italiano, in un brano dei Dream Theater), ma anche interrogarsi se in fondo, in alcune situazioni, non sia meglio non vedere. Senza ulteriori spoiler, ue’ ue’, leggetavìll! (In un napoletano immotivato come una nota storiella di Valerio Lundini)
Consigli da un amico, Tony Robbins, Auto-aiuto, 1995
Anche chi cerca di stare alla larga dai motivatori all’americana (ancora di più se proprio americani) avrà sentito parlare di quest’autore; chi proprio non ha idea di chi sia, i Griffin ne hanno riassunto l’essenza. In questo scritto che potremmo definire “giovanile” ed avallato da personaggi come Bill Gates, Anthony Robbins sciorina un bel po’ di banalità (che forse negli anni ’90 erano meno banali?), scivolando però spesso negli stessi errori de “Le vostre zone erronee” di Wayne Dyer, ovverosia l’assolutismo dell’homo faber senza dare il giusto peso a fattori independenti dalla nostra volontà (v. invece il libro di Taleb di cui ho scritto poco fa), rendendo il libro pregno di bias del sopravvissuto. Molto probabilmente era in buona fede, ma quanto poi leggo capitoli come “il vocabolario del successo”, “Sei con le spalle al muro? Sfondalo con una nuova metafora!” e “Pronti, ai posti, meta!”, cringio male e mi partono bestemmie che renderebbero il mio stato d’animo evidente anche a “non esperti di PNL” (quella pseudoscienza tanto cara a molti “motivatori”). Ho trovato questo libro lievemente interessante ma solo da un punto di vista “storico”, del capire l’aura potentissima attribuita all’autore, che è l’idolo di diverse organizzazioni settarie e dei wannabe “coach”: sia chiaro, io stesso mi definisco “coach” (in àmbiti ben specifici, ma corcazzo che mi ritengo (né fortunatamente vengo percepito come) un motivatore; quel ruolo lo lascio ai ragazzi disperati che s’improvvisano animatori turistici e ai vari santoni di diverse religioni e simili), ma c’è modo e modo di aiutare e consigliare. Per chi è in cerca di libri ben più seri sul tema, consiglio invece titoli come “Be useful” di Arnold Schwarzenegger.
La fuga del signor Monde, Georges Simenon, Romanzo, 1955
Libro ascoltato dalla voce di Corrado Guzzanti, son state ore piacevoli, non tanto per la storia in sé (ribadisco: è un mio limite coi romanzi, non è di certo colpa degli autori se me ne piacciono davvero pochi), quanto per gli spunti di riflessione derivanti da quello che potrebbe essere un cliché, ma che viene poi sviluppato e descritto in maniera leggermente comica, ma più che altro tratteggiata anche poeticamente, a modo suo. Bellino, senza troppe pretese.
Dieci cose che ho imparato, Piero Angela (e Massimo Polidoro), Divulgazione scientifica, 2022 (postuma)
Se siete genitori o insegnanti (soprattutto in Italia, ma non necessariamente), mettete da parte ogni altro libro che state leggendo o che dovete iniziare e leggete questo. Non ritengo che l’autore abbia bisogno di presentazioni, ma per i più giovani: Piero Angela è stato un importante figura di riferimento, che ha reso popolare la divulgazione scientifica in Italia; è anche grazie a lui (o per colpa sua :P) che io e un paio di generazioni di giovanissimi hanno approfondito materie scientifiche e tecnologiche, al punto di farne una professione e/o di impostare la propria vita abbracciando il pensiero e il modo scientifico. Direi che è stato uno dei pochi esempi virtuosi che dimostra che, anche se molto raramente, Neil Postman non vada preso integralmente come “tutta la divulgazione sui mass media è deleteria”, perché dipende tantissimo dal contesto, est modus in rebus; inoltre, la stessa trasmissione (“Super Quark”) è stata vista da me e da miei coetanei, eppure alcuni di loro sono totalmente disinteressati alla scienza, al punto di svilupparne quasi un’avversione, quindi il seme della divulgazione deve comunque attecchire in un terreno fertile – quand’anche Piero Angela e tutta la sua squadra abbiano appassionato alla scienza solo me e “poche” persone, il suo sforzo non è stato vano. Potrei tessere lodi all’autore che ha popolarizzato fisica, chimica, scienze naturali e tecnologia (ed altro) per il grande pubblico, senza banalizzare concetti pur rendendoli accessibili, ma torniamo al libro. Nella prefazione, il figlio Alberto (che ha invece improntato la divulgazione verso la storia e l’archeologia) ha descritto il padre come “a volte spicciolo negli esempi, ma profondo nei ragionamenti”, il che è probabilmente la chiave per una corretta comunicazione della scienza. Tanti i temi affrontati in maniera incredibilmente lucida (e ricordiamo che questo libro è stato scritto da un novantenne!), tra cui l’importanza (e la responsabilità!) della politica nello sviluppo scinetifico/produttivo e nell’istruzione, i grandi cambiamenti apportati da scienza e tecnologia in tutto il mondo, la demografia, sfide ambientali ed energetiche e soprattutto una grande parte centrale sulla scuola – trattando argomenti di cui ho discusso più volte con amici che sono insegnanti alle superiori e professori universitari. Libro stra-consigliato e ottima base per tante riflessioni ed approfondimenti, oltre che testamento spirituale di grande valore, insieme all’altro suo libro (v. sotto).
La meraviglia del tutto, Piero Angela (e Massimo Polidoro), Divulgazione scientifica, 2022 (postuma)
Nelle parole dell’autore, raccolte da Massimo Polidoro (suo fidato amico nel CICAP e non solo): un testamento, un libro non solo per i lettori, ma anche per se stesso. Qui sono tentato dal non scrivere quasi nulla, ma di consigliarlo e basta; eppure un paio di righe “devo” pur scriverle: mi ha seriamente “mosso” la parte iniziale, quella sul perché ha scritto (o meglio: fatto scrivere dal buon Massimo) questo libro. Come dice il titolo, questo libro esprime meraviglia per il tutto, dalle origini (compresi i tentativi di rispondere a domande come “da dove viene la vita?”), passando per l’evoluzione (e i limiti dello sviluppo), in particolare del cervello, per poi svelare i segreti di una buona divulgazione efficace (5 obiettivi: fare amare la scienza, far capire le cose, far capire a cosa serve, farne capire l’utilità, mostrare la bellezza del metodo). Affronta poi, in maniera complementare all’altro libro, l’istruzione, raccontando anche la sua esperienza in merito, presso il ministero dell’istruzione (tra l’altro, ci sono andato anche io in quel palazzo, per motivi di servizio legati alle attività che svolgevo nella mia vita precedente, non molto prima di decidere di andarmene dall’Italia). Si parla di intelligenza (come coltivarla e mantenerla, tematica a me molto cara, come ne ho scritto nell’articolo precedente, su come Accettare l’oblio – potete immaginare che effetto m’abbia fatto ascoltare “A me piacerebbe questo epitaffio: “Con tutto quello che avevo da fare…””, per certi versi non molto diverso da quello su cui io scherzo da anni per il mio, di possibile epitaffio, che ho scritto appunto nel citato articolo) e si finisce con l’importantissima tematica (che dovrebbe essere quella principale di una nazione sana, non una vecchia nazione malata e decadente come l’Italia) dei giovani e del futuro. L’autore spera, con questa conversazione divenuta libro, di aver passato la sua staffetta ai giovani. E io spero che i giovani faranno tesoro delle sue parole.
Non fosse chiaro il mio giudizio in merito: LEGGETE E FATE LEGGERE QUESTO LIBRO, ADESSO.
Grazie di cuore, Piero.
Solitudini, Paolo Crepet, Psicologia, 1997
Libro importante per la tematica affrontata, non tanto come trattazione generale della solitudine (per quello, consiglio “Loneliness” del fu professor John T. Cacioppo), quanto come tentativo di capire le dimensioni della solitudine, non come mezzo per necessaria riflessione e crescita, ma come distanza dagli altri. Parte da storie vere (l’autore è uno psichiatra e psicoterapeuta), per riflettere. Come dice Crepet: pochi decenni fa, ci saremmo aspetti più socializzazione, invece stiamo andando verso l’assenza di abbracci e di scambiarsi “ti voglio bene” che non siano un cuoricino rosso; c’è sempre meno riflessione, ci focalizziamo su effimeri fatti di cronaca, rimpiazzati dai nuovi. Molti giovani non sanno a chi rivolgersi in caso di problemi, nessuno, pur avendo ricevuto più di tutte le altre generazioni. Non sono molto appassionato di storie (anche se, ancora minorenne, ho letto libri di Freud in cui raccontava dei casi di vari pazienti), ma è ad ogni modo interessante vedere con altri occhi (eventualmente con altre lenti, il nome di ‘sto sito non è casuale), storie che non vivremo in prima persona perché realtà psicologicamente e contestualmente molto distanti da noi. Tuttavia, lo consiglierei solo ad appassionati di letture de “Le vite degli altri” (come titola un noto film).
La danzatrice di Izu, Yasunari Kawabata, Romanzo, 1926
Dimentica, Raffaele Morelli, Auto-aiuto, 2024
Scelto così, “a caso”, rimasto abbastanza deluso da questo libro di questo psichiatra noto al grande pubblico a causa delle sue apparizioni televisive (chi è ormai poco giovane, come me, se lo ricorderà al “Maurizio Costanzo Show”). Alcune considerazioni sono valide e utili, ma il tutto viene rovinato da quello che sembra essere il messaggio principale del “sii te stesso, non cercare di migliorarti” – sono anch’io del parere che il pensiero positivo a tutti i costi sia più spesso nocivo che non benefico, ma da qui ad abbracciare il mito del buon selvaggio e della teoria “monnnezzo-petalosa” della ghianda di James Hillman, cetteprègo, anche no. Il Wu wei e lo Shoganai (o “Shikata ga nai“, come qualche vero esperto di sicurezza informatica può associare ad altro…) non possono essere brutalmente semplificati come in questo libro, è praticamente un’offesa alla cultura orientale. Non so se questo libro possa essere di aiuto o anche solo di interesse per qualcuno, ma “per me è no”.
Le cosmicomiche, Italo Calvino, Romanzo/Fantascienza, 1965
Un romanzo che ha anche una (debole) valenza scientifica, nel senso che può affascinare i ragazzi e spingerli a studiare alcune materie, tra cui ovviamente astronomia. Si affronta, in chiave di romanzo (tramite personaggi) la creazione dello spazio, della luce, dell’atmosfera, l’evoluzione, la creazione e combinazione di atomi, l’interazione tra galassie. Non mi ha particolarmente entusiasmato (soprattutto se confrontato con libri “veri”, nel senso di divulgativi), perché sono forse infastidito dall’uso di espedienti narrativi per lo “storytelling” (vale lo stesso per “il mondo di Sofia”, di cui comunque scriverà nel prossimo WILL), ma ne riconosco la creatività e alcuni aspetti tecnico-pratici affrontanti, come (cerco di non spoilerare) il problema delle comunicazioni “in tempo reale” con altre galassie, l’importanza del mettersi d’accordo sui simboli e tanto altro. Una lettura leggera che è comunque meglio che buttare tempo e sanità mentale scrollando cose a caso su dispositivi connessi a Internet.
Il cane, Ivan Sergeevič Turgenev, Romanzo breve, 1895
Le mie risposte alle grandi domande, Stephen Hawking, Fisica/Vita, 2018
L’autore, noto per poter aver rubato a Homer Simpson l’idea di un’universo a forma di ciambella, espone il suo punto di vista (a volte supportato da recenti scoperte, a volte abbandonandosi a speculazioni e previsioni sul futuro) su diverse questioni, alcune “tecniche” ed altre che qualcuno potrebbe definire “filosofiche” (ma ricordiamoci che è solo la scienza a permetterci di sapere, seppur con limitazioni, ciò che sappiamo). Ci sono purtroppo un po’ di ripetizioni di alcuni concetti, questo libro si sarebbe forse potuto “montare”/assemblare meglio, ma mi rendo conto che non sarebbe stato così facile. Comprensione dell’universo infinito, di cosa c’era prima del big-bang, l’importanza delle esplorazioni spaziali, l’evoluzione e il ruolo dell’intelligenza artificiale, previsioni del futuro e tanto altro, ma soprattutto (ed è il Leitmotiv di molte letture di questo mese, pur non facendolo di proposito) cosa devono aspettarsi i giovani, con un futuro molto più legato a scienza e tecnologia (e l’Italia sta preparando benissimo i giovani al futuro, (ri)portando bibbia e latino in classe – inserire qui combinazione a piacere di una figura della religione cristiana seguita da un animale). Del resto, come l’autore ricorda più volte (v. anche la gag di Simpsons), la tecnologia ha permesso di dargli la voce, nonostante l’informatica fosse solo agli esordi; oggi usiamo strumenti che erano inimmaginabili 60 anni fa, tra qualche anno useremo cose che ora possiamo a stento immaginare (come scrisse anche Theodore John “Unabomber” Kaczynski nel suo manifesto “Industrial society and its future”). Libro che consiglierei anche per appassionare i giovanissimi allo studio della scienza.
Il libro dei cinque anelli, Miyamoto Musashi, Filosofia/Marziale, 1645
Un’opera che, ovviamente, mi ha ricordato l’Hagakure (che è comunque successiva, di una settantina d’anni dopo), condividendo radici del Bushido, con particolare enfasi su disciplina e mentalità del samurai, ma anche sui noti valori come lealtà e risoluzione, sottolineando l’importanza della preparazione anche da un punto di vista mentale, non solo fisico. Quest’opera, però, è più strutturata, mentre l’Hagakure è un po’ più come una specie di equivalente delle riflessioni di Marco Aurelio (dopo aver proposto un simile paragone, c’è chi eseguirebbe seppuku), nel senso di lunga serie di aneddoti ed aforismi. Dei 5 libri, di gran lunga il mio preferito è il primo (quello della terra), con grande importanza attribuita alla strategia, seguita da catalogazione ed esempi dei diversi modi in cui gli uomini passano la vita. Tra i consigli, quello di seguire questa strada: Non pensare in modo disonesto, Il cammino è in formazione, Conoscere ogni arte, Conoscere le modalità di tutte le professioni, Distinguere guadagno e perdita in questioni mondane, Sviluppare giudizio e comprensione intuitivi per ogni cosa, Percepire le cose che non si possono vedere, Prestare attenzione anche a inezie, Non fare nulla che non serva a nulla. Spunti interessanti anche nell’ultimo libro, quello del vuoto, che può sembrare, appunto, vuoto, ma in realtà presenta profonde verità, tutt’ora applicate nella fisica (v. sopra, “Il mondo secondo la fisica”) oltre che in generale nella vita, come “Conoscendo le cose che esistono, si può conoscere le cose che non esistono” oppure “Il vuoto non è ciò che non si riesce a capire, quello è smarrimento”. Consigliato, non solo agli appassionati di oriente e di strategia.
In mezzo al mare, Mattia Torre, Racconti brevi, 2012
Racconti brevi (da uno in particolare è stato tratto un film che ha riscosso un certo successo). Il primo è, secondo me, particolarmente degno di nota per spunti interessanti per l’essere umano contemporaneo che avverte che tutti gli altri sembrano conoscere bene se stessi e si descrivono come “io sono uno di quelli che…”, “io da quella volta sono diventato…”, mentre ci vuole onestà a dire che non conosciamo non solo noi stessi, ma spesso neppure nulla del mondo, di faccende come politica, borsa, cosa pensano gli altri e così via. Onestamente, non mi ricordo molto, nel senso che non riscontro tanti passaggi degni di nota, ma lo stile particolare e crudo di Mattia Torre, andatosene troppo presto, non delude.
Psicotrappole, Giorgio Nardone, Psicologia, 2013
Essere sensibili o intelligenti è generalmente considerata una dote, ma può diventare ossessione e trasformarsi in dubbio patologico. Questo libro, scritto da chi ha fondato ad Arezzo, insieme a Paul Watzlawick, il centro di terapia breve strategica, mostra le “psicotrappole” del pensare e dell’agire, paradossalmente più perniciose proprio per chi ha un intelletto molto sviluppato: è spesso proprio chi cerca di ragionare il più possibile che si “incarognisce” e si accanisce mentre “sconfitto torna a giocar con la mente e i suoi tarli” (come canterebbe Battisti su testi di Mogol). Stranamente, di Nardone, anni fa, avevo letto altri libri, tra cui il successivo “Psicosoluzioni”, ma non questo, quindi ho rimediato. Alla terapia breve strategica m’ero avvicinato studiando le opere di un altro esponente che ho conosciuto di persona tramite collaborazione con le forze armate, Matteo Rampin, solo che in quel caso è più incentrato su altri aspetti (non meno interessanti). Questo libro non si prefigge di “curare”, non è un sostituto ad una terapia, tuttavia consente di capire meglio alcune dinamiche e propone possibili soluzioni (qui solo accennate, poi descritte meglio appunto in “Psicosoluzioni”). Interessanti i meccanismi coinvolti, anche se per alcuni di questi vorrei saperne di più, ad esempio da cosa scaturisce, a livello più profondo (e intendo proprio neurologico, biochimico), la trappola dell’illusione della conoscenza definitiva (illusione dell’essere umano moderno di poter dominare tutto con la conoscenza definitiva della realtà); sono ovviamente consapevole delle ragioni evoluzionistiche di questa e della volontà di avere tutto sotto controllo, di rendere tutto spiegabile e così via, ma… ecco, questo dimostra che è una trappola in cui cado spesso, a volte occorre solo lasciare andare, come ho scritto in passato in diversi articoli sulla conoscenza. Libro consigliato soprattutto a chi vuole analizzare i diversi modi in cui alcune persone (inclusi noi stessi) pensano e agiscono, che possono diventare problematici e disfunzionali e da cui (in una certa misura) è possibile alleggerirsi.
Non sperate di liberarvi dei libri, Umberto Eco e Jean-Claude Carriere, Saggistica/Libri, 2009
Interessante “viaggio” in una chiacchierata tra Eco e Carriere, anche se a mio avviso parte malissimo, con un tono un po’ alla Galimberti e un po’ alla Taleb contro le alternative ai libri – il che è buffo, considerato che questo libro l’ho ascoltato come audiolibro! E l’ho recepito esattamente come avrei recepito un libro cartaceo, producendo le stesse 2.000 parole di appunti che avrei probabilmente prodotto leggendolo cartaceo, se non forse meglio perché avevo le mani libere mentre le parole degli autori scorrevano nelle mie orecchie. A parte l’inizio invecchiato male, con frasi come “Il libro sprarirà a causa di Internet? Mi sono già espresso: con Internet pensavamo di entrare nel mondo delle immagini, invece siamo tornati nel regno di Guthenberg” (questo libro è stato pubblicato nel 2009, Eco è morto nel 2016, strano non si sia accorto di Instagram, ma ora è decisamente più evidente che il grosso del consumo è costituito da foto e soprattutto video brevissimi, salvo qualche serie e film che rimpiazzano cinema e TV); “una volta inventata la ruota, non potete fare di meglio per migliorarla” suona come il “neofobo” Taleb, ma poi toppa proprio alla grandissima con “Non possiamo neppure servirci di un computer se non sappiamo leggere e scrivere” (chiunque abbia visto con un bambino piccolo con (purtoppo) in mano un dispositivo elettronico sa quanto questa affermazione sia lontanissima dal vero)… dicevo: a parte la partenza bruttissima, il resto del libro è sinceramente interessante. Pregno di riferimenti storici (colti e popolari), affronta temi curiosi, ma quello che forse la maggior parte delle persone apprezzerà sono le discussioni in merito al collezionismo, in particolare di libri, del resto Eco era noto anche per la sua passione nel collezionare libri di pregio, soprattutto rare opere sugli “errori”, ad esempio teorie esplorate ma poi rivelatesi errate (a volte, era semplicemente l’autore consapevole in malafede). Tolta la parte iniziale, libro consigliato ai curiosi, soprattutto consigliato ai libridinosi (i libidinosi del possesso del cartaceo).
Finzioni, Jorge Luis Borges, Racconti/Fantascienza, 1944
“Gli specchi e la copula sono abominevoli perché moltiplicano gli uomini”. Se questa frase vi ha incuriosito, insieme ad alcune affermazioni di Funes sulla memoria (“Ho più ricordi io da solo di quanti ne avranno avuti tutti gli uomini da quando il mondo è mondo”, “I miei sogni sono come la vostra veglia”, “La mia memoria è come uno scarico di immondizia”), direi che questa serie di racconti potrebbe piacervi.
CORSI
The Basics of Libertarian Free Will, Dartmouth College
Il libero arbitrio, uno dei temi più “intrippanti” (nel senso che apre a certi trip nella tana del Bianconiglio…). Questo corso è il primo di tre di una specializzazione su quell’argomento, affrontato da diverse angolazioni. Il “liberi da” e il “liberi di”, in una lotta non solo col contesto sociale (v. sopra, il saggio “On Liberty”) e con quello delle possibilità da parte di leggi fisiche, ma col determismo! Si parte dalle basi (altrimenti non si sarebbe intitolo “the basics of…”) come definizioni di “verità”, realtà e conoscenza (non solo a livello concettuale con la stra-citata caverna di Platone, ma proprio pratico, con le percezioni dei sensi… che tra l’altro sono un tema affrontato dal Buddhismo e in tanti altri contesti), informazione (v. sopra, “Nexus”), causazione, consapevolezza, volontà… temi affrontati da un punto di vista scientifico, ma anche filosofico. Direi che è uno di quei corsi che apre la mente, ma da consumare con moderazione!
The science of well-being for parents, Yale University
Una specie di La scienza dello stare bene (tenuto dalla stessa docente), leggermente ritagliato per genitori. M’aspettavo onestamente qualcosa di più, invece ho notato tantissima sovrapposizione rispetto al corso principale. Sì, ci sono esempi pratici e concetti fondamentali come gestione del tempo e soprattutto gestione delle emozioni e delle aspettative verso i figli (soprattutto pressione accademica, molto sentita in alcuni contesti, fino a livelli estremi soprattutto in Giappone), con un capitolo sui socialmerda (su cui sarei andato comunque molto più pesante), ma in qualche modo mi sarei aspettato un po’ di più. Ad ogni modo, soprattutto a chi non ha seguito il corso principale (quello generale, non “for parents”), consiglio lo studio di questo – per ovvi motivi, soprattutto ai genitori.
FILM E SERIE
- Zootropolis 2, Byron Howard Jared Bush Rich Moore, Animazione, USA, 2025
- Mister Link, Chris Butler, Animazione, USA, 2019
- Il petroliere, Paul Thomas Anderson, Drammatico, USA, 2007
- Lars e una ragazza tutta sua, Craig Gillespie, Drammatico/Commedia, USA, 2007
- L’uomo senza sonno, Brad Anderson, Drammatico/Thriller, USA, 2004
- M – Il mostro di Düsseldorf, Fritz Lang, Drammatico/Thriller/Crimine, Germania, 1931
- Memorie di un assassino, Bong Joon-ho, Drammatico/Thriller/Crimine/Noir, Corea del Sud, 2003
- Io sono la fine del mondo, Gennaro Nunziante, Commedia/Satira, Italia, 2025
- Castaway on the Moon, Lee Hae-jun, Romantica Commedia/Drammatico, Corea del Sud, 2009
- Le conseguenze dell’amore, Paolo Sorrentino, Drammatico/Thriller, Italia, 2004
- Colpevole, Antoine Fuqua, Thriller/Drammatico, USA, 2021
- Non sei mai stato davvero qui, Lynne Ramsay, Thriller, USA, 2017
MUSICA
Oneohtrix Point Never, Vaporwave / Hypnagogic pop, USA, 2004-.
Ho iniziato l’anno con l’esplorazione di “qualcosa di completamente diverso” (per ricordare i Monty Python). Difficile descriverlo a parole, quindi lascio spazio all’ascolto/visione:
A. G. Cook, Hyperpop / PC Music, UK, 2014-.
Qui ho proprio fatto uno sforzo: non apprezzo particolarmente il remix/sampling, anche se almeno quest’artista prova a creare qualcosa di innovativo, che comunque alla fine non è molto diverso dai vecchi remix; qualche passaggio interessante e rivisitazione lo rendono quantomeno un po’ più interessante rispetto al resto del rumore in cui siamo immersi… anche se mi risulta davvero molto pesante ascoltarlo per più di un paio di minuti. Consiglio di provare con l’ascolto di “Beautiful“.
Tigran Hamasyan, Jazz/Fusion/Armenian folk, Armenia/USA, 2001-.
Dopo i due “esperimenti” di cui sopra, qualcosa per “ripulirsi le orecchie” (e la mente). Segnalerei (ATTENZIONE: video con lampi di luce) Years Passing e One Body, One Blood, ma non sono di facilissimo ascolto, soprattutto a chi non è abituato ai soliti “giri” in 4/4 e alle melodie per bambini che passa la radio commerciale (nel caso di trap: “melodie” poco melodiche, forse adatte per bambini sordi e/o col gusto dell’orrido).
Rəhman Məmmədli, Azerbaijani guitar, Azerbaigian, 1978?-.
Quello che mi è piaciuto davvero lo lascio per ultimo e quindi, dulcis in fundo, arriva lui: quando un chitarrista (in particolare elettrico) pensa d’aver ascoltato ogni possibile genere e interpretazione, ogni stile concepibile e fisicamente realizzabile… si scoprono musicisti sui generis come questo azero nato nel distretto di Füzuli. Non è tanto la musicalità che mi ricorda la vicina Armenia ad avermi colpito, quanto il tocco e l’uso della leva (non lo strumento finanziario, né fisicamente quella di Archimede, intendo la leva al ponte mobile della sua chitarra elettrica). Potrei qui fare confronti (più che altro differenze) col bending di David Gilmour, B.B. King o Eric Clapton oppure con quello sul manico scavato delle Stratocaster di Yngwie Malmsteen, con la leva di Joe Satriani o Steve Vai… ma parlare di musica è come ballare d’architettura, pare aver detto quell’eclettico di Frank Zappa, quindi buon ascolto!
Buongiorno,
nell’ultima rubrica di “Will” non sono presenti le considerazioni sul materiale consumato; ci sono solo i titoli LIBRI, CORSI, FILM E SERIE, MUSICA” ma non c’è scritto nulla sotto di essi.
Ho aperto la pagina con browser differenti e il problema persiste.
Ne approfitto per farle i complimenti riguardo il blog.
Saluti.
Ciao Gianluca,
grazie dei complimenti, ma per favore diamoci del “tu” 🙂
Sì, “correttamente” non vedevi nulla perché non avevo completato, se aggiorni ora dovresti vedere la lista.
Buona lettura!