WILL (What I Love Learning) – 2025.03

In Bulimia informativa. Forse seriamente un disturbo. avevo scritto che dovrei provare a diminuire gli input che fornisco alla mia mente nel corso di un mese. E invece eccomi qui a fare i conti col materiale consumato nel mese di marzo: 5 libri (a cui si aggiungono altri 3 letti durante la fine del mese scorso e che non avevo riportato nel precedente WILL (What I Love Learning) – 2025.02), 2 corsi, 3 serie intere e 11 film, oltre a decine di video e l’ascolto degli album di un paio di gruppi musicali che non conoscevo. Tutto questo, mentre nella vita faccio altro (non sono pagato come “critico letterario-cinematografico”). Il mese prossimo dovrebbe andar meglio, mi impongo di camminare e meditare di più. Ecco di seguito la lista, come sempre divisa per tipologia di risorsa.

LIBRI

At Home in the World (la mia casa è il mondo), Thich Nhat Hanh, mindfulness, 2016

I temi trattati in diversi libri del famoso monaco vietnamita son spesso gli stessi (pratica della consapevolezza nella vita quotidiana, respirazione consapevole, interconnessione/”inter-essere” tra tutti gli esseri viventi, trasformazione della sofferenza attraverso meditazione e consapevolezza), ma questo mi ha lasciato comunque qualcosa in più. Interessantissima la sua esperienza in un particolare contesto storico-geopolitico. Commuovente il passo in cui parla delle volontà (sua e dei suoi allievi) per quando non ci sarà più (ci ha recentemente lasciati), di cosa resterà di noi e tanti spunti di riflessione su cos’è “casa” per noi, ma anche tanto altro, col suo solito stile semplice e potente. Un libro che può servire tantissimo anche per imparare a costruire ponti tra diverse civiltà, come quella occidentale ed orientale.

Il talento degli scomparsi, Claudio Bisio, racconti/comico, 2024

Per quanto abbia iniziato a leggere l’ultimo libro del noto comico così, senza troppe pretese, giusto per “staccare” un attimo tra un saggio e un altro, ho trovato incredibilmente accurate alcune descrizioni della realtà, delle persone, alcune mi hanno messo anche una certa mestizia, come quando descrive il contatto con alcuni suoi vecchi amici, che col tempo son cambiati e svolgono vite decisamente meno “avvincenti” rispetto a quello che uno si aspetterebbe in un mondo, quello moderno, così pieno di possibilità e divertimenti. Esilaranti i risvolti inaspettati durante le storie narrate, il tempo di lettura è stato trascorso piacevolmente, consigliato per chi cerca letture non impegnative su cui si può ridere, ma “si riflette pure” (cit.).

The Futurological Congress (il congresso di futurologia), Stanisław Lem, fantascienza/distopico, 1971

Libro che ho divorato dopo aver letto “Solaris”… e che onestamente mi è piaciuto molto di più. Prima di avvventurarsi nella lettura del libro, è importante ricordarsi che è stato scritto ad inizio anni ’70, quindi in piena esplorazione spaziale (appena dopo il 1969 che tanto ha regalato anche all’immaginario collettivo), un’epoca in cui in molti immaginavano un futuro con pillole e sostanze per qualcunque cosa, tanto che nel libro (di cui cerco di non fare assolutamente spoiler) compare anche il caso particolare de “la medicina per gli approcci”, come cantano gli Elio e le Storie Tese. Occorre tener bene a mente della data di pubblicazione anche quando traspare la preoccupazione per la crescita demografica: molti “esperti” non sono particolarmente bravi ad ipotizzare il futuro, visto che le stime per la crescita della popolazione son state decisamente rivedute, del resto in quegli anni si trovavano anche articoli di giornale che parlavano di paura per un eccessivo raffreddamento globale (che infatti emerge anche da alcune descrizioni nel libro), ora sarebbe difficile immaginarlo. Tanti, tantissimi temi interessanti che emergono dalle suggestive descrizioni e narrazioni dell’autore polacco, che hanno poi portato idee per successive opere come Matrix, Alice in Borderland e Squid Game, They Live e tanti altri. Preoccupante quanto, per certi versi, Lem “ci abbia preso”, ci son passaggi che sembrano aver previsto tantissimo di molti fenomeni attuali, come l’abuso di oppioidi e la voglia di fuggire dalla realtà. Bellissimo libro anche per chi non è appassionato di fantascienza.

Foundation (Fondazione), Isaac Asimov, fantascienza, 1951

È il primo libro del Ciclo delle Fondazioni (sottolineando: in ordine di scrittura, sia mai i puristi della fantascienza leggano questo post, notando che non è il primo libro se si tratta la cronologia).
Come nel libro prima descritto, anche qui si paventava una spaventosa sovrapopolazione. Tralasciando la costruzione architettonica e sociale del mondo fantastico, la parte iniziale di “ambientamento” del nuovo arrivato nella grande città mi ha vagamente ricordato Artemio (Renato Pozzetto) ne “Il ragazzo di campagna”. Interessante lo spunto del poter analizzare una persona o una società solo se il soggetto analizzato non ne è al corrente, questione nota a chi studia fisica quantistica, ma molto meno nota a molti “scienziati sociali” che conducono studi dalla molto discutibile validità. Tra le tante tematiche affrontate, quella dei pochi studiosi che sono davvero in grado di capire la complessità e il funzionamento delle cose, la contrapposizione con una specie di principio di Pareto di pochi individui potenti (es.: grossi ricchi industriali, politici) per impedire catastrofi rispetto a tutto il resto della popolazione che può provare con uno sforzo collettivo (e comunque le due casistiche non sono mutuamente esclusive), l’importanza della conservazione del sapere collettivo, di cui è importante preservare segnale puro e non rumore e distorsioni, la questione del definire chi è davvero uno scienziato e conoscitore rispetto a inutili opinionisti umanisti, l’importanza di continuare a formare (e bene) i tecnici (probabilmente questo libro non è stato letto dalle tante teste gloriose a capo dell’istruzione di nazioni come l’Italia e se ne vedono gli effetti), la scienza che ad un certo punto può essere vista come religione, l’etica e la morale della scienza e tanto altro. Considerato che il libro è stato scritto oltre 70 anni fa, ci sono alcuni passaggi che fanno venire i brividi per la lucidità dell’autore di cogliere il “gradiente” dell’evoluzione nei confronti della scienza e della tecnica, dal punto di vista delle implicazioni a diversi livelli. Anche questo, stra-consigliato anche per chi non è amante del genere letterario.

Be useful: seven tools for life, Arnold Schwarzenegger, crescita personale, 2023

Per chi ha trascorso tutta l’intera esistenza lontano dalla civiltà: l’autore è il miliardario austriaco Arnold, un (o forse IL) culturista, un attore, un ex governatore americano e tanto altro (raccomando di vedere il documentario a lui dedicato, una botta di motivazione “sincera”, altro che i seminari di vari fuffaguru). Corredato di tanti aneddoti presi dalla sua nota vita personale e professionale, l’autore parla dell’importanza di avere una visione il più possibile chiara su cosa “diventare da grandi” (anche se qui si pone un’importante questione: lui è stato ispirato da riviste e film che arrivavano nel suo paesino austriaco di decenni fa, ora c’è il problema dell’essere bombardati da troppi stimoli, il difficile adesso è il “paradosso della scelta”, come dice Barry Schwartz, in una società frenetica e che evidenzia idiozie come “la multipotenzialità” che hanno spesso l’effetto opposto). Affronta anche il noto modo di vedere all’americana, del “non pensare mai in piccolo”, ma con un approccio comunque “sano”, non la megalomania tipica di alcuni libri fuffosi; si parla anche dei fondamentali in pratica: lavorare sodo (da poter approfondire con i libri di Cal Newport), dell’imparare a saper(si) vendere, dello “scalare” a un livello superiore, del chiudere la bocca per ascoltare e aprire la mente e, non ultimo (incredibilmente importante nell’epoca dei selfie), dell”ego come nemico” (come direbbe Ryan Holiday) o, nelle parole di Arnold Schwarzenegger, di “rompere i tuoi specchi”… e di piantarla con queste autocelebrazioni del “mi son fatto da solo”, perchè anche un completo autodidatta che non ha ricevuto apparentemente alcun aiuto da famiglia e società, ha potuto usufruire delle opere e dell’esperienza di chi è vissuto prima di lui, anche solo leggendo un libro. Probabilmente, se letto a 60 anni dopo aver divorato decine di libri di “auto-aiuto” (come li chiamano in inglese), non aggiunge molto, ma lo consiglierei ad un qualunque ragazzo tra i 14 e i 30 anni.

The Distracted Mind: Ancient Brains in a High-Tech World, Adam Gazzaley e Larry D. Rosen, neuroscienze/psicologia cognitiva, 2016

Un libro di cui se ne sente il bisogno, anche se con parziale sovrapposizione ad altri che affrontano lo stesso problema dei nostri tempi: gli autori, un neuroscienziato ed uno psicologo, esaminano l’impatto della tecnologia sulla nostra capacità di concentrazione (che io reputo una delle risorse più importanti in assoluto da coltivare e preservare a tutti i costi), partendo da come funziona la nostra mente (e del perché, con riferimento al contesto pre-modernità): funzioni esecutive e controllo cognitivo in un cervello “pigro” (che ottimizza le risorse e che presta attenzione a quel che potrebbe in teoria massimizzare la sua probabilità di sopravvivenza), le influenze bottom-up soprattutto esterne/ambientali, la neuroplasticità anche in base alle abitudini e così via. Si passa quindi a vedere gli effetti della tecnologia soprattutto dalla nascita di Internet in poi, con la pervasività dei dispositivi mobili e la costante disponibilità di informazioni, oltre che della pioggia di notifiche. La parte finale va poi nella direzione di “Minimalismo digitale” (Cal Newport), “Irresistible: the rise of Addictive Technology” (Adam Alter) e di altri che trattano le abitudini (v. How (yet another book on) Atomic Habits made me think), la nostra vita immersa in troppi stimoli (v. Dopamine Nation) e così via. Decisamente consigliato.

Full Catastrophe Living (Vivere momento per momento), Jon Kabat-Zinn, mindfulness, 1990

Di questo professore emerito di medicina, avevo già letto un’altra sua famosa opera (“Wherever you go, there you are”(“Dovunque tu vada, ci sei già”)), anche se non mi aveva colpito molto, soprattutto perché m’ero imbattuto dopo aver già meditato (in tutti i sensi) su tanti altri libri sull’argomento, compresi ovviamente quelli del grande monaco buddhista Thích Nhất Hạnh, ma visto che questo libro era stato menzionato durante un corso che avevo seguito sulla mindfulness, ho deciso di far passare un po’ di tempo e leggerlo. E non me ne pento. Le tematiche sono, come ci si può aspettare, sempre quelle di consapevolezza, acettazione, non giudizio, lasciarsi andare, tecniche di scansione corporea, yoga, meditazione camminata e seduta e così via, ma la particolarità va sui continui riferimenti al programma Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR), che avevo già incontrato quando ho approfondito la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT, n tipo di psicoterapia che combina la terapia cognitivo-comportamentale alla meditazione consapevole). Ho già accennato tempo fa agli studi sul Perché meditare – pro e contro, questo libro (che ho letto nell’edizione aggiornata) ovviamente conferma quanto già studiato, apprezzabile la capacità dell’autore di mettersi in discussione e di ipotizzare effetto placebo, variabili confondenti e tanto altro da cui molti ricercatori dovrebbero umilmente imparare, per portare conclusioni e discussioni di qualità al posto di portare giornalai da quattro soldi a titolare “lo dice la scienzah!”. Libro utile soprattutto se messo in pratica, anche solo partendo da un singolo respiro consapevole ogni giorno.

Записки изъ подполья (Memorie dal sottosuolo), Fjodor Dostoevskij, romanzo, 1864

Breve capolavoro della letteratura russa che, come accade abbastanza spesso, riesce a tirar fuori dalla “banalità” di contesti quotidiani profonde riflessioni anche in dettagli a prima vista trascurabili, tanto che ho prodotto diverse note da questo libro. Benché il tema della prima parte sia grossolanamente riassumibile nel noto desiderio del “chiudersi a riccio” (come dice Duccio Patané di “Boris”), perché a volte è forse meglio la beata ignoranza, si va a fondo nel capire le cause del possibile piacere nella disperazione estrema del capire che non si ha più scelta nè via d’uscita, un tema approfondito in seguito dalla psicologia in relazione ad esempio ai casi di depressione maggiore e di “inermità appresa” (learned helplessness), oltre al bias di conferma, fino ad arrivare anche alla considerazione del piacere nel dolore fisico (altro campo oggetto di interesse, non solo nella comunità BDSM) e dell’incapacità di fare i conti con la noia (qui potrei citare Pascal, ma anche gli esperimenti che mostrano come alcuni studenti preferiscano infliggersi dolore fisico piuttosto che affrontare la noia o il dolore dello sforzo nella risoluzione di un problema). Si affronta anche l’angoscia del sapersi poi arrivati dopo un viaggio significativo (nel caso specifico, nella conoscenza). E questa è solo la prima parte! Ci sono poi gli aspetti sociali, di percezione di sè e degli altri (quello che poi è stato approfondito molti decenni dopo ad esempio con la finestra di Johari, ma anche “l’elefante nel cervello” di cui scrivono Kevin Simler e Robin Hanson e così via), il tutto nella cornice della Russia di quei tempi. La parte finale, per quanto descriva (per un lettore poco attento) la consumata tematica dell’uomo che tenta di “salvare” una giovane povera donna che lavora in un casa di piacere (consiglio in merito altre opere come “Prospettiva Nevskij” di Gogol, oltre che “Povera gente” dello stesso Dostoevskij (anche se in tal caso non si tratta di una prostituta, ma comunque di una povera donna che si vorrebbe aiutare), ma anche di più vicine per luogo e tempo, come “Un amore”, di Dino Buzzati), esplora dettagli e sfumature interessanti, fino ad arrivare poi al rapporto del padrone col domestico (che a tratti mi ha ricordato i modi stranamente inquietanti e fastidiosi di “Bartebly lo scrivano” di Herman Melville) e all’inversione di ruoli tra il salvatore e il salvato, sperando di non aver “spoilerato” troppo. Bellissimo sguardo introspettivo immerso nel quadro di tempi lontani, ma dalle dinamiche sempre presenti.

CORSI

Suffering and the Human Condition, University of Colorado Boulder

Primo corso di tre nella specializzazione “Caring for others”, affronta il concetto di sofferenza, da non confondere con dolore (la distinzione è ben presente anche nel buddhismo ed infatti viene affrontata anche nel libro prima descritto, “Full Catastrophe Living”), con le diverse sfaccettature e casistiche. Dopo aver introdotto l’importanza dell’identificare i tipi di sofferenza e di capire qual è il “gap” tra lo stato attuale e cosa è ancora possibile fare per migliorare la condizione di chi soffre (compresa ovviamente anche la ricerca), si rivedono le definizioni nel pensiero di Durkheim, Marx e Weber, evidenziandone anche il rapporto con la religione. Viene presentato il quadro della situazione attuale, in base a contesti geografici e sociali, ma anche questioni etiche/morali probabilmente famose, ma non per questo banali, come il ruolo della fotografia e del giornalismo quando si trattano fatti che comprendono o possono causare reazioni alla sofferenza, come nelle celebri foto di bambini poveri o di zone di guerra (che un po’ ricorda anche la questione del se/come parlare di notizie di suicidi, con le possibili reazioni da parte dei lettori). Come caso studio, viene anche discusso il possibile legame tra fondamentalismo religioso e terrorismo, che può essere brutalmente riassunto in: la religione in sè non è il problema, ma può diventare problematica. Un bel corso consigliato anche a chi non opera direttamente in contesti a stretto contatto quotidiano con la sofferenza, per capirne di più e, magari, sviluppare più empatia.

Global Diplomacy, University of London

Dati i miei precedenti studi ed esperienza, non sono nuovo sull’argomento, ma non fa male ricordare, soprattutto di questi tempi, un po’ di concetti che vanno oltre i semplici concetti base delle relazioni internazionali, giacché la diplomazia comprende anche ogni altro tipo di relazione tra individui, tra individui e nazioni, tra nazioni. Vengono discussi punti di successo e fallimento in contesti diplomatici, rimarcando l’importanza di comunicazioni chiare, pazienza strategica e tempistiche, credibilità e fiducia, ma soprattutto attenzione al contesto dell’altra parte, di cultura, valori e richieste. Sono poi affrontate le qualità per un “buon” diplomatico e spunti/riflessioni per presente e possibile futuro. Interessante l’approccio dell’università di Londra di intervistare diverse figure che operano in diversi ruoli. Unica nota extra-contenuto: ho visto che Coursera sta iniziando ad inserire i chatbot come valutazioni per i compiti peer-review, al momento non mi entusiasma, vedremo in seguito. Consigliato soprattutto per chi non ha idea di alcune dinamiche inerenti le negoziazioni ad alto livello, anche se probabilmente questo corso non insegnerà a calmare gli animi durante le riunioni di condominio.

FILM E SERIE

Forse un po’ troppi. Comunque [S] sta per “serie”, gli altri son film.

Zoku Sayonara Zetsubou-Sensei [S], animazione satira/black comedy, Giappone, 2007

Un po’ meno di “impatto” rispetto alla prima stagione (anche se si può considerare una serie a parte), anche qui una media di un paio di temi principali affrontati per episodio, sempre con l’equilibrio tra la caricatura grottesca dell’insegnante che esaspera situazioni ed effetti (spesso con la fallacia della china pericolosa) e la visione ottimistica di psicologia positiva misto zen da parte della studentessa ottimista. Tra i temi “tipici giapponesi” (ma che in realtà esistono con varianti anche in altre zone del mondo), ci sono i “divorzi (al rientro all’aeroporto) di Narita”, che son dovuti a persone che si sposano senza essersi davvero conosciute prima e che quindi divorziano già al rientro del viaggio di nozze – lì parecchio sentito soprattutto per chi spende quasi tutto il proprio tempo a lavoro e quindi arriva addirittura a delegare/combinare matrimoni senza aver speso del tempo con l’altra persona. Molti temi che riguardano le aspettative sociale nei propri confronti (molto pesanti nella cultura nipponica), fino al sentirsi obbligati di fare qualcosa solo perché consigliato da un conoscente, le continue distrazioni del mondo moderno, la beata ignoranza (come già visto nel romanzo di Dostoevskij prima citato), stereotipi, l’estrema umiltà che porta ad auto-sabotarsi o a mostrarsi meno di quel che si è (in grande contrapposizione ad una certa mentalità occidentale), la critica ai novellini in un certo ambito ma anche a chi pretende di essere esperto e tanto, tanto altro. Anche se leggermente più “scarica” della precedente, assolutamente godibile, soprattutto per chi è interessato ad una cultura con sottostante spesso molto diverso dal nostro modo di vedere e pensare.

Adolescence [S], crime/drama, Gran Bretagna, 2025

Si è parlato abbastanza di questa serie, almeno nella bolla di psicologia/psichiatria che ascolto, quindi ho deciso di dare una possibilità: non mi ha annoiato come “Severance”, ma non l’ho neppure trovato questo concentrato portentoso che alcuni hanno descritto. Interessante da un punto di vista stilistico, con la regia in piano sequenza che non lascia fiato (complimenti agli attori perfettamente sincronizzati che hanno mantenuto per tutto il tempo una parte molto convincente, soprattutto il padre, mentre ho trovato a tratti stucchevole la psicologa). Ci sarebbe tantissimo da dire nel merito della storia, trovo un po’ un peccato che non si sia scavato più a fondo sulle tematiche della RedPill (trattata in maniera decente da pochissimi in Italia, al momento ricordo solo lo psicologo Marco Crepaldi, che ci ha anche scritto un libro, consigliato per chi vuole approfondire alcune tematiche decisamente specifiche), sul mondo degli adolescenti “nativi digitali” e sull’effetto dei vari guru/influencer, nel caso specifico di quei particolari soggetti che promuovono un certo modello allucinante di mascolinità, che fa purtroppo presa in certi contesti. Si sarebbe anche potuto approfondire un minimo la tematica della violenza psicologica operata da parte del “gentil sesso” che nel contesto mainstream viene quasi sempre descritto come vittima totale, mentre studi dimostrano che le femmine non sono da meno rispetto ai maschi in quanto a violenza, sostanzialmente cambia solo il modo di esprimerla; nel caso specifico della serie, si tratta prevalentemente di “cyberbullismo”. Quello che resta ad uno spettatore attento, oltre alla reazione emotiva, è anche il senso di estraneità rispetto ai giovani che, per carità, è sempre esistito (come nel linguaggio dei “paninari”, per fare un esempio di non troppi decenni fa), ma che ora è molto più subdolo sia perché quasi “steganografato” (nascosto nel significato secondario di alcune emoji all’apparenza positive, come spiegato nella serie) e perché su canali spesso inaccessibili agli adulti: non si tratta di “dark web”, ma di applicazioni e gruppi che man mano scappano quando vengono raggiunti dagli adulti (o semplicemente quando gli iscritti invecchiano e quindi la nuova generazione cerca nuovi spazi, basta pensare a Facebook su cui ora son rimasti praticamente solo i “boomer”). L’ultimo episodio è quello forse più interessante perché quello meno scontato: come la famiglia cerca di tirare avanti. Tra i tantissimi spunti, quello della scuola vista ormai come posto inutile, come una gabbia (sia il riformatorio, sia la scuola “normale”) in cui i ragazzini non imparano davvero quello che serve – il che ricorda sia un passo di “Memorie dal sottosuolo”, ancora, dove l’autore definisce la scuola proprio un carcere in mezzo a tanti bambinetti che non si affascinano a nulla, sia l’intro del corso “Intelligence tools for the digital era” della IE Business School, di cui ho scritto più volte, dove si evidenzia quanto la scuola classica sia ormai obsoleta… e da diversi anni ormai). Serie interessante aldilà dell’hype.

Sconfort zone [S], “dramedy” (commedia drammatica), Italia, 2025

Da fan della prima ora di Maccio Capatonda, non potevo certo perdermi questa sua opera sui generis, ben diversa dai suoi celebri pezzi comici, per quanto anche qui non lesina nel regalare ilarità, ma mista ad una trama abbastanza convincente. Per chi ha voglia, ci sono anche delle chicche, dei dettagli per i quali ho dovuto fermare un attimo la serie e notare certe chicche. Qui non scrivo nulla perché il rischio spoiler è altissimo, ma ho trovato bello il mettersi a nudo di Maccio la persona (Marcello Macchia) che, come ho pensato leggendo il suo “Libro” (nel senso che il titolo è proprio “Libro”), può essere di ispirazione a tantissimi giovani – un po’ come lo è il libro di Arnold prima menzionato, anche se parliamo di una scala e di un settore abbastanza diversi. Ho riso decisamente troppo in una scena in cui ripete un suo tormentone in una lingua straniera, forse perché m’ha ricordato Martellone in “Boris” quando va in Francia. “Si ride ma si riflette pure” (cit.).

Sfrattato cerca casa equo canone, Pier Francesco Pingitore, commedia, Italia, 1983

Un capofamiglia in cassa integrazione da sei anni che lavora come sarto. Dopo essere stato sfrattato con moglie e tre figli, si mette alla ricerca di una nuova casa, ma viene truffato da un falso agente immobiliare (col classico scherzo di sostituzione, come accade anche in “Febbre da cavallo”), ma non spoilero oltre. Il film, con Pippo Franco, Anna Mazzamauro, Gigi Reder e Oreste Lionello, è un tuffo negli anni che vengono considerati dai giovani d’oggi come “anni facili” (ignorando che tra l’altro c’era un’inflazione galoppante), ma con una crisi abitativa che continua tutt’ora. Ci sono spunti che ricordano scene da “Brutti, sporchi e cattivi”, ma in generale c’è qualche gag interessante, pur restando un film senza troppe pretese.

Furto di sera bel colpo si spera, Mariano Laurenti, commedia, Italia, 1973

Il figlio dello sceicco, Bruno Corbucci, commedia, Italia, 1977

Scherzi da Prete, Pier Francesco Pingitore, commedia, Italia, 1978

Il casinista, Pier Francesco Pingitore, commedia, Italia, 1980

Il film inizia evidenziando che ridere per ridere non va più bene, finita l’epoca delle gag e delle torte in faccia (non male per essere il 1980, peccato che un certo tipo di comicità abbia continuato ad annoiare in Italia fino a non molti anni fa). Luoghi comuni sul posto pubblico, come Bombolo che dice che lui non ci va al comune, l’importante è prendere il posto fisso, mica lavorare. Commedia per passare un pigro pomeriggio.

Ciao marziano, Pier Francesco Pingitore, commedia, Italia, 1980

Apprezzabile il tentativo (con un espediente utilizzato diverse volte) di cercare di ri-vedere con occhi nuovi (da alieno) quello che noi diamo per scontato perché “s’è sempre fatto così”, ma ovviamente senza l’ambizione di essere uno dei migliori film della storia. Qualche gag simpatica, ma complessivamente un po’ banalotto.

Due strani papà, Massimo Laurenti, commedia, Italia, 1983

Film “avanti” per l’epoca, una commedia in cui ogni tanto “si riflette pure”; non un capolavoro, ma vale la pena dargli una possibilità, molto meglio di tante serie.

È Forte un Casino!, Alessandro Metz, commedia, Italia, 1982

Carabbinieri, Francesco Massaro, commedia, Italia, 1980

Assolutamente trascurabile.

Dove vai in vacanza?, Mauro Bolognini / Luciano Salce / Alberto Sordi, commedia, Italia, 1978

A suo modo, per il genere, piccolo capolavoro. Avevo visto comunque più di una volta un episodio in particolare, ma fa sempre piacere rivederlo.

Una Vacanza Del Cactus, Mariano Laurenti, commedia, Italia, 1981

VIDEO (Youtube e vari)

Anche per questo mese, inseriti solo una piccola parte del (troppo) materiale audiovideo che consumo.

Maratona di tutti i video di Zanfe Professional Organizer

Visti tutti i suoi video, ne ho scritto un articolo dedicato: Zanfe Professional Organizer – Una vita per regalare tempo agli altri.

La scienza dell’autotune – YouSciences by Giux

Video tecnici di questo tipo dovrebbero essere consigliati sia agli studenti di scuole tecniche, sia a chi pensa che la roba tecnica sia noiosa e meccanica.

Imparare a dire di no con il modello VIAR – guida pratica per rispettare se stessi – Luca Mazzucchelli

Il tema trattato da tanti, dei valori: selezionare cosa è importante per me, altrimenti dirò di sì agli altri dicendo no a me stesso, alle mie priorità – vedi anche “Hell yeah or no” e simili. Approccio dato dall’acronimo, che quindi oltre ai Valori comprende: Idee da poter cambiare rispetto al fare o non fare qualcosa (v. anche terapie come ACT e CBT, con base importante di (re)framing), Azioni (con possibili modi per non dire subito sì e prendersi tempo per riflettere ed eventualmente declinare) fino ad ottenere Risultati (in linea con i nostri principi ed aspettative).

Come STUDIARE nell’epoca dell’AI – AdC

Nell’epoca frenetica e allo stesso tempo pigra, a molti non interessa davvero imparare, ma solo ottenere un guadagno nel breve termine (qui avrei molto da scrivere su alcuni ex colleghi a cui interessava solo il voto dell’esame e il pezzo di carta, altro che capire le cose… e alcuni di questi ora sono medici, a cui spero di non rivolgermi mai). I vari sistemi con intelligenza artificiale non rimpiazzano l’elaborazione vera, che è quella davvero importante per noi, non possiamo ancora delegare l’apprendimento a qualcun altro – come lo stesso Alessandro de Concini aveva detto in una recente intervista da Rick DuFer (Riccardo Dal Ferro): se chiediamo ad un robot di sollevare pesi per noi, non sviluppiamo muscoli, non possiamo delegare l’allenamento.

The Optimal Morning Routine – Andrew Huberman

Tema affrontato tantissime volte, il noto professore ricapitola i fattori fondamentali a cui prestare attenzione: riposo, ruolo della caffeina, attività fisica, temperatura durante il sonno e al risveglio.

Perché i Giovani sono Depressi – Il GRAVE DANNO che stiamo facendo loro – Rick DuFer

Tra i tanti motivi, Riccardo Dal Ferro ne evidenzia 3: mancanza di interesse che in realtà è più mancanza di qualcuno con cui comunicare quello che si è visto, quello che piace. Dall’altra parte, mancanza di ascolto, di dialogo, di coinvolgimento, di capire quello che i ragazzi vogliono/vorrebbero, ma anche ispirarli. Mancanza di visione o ispirazione. Si collega quindi a una parte di quanto scritto dal buon Arnold nel suo recente libro.

3 Pratiche Filosofiche per Vivere con Equilibrio – Rick DuFer

Un conto sono le emozioni, un altro sono le reazioni emotive, che si possono controllare. Meglio non farsi prendere da troppa euforia, che poi aiuta anche a gestire le emozioni “negative” (qui non posso non collegarlo a “Aequam memento in rebus…” di Orazio, oltre a tanta parte della dottrina buddhista). Ricordarsi che la mappa non è il territorio (come già scritto in The Great Mental Models – General Thinking Concepts) e ricordarsi anche dell’importanza del linguaggio, “le parole sono importanti” (famosa cit.).

Altro cibo per la mente – Domande al Nutrizionista

Colina, Magnesio, Iodio, Acido folico (e tutto il gruppo B), creatina… vedere il video per capire perché e dove trovare questi importanti nutrienti.

2-37 – Domande benefiche e risposte di una mente nobile – Insegnamenti con Lama Michel Rinpoche

Per quanto scontato, occorre ricordarci che non tutto ciò che fa bene e ci piace fa sempre bene: aumentare può rendere indifferente o farci male (oltre ad un invito alla moderazione, ricordarsi che ogni sostanza ha una LD50 per l’essere umano, oltre ad esserci ritorni decrescenti nel beneficio di qualcosa). La sofferenza va risolta in modo profondo, non fuggendo o risolvendo superficialmente (altrimenti si finisce come nella crisi degli oppioidi e degli psicofarmaci negli USA). La moralità si sviluppa gradualmente, non come un peso o un sacrificio, ma qualcosa che ci aiuta a restare nei nostri binari per: evitare quello che ci fa male, coltivare quello che ci fa bene, aiutare gli altri.

Come creare un Ambiente Vincente – Mauro Pepe

Importanza essere immersi in un ambiente in cui molti pensano/fanno quello che a noi ispira o per noi “produttivo” (es.: ssere all’estero o in un contesto in cui tutti parlano una lingua che vogliamo imparare; essere in Silicon Valley per aprire startup…). Importanza di persone, ambiente in linea con quello che vogliamo raggiungere, libri e, per chi può, cercare un mentore.

5 Levels of Learners – Beginner to Genius – Justin Sung

Ancora una volta, la parola chiave è “intenzionalità”: non passi da un livello al successivo semplicemente buttando più tempo (come ripetere lo stesso brano semplice su uno strumento musicale non ti insegnerà ad eseguire opere complicate, anche se Bruce Lee aveva una diversa visione ad esempio sul ripetere centinaia di volte lo stesso pugno, ma è un altro discorso). Si parla di evoluzione da novizio a principiante a intermedio a avanzato a “genio” (parola che non amo particolarmente in questo contesto), con quello che lo caratterizza e ciò che è necessario a fare il salto al livello superiore.

Franco Franchi – Intervista

La famiglia è importante, ti dà certezza, hai qualcuno che ti pensa, che ti aspetta – oggi molti non ci pensano (vedi: Z. Bauman – la società liquida). Non serve offendersi quando uno dice qualcosa contro alcune popolazioni, come parlando della Sicilia, basta ascoltare e ricordarsi che si parla per ignoranza, in Sicilia c’è tutto, manca solo il lavoro (non adagiarsi sul vittimismo quando al nord considerano i meridionali come inferiori, ad esempio perché si inchinano in reverenza per motivi storici in cui gli antenati si inchinavano ai saraceni e ai mori che li frustavano, ma questi meridionali spesso non fanno nulla per cambiare quest’opinione da parte dei settentrionali). L’amore è tutto, quando è amore, da non confondere con le parole: l’amore sono onde magnetiche che si intrecciano, che se io sento che la persona che amo si sente male, mi sento male pure io. L’intervista continua e fa un certo effetto vedere Franco rispondere in maniera così pacata e profonda, dopo averlo visto per ore nei suoi personaggi.

Introduzione alla filosofia buddhista con Lama Michel Rinpoche

Le religioni hanno diversi elementi in comune, come le due leve universali per viventi: ricerca piacere e fuga dal dolore (un sacco di psicologia ci ha scritto libri in merito). Il paradiso è spesso designato come il proprio posto preferito, per il quale posticipiamo tutto perché lì avremo tutto quello che ci piace, ma se tutta Milano e tutti i milanesi (comprese persoe con cui non andiamo d’accordo) vanno in paradiso, resta ancora un paradiso? Cresciamo in certi paradigmi, a partire da scuola in cui dobbiamo trovare normale stare 8h in scatole di cemento fermi, per essere abituati al mercato classico del lavoro, non riusciamo a immaginare altro (anche qui, ancora lo stesso tema visto nel romanzo russo e nella recente serie sull’adolescenza). Nel paradigma capitalistico, pensiamo sempre che più ne ho, meglio è (v. “The happiness trap”, di Russ Harris); l’economia cerca di soddisfare il desiderio infinito dell’essere umano con le risorse finite della natura – ma “infinito” come può essere soddisfatto? Abbiamo un sistema di ricompensa dopaminergica tale che siamo spinti a volere per sempre e sempre di più, c’è assuefazione, come fosse un meccanismo di sicurezza per far sì che il desiderio ci sia sempre per andare avanti (tante volte scritto anche su questo blog). In questo discorso, dove si affrontano anche altri temi, più o meno complessi, Lama Michel ci ricorda che l’importante non è quanto/cosa abbiamo, ma come viviamo. Basta vittimismo, con la pretesa che qualcuno faccia qualcosa affinché cose cambiano, ma agire in accordo a propri valori. Viviamo in un’epoca in cui ci si lamenta delle cose che non vanno, tutti col cellulare in mano. Buttiamo tempo in gelosia ed invidia, mentre intanto muoriamo.

Riflessioni sulla Paura – Philippe Daverio

Considerazioni del noto critico d’arte, durante la pandemia CoViD-19, che si conclude con la speranza che forse, dopo questa chiusura (lockdown) ci sarà più apertura e solidarietà, nella stessa nazione e tra nazioni. Invecchiato male.

La Lettura è una Gara? Parliamone – La biblioteca nel bosco

Considerazioni di una “youtuber e lettrice” che vive secondo i princìpi di semplicità volontaria e che potrebbe sentirsi spinta a macinare tantissimi libri (legge in particolare quasi esclusivamente romanzi, come molti altri youtuber che parlano di libri, anche perché i saggi richiedono solitamente più tempo), anche perché parte dei video che pubblica sono in merito a “libri che ho comprato” e “libri che ho letto”.

The Danger Of Having Too Many Interests – Deep Questions With Cal Newport

Questa chiacchierata di Cal Newport parte dalla domanda di una persona che ha lasciato il lavoro e che ora è tentata dal seguire troppi interessi. Qui è il solito dilemma del dilazionare il tempo in troppi settori, col problema che i microprogressi possono essere troppo micro quando non si allocano finestre temporali minime adeguate, soprattutto quando ci sono blocchi complessi che non possono essere divisi in parti più piccole. Anche se, all’opposto, qui giova ricordare il consiglio di Zanfe: meglio poco ogni poco che tanto ogni tanto. L’importante è tenere a mente che il progresso non è lineare col tempo speso, va visto il caso specifico e selezionare di conseguenza il blocco temporale minimo da destinare ad un certo interesse.

Why You’re Always Tired Between 1pm – 4pm (and what to do about it) – Better than yesterday

Il tema dell'”afternoon slump” (il deliquio post-prandiale, la pennica, la papagna, ecc…), andato all’attenzione di alcuni ospedali dopo aver notato che molti errori accadevano più spesso tra le 13 e le 16. Lo stesso è stato osservato nei risultati scolastici. Considerazioni sul ritmo circadiano, su fattori peggiorativi (mancanza di sonno e picchi glicemici dovuti ad abbuffate di carboidrati semplici) e migliorativi (pause effettive, movimento, esposizione a luce solare, compagnia evitando di parlare di lavoro, riposini “power nap” che non superino i 20 min); possibilmente, evitare lavori impegnativi tra le 13 e le 16. Approfondimenti, col libro “When” di Daniel Pink.

Learn Better – 5-Min Book Summary

Dal libro “Learn better”, ovviamente. 6 passi per imparare in ogni disciplina: valore (perché è importante per te studiare – motivazione); target (suddivisi in task – divide et impera); sviluppa (cerca/traccia feedback e auto-monitorati); estendi (v. anche pratica deliberata, visualizzazione); collega cose (v. “Range” e “The great mental models”); ri-pensa (testa e sforzati di ricordare, meglio di rileggere).

Viviamo in una casa unica in Italia – in canapa, senza fondamenta, senza bollette – Bernardo Cumbo

Di video suoi e, prima di lui, dei “The Pillow” ed altri, ne vedo tanti, raramente elaboro appunti, ma questo è stato piuttosto diverso dagli altri, in quanto, oltre alla soddisfazione di costruirsi casa da soli, si va oltre, con il tipo di costruzione (canapa, appunto, mescolata ad altri elementi, ma anche bottiglie vuote per la luce ed altro). Importanza del passaggio graduale, come si fa anche nella dieta, per non passare di colpo da uno stile di vita ad un altro. Vita più naturale come prevenzione. Bella la banca delle sementi da orto, a preservare biodiversità.

Le 15 Abilità più richieste e pagate molto bene! (Soft Skills) – Mauro Pepe

Prende spunto dalle 15 abilità secondo il WEF (World Economic Forum) importanti in quest’epoca – alcune le reputo abbastanza fuffa e non molto “imparabili”, ma altre sono assolutamente condivisibili, come il pensiero critico e sistemico insieme al pensiero creativo, oltre all’affidabilità e all’attenzione ai dettagli. Importante la differenza tra conoscenza (ormai disponibile ovunque, come ho scritto ad esempio in MOOC: the cheap (or even free!) yet powerful and stimulating way to learn) e competenza (praticabile spesso in diversi ambiti), ma soprattutto lo sviluppo reale di un’abilità che è data (ancora una volta) da pratica deliberata oltre che dall’esperienza.

Il successo è la Vera Bugia – i Criceti e il Chi-Me-Lo-Fa-Fare – Rick DuFer

Altro video di Riccardo Dal Ferro, pubblicato l’ultimo giorno del mese, che per l’n-esima volta (ma non è mai abbastanza) ci ricorda quanto siamo circondati da visioni di successo definite da altri, dalla massa (tema che ricorre in diversi libri che ho citato ultimamente, come “The happiness trap”, “The courage to be disliked”, ma anche i concetti come Keeping up with the Jonases), con l’accento quantitativo su soldi, visualizzazioni, numero di partner ed altro (senza contare che spesso si scade nella Goodhart’s law con queste metriche).
Importante notare che il successo, se si usano questi parametri, non è nè deterministico (nonostante le varie ricette per il successo di guru vari) nè “meritocratico” (il motivo per il quale un certo attore “buca lo schermo” più di altri ed un influencer diventa popolare in maniera nè replicabile nè spiegabile sul serio, nè in maniera prevedibilmente duratura o meno). Ognuno si crei la sua visione di successo in accordo ai propri intimi valori (qui consiglio la parte “meno famosa” di “Getting Things Done” di David Allen, quella sulle varie “quote”, con valori, visioni ed altro prima di arrivare a singoli micro-obiettivi e attività).

Con l’IA la Teoria dell’Internet Morta si sta avverando – Paolo Attivissimo

Una tesi di complotto di qualche anno fa ipotizza che Internet sia popolata principalmente da contenuti, sistemi e utenti artificiali e che gli esseri umani siano una minoranza di spettatori passivi e manipolati (il che non stupirebbe visto i vari scandali in stile Cambrridge Analytica). Con le varie intelligenze artificiali, questa teoria si sta trasformando in realtà – e arriva anche nel mondo fisico, coi vari libri stampati generati da bot, ne ho trovati spesso su… come scrivere un libro con ChatGPT, un meta di cui avremmo anche fatto volentieri a meno, per inquinamento sia ambientale, sia di sovrapopolamento di piattaforme, in cui continua a ridursi il rapporto segnale rumore.
Continuo a chiedermi: avrà senso questa interazione tra bot e noi in mezzo? Ha senso che qualcuno generi libri o articoli lunghi a partire da due idee (a volte manco quelle) e poi dall’altra parte uno chiede all’AI di riassumere? Non stiamo sprecando tempo e risorse preziose per l’ambiente e per noi?

MUSICA

Riverside, prog rock/metal, Polonia, 2001

Nonostante la band non sia giovanissima, continua a produrre pezzi bellissimi, come “Friend or Foe?“, rilasciato due anni. Interessante la sezione commenti di alcuni dei loro video: tantissimi appassionati di musica che ci vedono ognuno degli elementi di altri gruppi iconici prog o di musica elettronica. Non è il classico progressive rock/metal super-tecnico alla Dream Theater, ma cionondimeno godibilissimo. Strano mi siano sfuggiti prima di adesso (anche se un paio di brani non mi sembrano nuovi, molto probabilmente qualche pezzo l’avrò ascoltato anni fa), ma sto recuperando l’ascolto dei loro album, gruppo assolutamente consigliato.

Dim Gray, cinematic/folk rock/pop, Norvegia, 2020

Su Youtube, il loro canale (aperto 5 anni fa) ha inspiegabilmente appena 300 iscritti, rendendolo di fatto uno dei gruppi più “underrated” (sottovalutati) almeno su quella piattaforma. Un paio di passaggi di “Feathers” sono davvero interessanti. Ma anche “Shards From A Broken Crown” potrebbe essere utilizzato come colonna sonora per delle riprese in piano sequenza di una scena invernale. Personalmente c’avrei messo un po’ di assoli nei loro brani, anche di ottoni o archi, chissà che in futuro non evolvano in quella direzione.


Buon consumo consapevole di materiale, possibilmente lasciando del tempo non solo per digerirlo, ma anche per elaborare e produrre qualcosa!

Immagine realizzata da me tramite sistemi di intelligenza artificiale generativa

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