WILL (What I Love Learning) – 2025.06

Mese “standard” dal punto di vista di contenuti consumati, con la media di un corso ed un libro a settimana (in linea col desiderio di leggere almeno 50 libri all’anno, mentre per i corsi in realtà non ho un quantitativo prefissato). Per luglio, potrei ridurre il carico, nella speranza di riuscire a consolidare un po’ di “knoweldge base” che ho accumulato negli anni (si tratta di migliaia di appunti sparsi, che mi hanno prodotto ultimamente anche delle riflessioni proprio sul concetto e sul costo in termini di tempo ed energia nell’accumulare e mantenere appunti, ma ora non è il momento nè il posto adatto per scriverne). Di seguito, extra-riassuntazzo e brevi opinioni personali su parte del cibo che ha nutrito il mio cervello nel mese di giugno 2025.

LIBRI

SuperIntelligence, Nick Bostrom, Scienza/AI, 2014

Nick Bostrom (filosofo svedese, direttore del Future of Humanity Institute presso l’Università di Oxford) esplora con rigore le traiettorie possibili di un’Intelligenza Artificiale che supera quella umana, invitandoci a riflettere sui rischi esistenziali e sulle leve etiche di un futuro dominato dalle macchine. Un viaggio appassionante attraverso paure e speranze tecnologiche, pensato per chi ama mettere in discussione il confine tra uomo e macchina e per chi vuole vedere, in un mondo di fuffaroli incalliti “esperti di ei-ai”, un approccio strutturato e, quando possibile, anche quantitativo a grandi linee (ci son proprio dei riquadri appositi in cui l’autore mostra calcoli e ragionamenti).

Deep Utopia, Nick Bostrom, Philosophy/Technology, 2024

Lo stesso autore del libro di cui sopra continua il suo viaggio in alcune possibili ipotesi di futuro, premettendo ovviamente che siamo limitati dalla conoscenza attuale – e ricordando, come ha scritto Ted “Unabomber” Kaczynski nel suo Manifesto, che parte della nostra quotidianità è andata ben oltre quello che solo pochi decenni fa non avrebbero neppure sognato con la fantascienza, nel bene e nel male. Personalmente, a differenza dell’autore, non credo che raggiungeremo limiti maltusiani: reputo più probabile che ci sia una lieve inversione di rotta in alcune dinamiche o che si viri verso comportamenti sociali disfunzionali come quelli analizzati da John Bumpass Calhoun nel suo esperimento “universo 25” (v. Fogna del comportamento). Libro interessante come “esperimento di pensiero”, anche per mettere alla prova e riconsiderare le proprie certezze in merito a comportamenti psicologici del singolo e della società, nel momento in cui “le risorse non sono più un problema” (come nel caso di chi prova ad andare FIRE).

The death of expertise, Thomas M. Nichols, Sociology/Politics, 2017/2024

La doppia data si riferisce a prima pubblicazione e seconda edizione (che è quella che ho letto). Thomas M. Nichols denuncia con chiarezza la crisi di fiducia verso le competenze specialistiche, spiegando come l’antidoto all’era della disinformazione sia un rinnovato impegno per il sapere autentico. Un allarme lucido e pungente per chi crede ancora (ormai immagino in pochi) che la democrazia prosperi solo se nutrita da una cultura critica e consapevole. Ricco di esempi anche recenti (la seconda edizione riporta ovviamente anche una parte del circo che abbiamo visto durante la scorsa pandemia), l’autore non risparmia nè il pubblico nè gli esperti veri (o i presunti tali), nè i polarizzanti (e schifosissimi) media, nè la decadente classe politica che contribuisce ad esacerbare il fenomeno. Purtroppo le soluzioni proposte son poche e, se non si è davvero inguaribili ottimisti, appaiono poco efficaci. Libro che non consiglierei a chi si deprime facilmente e soprattutto a chi già crede che ci stiamo dirigendo inesorabilmente verso un futuro alla Idiocracy.

The Purloined Letter, Edgar Allan Poe, Detective Fiction, 1844

“La lettera rubata” è un interessante racconto che fu spunto di riflessione per Sigmund Freud, per lo psicanalista sperimentale come Jacques Lacan e per il filosofo francese Jacques Derrida (almeno così riportano alcuni saggi citati da Wikipedia). Benché piuttosto breve, l’autore riesce con mastria a bilanciare i dettagli minuziosi e importanti considerazioni psicologiche: un romanzo che consiglio assolutamente a chiunque voglia capire un po’ di più il ragionamento “out of the box” e il “pensiero laterale” utilizzato da investigatori capaci – in ambito di difesa, nel mondo reale, non è raro sentire il consiglio “pensa come l’attaccante”, così come nei film poliziotteschi italiani si vede spesso chiedere consiglio a ladri ed assassini per riuscire a portare avanti le indagini (al punto che si vedono anche ex-delinquenti diventare brillanti poliziotti, come ricorderanno i fan di “Er monnezza”).

CORSI

Psychology of group behaviors, American Psychological Association

Ultimo corso dei tre della “specializzazione” di APA su Coursera. E, molto probabilmente, ultimo corso di psicologia/sociologia per me per un bel po’: sono ormai arrivato ad un punto in cui non solo reputo gran parte di quegli argomenti pura speculazione pseudo-scientifica che cerca invano di guadagnare credibilità come fosse una scienza vera, ma penso di avere ormai studiato tutto (sul serio) della materia, quindi ogni libro/corso/articolo non mi comunica nulla di neppure vagamente interessante – del resto, ho iniziato a leggere “i classici” quando non avevo ancora 18 anni, parallelamente al mio studio di scienza vera. Comunque, in breve, in questo corso vengono trattati i soliti argomenti che ci si aspetta dal titolo: definizione e classificazione di gruppi in base a caratteristiche e motivazioni, facilitazione sociale (prestazioni che possono migliorare o peggiore davanti ad un pubblico), social loafing (col classico studio sul tiro alla fune, in cui all’aumentare dei partecipanti diminuisce l’impegno del singolo), fenomeni di deindividuazione (quelli che contribuiscono ad esempio alla violenza delle masse negli stadi, oltre che al cyberbullismo e agli hater), pressione di conformità, effetto bystander, polarizzazioni nei gruppi. Corso che consiglierei solo a chi davvero non ha mai sentito parlare di questi argomenti – rimando comunque a Pensiero critico e processo decisionale, un paio di riflessioni (molto) personali.

Wine Tasting – Sensory Techniques For Wine Analysis, University of California

Buona struttura, moderata complessità, retrogusto di classificazioni con sentori di sfumature. Corso in cui viene mostrato un approccio analitico e replicabile per l’analisi sensoriale dei vini, con tanto di parte pratica. Vengono poi analizzati nello specifico bianchi e rossi standard “famosi” (diffusi), si parla di blend, ma anche di problematiche/errori più comuni che si presentano nella produzione e conservazione, insieme a consigli per l’abbinamento cibo-vino. Personalmente, avrei forse aggiunto un capitolo a parte dedicato solo ai lieviti (c’è un mondo dietro e sono più rilevanti di quanto si possa immaginare), ma per essere un corso base dedicato ad un pubblico generalista, davvero ben fatto.

Supporting Parents of a Newborn Baby, University of Colorado

Di corsi sui bambini qui ne ho già parlato (ad esempio: Think of the children (development)), questo in particolare parla dell’importante e delicato rapporto genitori-figli nelle prime fasi dei bambini (e dei neogenitori): comportamenti fisiologici e patologici post-gravidanza (non necessariamente baby-blue e depressione/ansia), l’assoluta necessità di dormire per i genitori, la possibile “parità nei sintomi” dei genitori (argomento che già di per sè dovrebbe sensibilizzare sull’assurda disparità di trattamento dello stato e dell’eventuale datore di lavoro ad esempio tra madri e padri), supporto da parte di famiglia e vicinato e amministrazioni locali (se vogliamo ricordare il famoso detto: per crescere un bambino, serve un villaggio), particolarità nel caso in cui i figli vengano cresciuti da coppie omosessuali, l’attaccamento figlio-genitore (visto ambolati), il “kangarooing” e (la parte che mi piace di più) lo sviluppo del cervello dei bambini – per chi è interessato a questa parte nel dettaglio, suggerisco corsi come “Children acquiring literacy naturally” o ad esempio la parte iniziale nella specializzazione di Neuroimaging, ce ne sono tanti sempre su Coursera, erogati da diverse università. Assolutamente consigliato a neogenitori (o in procinto di diventarlo) e a chi sta loro vicino.

Fostering Engagement in the Age of Digital Distraction, Intel

Brevissimo corso della nota azienda tecnologica Intel che fornisce, in maniera precisa e senza fronzoli, consigli per far appassionare giovani (e non solo) all’apprendimento, sulla base di un paio di framework, come l’ARCS (Attention, Relevant, Confidence, Satisfaction), insieme a “best practices” emanate da OECD e consigli dell’università di Stanford, tra cui l’apprendimento misto ed esperenziale e la “gamification”. Considerato anche il pochissimo tempo necessario per approfondire queste tematiche (almeno a livello base), corso che consiglio vivamente a tutti i docenti, non necessariamente solo scolastici.

FILM E SERIE

Il barbiere complottista, Valerio Ferrara, Commedia, Italia, 2002

Cortometraggio che prende in giro il generico complottista medio, nello spaccato della realtà di un poveraccio e della sua famiglia, ma di cui non scrivo altro perché altrimenti “spoilero”, ma comunque bel pezzo – non un capolavoro imperdibile, ma merita i minuti che ruba. Lo stesso regista, comunque, ha poi elaborato l’idea in un cortometraggio del 2024.

Anon, Andrew Niccol, Fantascienza/Drammatico/Thriller, Germania/USA/Canada, 2018

L’idea alla base di questo film fantascientifico non è male, come anche la sua esecuzione, se non fosse per troppi cliché e banalità (tra cui l’ovvia attrazione sessuale tra i protagonisti, un investigatore e una delinquente). Nutrivo un po’ più aspettative, comunque qualche scena girata bene c’è, come quelle che rendono l’idea di cosa può provare una persona confusa a cui alterano percezione e ricordi – mi è venuto in mente il saggio “Deviate” del neuroscienziato Beau Lotto, oltre ai lavori di Oliver Sacks e ai racconti sull’Alzheimer. Più o meno consigliato, ma senza troppe pretese.

Io capitano, Matteo Garrone, Drammatico, Italia/Belgio, 2023

La storia di un ragazzo che scappa dalla sua nazione subsahariana per arrivare in Italia, passando dal deserto, dal carcere libico e dalla navigazione che conduce (da cui il titolo). Ovviamente non è un documentario (penso lo possa notare anche il più distratto, ad esempio dalle scene oniriche inserite ogni tanto dal regista), ma può dare un’idea (benché romanzata) del viaggio affrontato da alcuni dei tantissimi immigrati che giungono sulle coste italiane. Personalmente, avrei cercato di riportare in maniera un po’ più cruda/realistica alcune situazioni narrate, ma molto probabilmente l’intenzione alla base era quella di rendere il film fruibile anche a gente particolarmente sensibile.

“Incensurato, provata disonestà, carriera assicurata, cercasi”, Marcello Baldi, Commedia, Italia, 1972

(A differenza degli altri, ho scritto il titolo tra doppi apici, a causa delle numerose virgole). Uno dei tanti film girati durante la prima repubblica, che dipingono in maniera leggermente satirica ma piuttosto accurata la situazione politica del tempo. Anche tralasciando la parte comica comunque divertente, interessante per farsi una vaga idea dei maggiori partiti di quel periodo storico e dell’aria che si respirava in tal senso.

“FF.SS.” – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?”, Renzo Arbore, Commedia, Italia, 1983

Voluta esasperazione della cultura napoletana, anzi delle “napoletanità”. Il pezzo più famoso è probabilmente quello in cui Roberto Benigni, nei panni di se stesso, offende i meridionali con una battuta infelice, quindi redarguito e quasi minacciato da Renzo Arbore. Magistrale Gigi Proietti che racconta “u fatteriell” in un gramlot pseudodialetto napoletano. Non manca una veloce e grottesca salira politica in due scene, in cui condensano il malcostume dell’epoca (e che, forse, dico forse, pare non essere mai svanito).

Il sesto giorno, Roger Spottiswoode, Fantascienza, USA, 2000

Arnold Schwarzenegger in un film fantascientifico non è una gran novità. In questo, in particolare, interpreta (sempre in maniera “molto americana”) un padre di famiglia ed il suo clone: sì, il tema principale è la clonazione, da cui il titolo con esplicito riferimento alla Genesi (“dio creò l’uomo”). Interessanti spunti che purtroppo non sono adeguatamente approfonditi, perché il taglio è più legato all’azione che non a momenti di riflessione etico/filosofico. Cionondimeno, consigliato, ma senza troppe aspettative.

Gli sdraiati, Francesca Archibugi, Commedia, Italia, 2017

Dall’omologo romanzo (pardon, omonimo romanzo, è Maccio che prende possesso del mio cervello ogni tanto) di Michele Serra. Un credibile Claudio Bisio nel ruolo di padre separato che cerca con difficoltà di capire il suo figlio adolescente.

Gran bollito, Mauro Bolognini, Biografia/Drammatico, Italia, 1977

Film ispirato alla nota storia della “saponificatrice di Correggio”, Leonarda Cianciulli, nota alla magistratura e alla stampa dell’epoca per aver ucciso e sciolto nella soda caustica almeno tre donne, facendone poi sapone e biscotti. Tra gli attori, Renato Pozzetto, Leo Gullotta e una giovane Milena Vikotic (che molti ricorderanno come “la moglie di Fantozzi”, dal terzo all’ultimo film della saga), che si presta anche ad un nudo integrale (qualcuno ricorderà una simile situazione in un film con Carlo Verdone). Consigliato in particolare agli amanti del “true crime” e che consiglierei a tutte le femministe convinte che la crudeltà sia una peculiarità unicamente maschile.

Pierino contro tutti, Marino Girolami, Commedia, Italia, 1981

Avevo già visto qualche (pochi) film con Alvaro Vitali, ma ho voluto omaggiarlo guardando uno di quelli più famosi, ora che è scomparso. Ho approfittato per vedere anche alcune delle sue ultime interviste: il personaggio in sè può essere divertente per qualcuno o meno (anche se alcune gag sarebbero oggi improponibili), ma l’uomo, non l’attore comico, mi ha sempre fatto riflettere su quanto soldi e fama non possano compensare alcune caratteristiche fisiche, ma soprattutto sui rischi di essere incastrato a vita non tanto in uno specifico genere (che di per sè può comunque essere pesante, come ha detto Maccio Capatonda in qualche recente intervista), quanto addirittura in uno specifico personaggio, se non addirittura in una “macchietta”. Riposa in pace, Alvaro.

VIDEO

Pippo Chennedy Show, Franza Di Rosa, Satira, Italia, 1997

Sì, ho rivisto per intero le puntate del vecchio programma comico/satirico. Nonostante le forti le “vibes anni ’90” (“non ce la faccio, troppi ricordi”, cit.), interessante (e forse un po’ deprimente) vedere come in fondo alcune dinamiche non solo non siano scomparse, ma si siano addirittura rafforzate nel tempo, assumendo risvolti grotteschi – non a caso, molti comici e autori di satira ripetono che spesso i politici e i mass media superano la loro fantasia, al punto che non si riesce a stargli dietro. Si possono ammirare, oltre ovviamente a Serena Dandini e la famiglia Guzzanti (Sabina, Corrado, Caterina), dei giovani Ale e Franz e la coppia (purtroppo ormai dimenticata) di Olgese e Margiotta, ma anche un formidabile Neri Marcorè. Nella prima puntata, fa riflettere Dandini che stupita chiede “a 18 anni, già col telefonino?” – per comprendere il contesto, basti ricordare che agli inizi degli anni ’90 era una status sfoggiato da wannabe-imprenditori e gentaglia che voleva farsi vedere impegnata (poi magari invece si faceva chiamare di proposito dalla madre fingendo che sia una chiamata di lavoro o da parte di qualche VIP), quando si considerava un asociale e un tipo strambo chi spippolava col cellulare, mentre ora “si è ribaltata la situazione” (altra cit. del tipo di prima). Di gag ce ne sono tantissime, tanto che ne ho annotate alcune divertenti in modo “leggero”, come gli sketch del “gioco telefonico” in cui il telespettatore decide tra le opzioni date da Olcese e Margiotta per continuare la surreale storia di spionaggio, ma soprattutto le prese in giro da parte di Pippo Chennedy (Corrado Guzzanti) in stile “TV del dolore” (ricordo che era ancora il 1997, i fenomeni in stile Barbara D’Urso erano ancora agli esordi), verso gli ospiti, verso il pubblico e verso la presentatrice Serena Dandini che inutilmente cerca di parlare di cultura. Ho riso davvero tanto, nonostante ricordassi qualche pezzo – si ride, ma si riflette pure (come direbbe qualcuno). Il programma prosegue tra parodie dei giovani dell’epoca (non molto diversi da quelli di oggi, se non fosse che quelli di oggi passano in media 6h al giorno con gli occhi incollati ai dispositivi mobili connessi ad Internet, anziché esperire la realtà del mondo fisico), stereotipi su napoletani e albanesi (era l’epoca degli sbarchi da quella nazione ex-comunista, per chi ricorda la nave Vlora – qualcuno forse avrà anche visto nel 1993 la sit-com meridionale Teledurazzo, con un Emilio Solfrizzi ancora agli esordi), parodia di diversi personaggi politici (vorrei dire “dell’epoca”, ma purtroppo alcuni sono ancora al potere), esibizione di cantanti/gruppi e tanto altro, nell’attesa dell’apparizione di Quelo. Sarà l’effetto nostalgia, ma è davvero bello, si trova disponibile su Raiplay.
(Poi m’ha preso la mano e quindi già che c’ero ho approfittato per recuperare anche qualche pezzo di “Avanzi”, 1991. E anche di “Comici”).

Diseguaglianze Economiche – Lezione 44 – Corso Principi di Economia Politica – Michele Boldrin

Il noto professore di economia affronta diversi temi, partendo comunque dallo spunto (che non viene mai ripetuto abbastanza) di NON usare modelli LLM (per intenderci: i chatbot) come tutor per imparare un nuovo argomento, o almeno non fidarsi troppo. Ricorda che, per quanto le disuguaglianze siano presenti ed evidenti, oggi anche il più povero dispone di molti/migliori beni e servizi rispetto a quanti ne avevsse un tempo l’aristocrazia (tema presente anche nell’introduzione dell’arcinoto libro “Flow” di Mihaly Robert Csikszentmihalyi, che non consiglierò mai abbastanza). Vengono discussi i soliti “grafici a mazza da hokey” in merito al benessere e alla ricchezza, focalizzandosi sulla conoscenza come puzzle di conoscenza sparsa (qui approfitto per consigliare ancora “Range” di David Epstein).

Il sistema economico neoliberista e la sua incompatibilità con la Costituzione

Godfather of AI – I Tried to Warn Them, But We’ve Already Lost Control! Geoffrey Hinton – Diary of a CEO

Insurgency con Michele Boldrin – Il Bazar Atomico

Psicologia nell’angolo (Canale Youtube)

La Psichiatria in Diretta – Social Media, Intelligenza Artificiale e Relazione – Valerio Rosso

Antifascisti immaginari, la presentazione con Antonio Padellaro e Marco Travaglio

Stiamo davvero scaldando il pianeta? Spiegazione facile per bambini – Random Physics

(Un po’ di video sull’immigrazione in diverse nazioni)

Il potere del lasciar andare cosa smettere di fare dopo i 40 – Filippo Ongaro

Tutti devono poter leggere tutto, Yasmina Pani

L’ultima intervista ad Alvaro Vitali

5 Frasi che avrei voluto sentire quando avevo VENT’ANNI

Quanto tempo ci resta da vivere? – La Cavia – RSI

Understanding & Treating Addiction – Dr. Anna Lembke

Report 2025.06.29

MUSICA

Adiós Cometa, Shoegaze/dreampop/post-punk, Costa Rica, 2019-.

Uniklubi, Rock, Finlandia, 1999-.

Suonano come se avessi chiesto ai Sentenced di fare meno casino. Suono godibile, con alcuni elementi che ricordano molto gli Happoradio ed un po’ anche gli Apulanta. Ho sperato in qualche assolo, ma al massimo qualche fraseggio. Testi (in finlandese) spesso scialbi e ripetitivi, melensi ma “scarichi”. Nutrivo aspettative verso il loro brano “Mitä vittua” (che potremmo tradurre in “e che diamine…” o “accipigna”/”accipuffolina”)

Rata Blanca, Heavy metal / Hard rock, Argentina, 1986-.

Stranamente non conoscevo, anche se probabilmente ho ascoltato qualche loro brano nel periodo iniziale in cui esploravo metal. Ricordano un po’ gli Héroes del Silencio, ma con a tratti elementi più Hair Metal (il neoclassico “La Leyenda Del Hada Y El Mago” potrebbe benissimo essere un brano di Malmsteen) e qualche altra piccola deriva, come in “El Reino Olvidado”.

Pan!k(Panik, former Nevada Tan), Rock, Germania, 2007-.

Musica che ricorda i Linkin Park, ma un po’ meno articolata e con suoni un po’ più “rock”/chiusi. I testi un po’ adolescenziali/punk, come in “Lass mich fallen”:
Ist mir scheiß egal was ich machen muss
Ist doch scheiß egal was ihr erwartet und
Solange ich Dinge mach, die von euch Ratten keiner macht
Fühl ich mich gut und heut ist so ein Tag
Ich hab′s im Blut, alles wird gut
.

Beatsteaks, AltRock/PunkRock, Germania, 1995-.

Un po’ punk, un po’ pop, un po’ indie, non il mio genere. Ricordano un po’ Die Toten Hosen e Die Ärzte, ma un suono meno compattoUn po’ punk, un po’ pop, un po’ indie, non il mio genere. Ricordano un po’ Die Toten Hosen e Die Ärzte, ma un suono meno compatto.

Pankow, New Wave Rock, DDR/Germania, 1981-.

Inconfondibile sound dell’epoca, nel tempo hanno adeguato le loro sonorità, ma senza snaturarsi. A volte un po’ rockabilly lento, tratti anche punk ma più morbido, si sente che era anche un po’ l’epoca di “Walk of life” dei Dire Straits e di qualche brano di Billy Joel. In “Er will anders sein” ci ho sentito un po’ di Falco, ma un meno ballabile.

Asian Kung-Fu Generation, Alt-Rock/Indie, Giappone 1996-.


Buona esplorazione ed apprendimento a tutti!

Immagine generata da me tramite sistemi di intelligenza artificiale generativa

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.