In molti me l’hanno chiesto: “Qual è il tuo segreto? Come fai ad imparare tanto?”, in tanti si chiedono “Ma come fa, come fa?” (cit.).
Penso che ormai i tempi siano maturi, siamo abbastanza grandi per parlare di SORCA. Oggi che scrivo e pubblico questo articolo è il 18, numero che mi fa pensare che potrei anche monetizzare la SORCA, sarebbe perfettamente lecito, anche se apre a questioni etico-morali: è giusto far soldi con qualcosa che potrebbe anche esser data via gratis, facendo la gioia di tanti? Anche se spesso la gente tende a non apprezzare quello che viene elargito senza richiedere almeno un po’ di fatica, infatti tante volte mi chiedo se e come condividere la SORCA, ma di questo ne parlo verso la fine; procediamo con ordine, dal principio.
Come nasce la SORCA
OK, non partiamo da così lontano, da “L’origine del mondo (“L’origine du monde” è il titolo del dipinto a olio su tela di Gustave Courbet, anche lui probabilmente appassionato della SORCA). Partiamo dall’origine del metodo. Come ho scritto nella Trilogia dell’umano universale, è davvero difficile che qualcuno ci insegni un metodo efficace per studiare, memorizzare ed in generale gestire informazioni: il purtroppo ancora tramandato “leggi e ripeti fino a morire di noia”, oltre ad essere una cagata pazzesca (cit.) per diversi motivi, non tiene neppure conto di cosa e come studiare, perché il problema – per la maggior parte della popolazione – non si pone: si studia obbligatoriamente ciò che è previsto appunto dai programmi della scuola dell’obbligo (pressoché rimasta come modalità ai tempi della scuola fascista), se va bene si continua con quanto richiesto dall’università e (soprattutto per alcuni lavori “della conoscenza”) dal lavoro. In tal caso, il processo è abbastanza lineare: fonti già selezionate, paletti ben delimitati negli argomenti e nella quantità di dettaglio richiesti, testi di riferimento a disposizione e che spesso non richiedono neppure integrazione o approfondimento. Se invece vogliamo studiare qualcos’altro? Se veniamo divorati da una crescente curiosità su uno o più temi? “Ma c’è l’Internèt!”, risponderanno i miei piccoli lettori (cit.). E io risponderò loro come Glauco: “Oh, è importante, però, che non dici cazzate”.

Del resto, come riporta Nicholas Carr in “The Shallows”, persino accademici in filosofia e responsabili didattici ammettono candidamente non solo di non leggere più libri (Duccio Patanè ne sarebbe fiero!), ma che non ne vedono motivo, perché “tanto puoi trovare i pezzi di informazioni necessari comodamente su Internet e in pochi secondi”. Questo, unitamente all’utilizzo dello skimming (ricerca velocissima scorrendo il testo in una pagina, molto più rapida della lettura normale) non più come mezzo ma come fine in se stesso (quindi non per cercare le parti di un testo da approfondire per bene, ma accontentarsi dell’idea che si può fare a colpo d’occhio in una lunga pagina in una ventina di secondi) porta Carr ad una bella quanto inquietante considerazione: stiamo subendo un’inversione di rotta, al contrario di quanto avvenuto coi primi esseri umani in senso evoluzionistico, da coltivatori di conoscenza personale a raccoglitori di dati elettronici in un foresta. Posso capire (anche se non lo condivido) il pragmatismo espresso in una recente intervista dal Gen. Roberto Vannacci, che dice di non amare la cultura fine a se stessa (una esortazione simile l’aveva espressa persino il compianto divulgatore scientifico Piero Angela, spronando i giovani a fare uso della conoscenza), ma questo punto di vista non dev’essere distorto, attenzione: anche (e forse soprattutto) quando la conoscenza è un mezzo asservito ad un fine, non ci si dovrebbe limitare a puro nozionismo scollegato, ad una cultura frammentata e superficiale (v. Perché siamo così superficiali?), che purtroppo è quel che va per la maggiore, partendo dalla famiglia e dalla scuola.
Uno dei motivi che mi ha spinto ad aprire questo sito Internet non è la sterile lamentela, ma cercare, provare a trovare e infine condividere possibili soluzioni, oltre che presentare diversi modi di vedere le cose. Ed è qui che nasce la SORCA, la metodologia che propongo per “imparare cose”, basata su ciò che faccio davvero in prima persona da diversi anni.
Ci tengo a menzionare concetti, persone e strumenti che negli anni mi hanno ispirato e portato a realizzare e perfezionare negli anni questa metodologia, in particolare:
- Il ciclo intelligence (come reperibile tranquillamente dalla pubblicazione “Joint Publication 2-0, Joint Intelligence” dalla Dipartimento della Difesa USA o dal sito ufficiale della CIA): a prescindere da un suo eventuale utilizzo in modelli come l’OODA loop e da effettivi processi valutativi e decisionali, la gestione delle informazioni è cruciale per ridurre un “gap informativo” (detto in parole povere: per saperne di più su qualcosa che vogliamo conoscere e su cui non ne sapevamo abbastanza);
- L’importanza di prendere appunti (o meglio, io preferisco dire “produrre” appunti, dato che spesso ci metto del mio, come ad esempio note/osservazioni, collegamenti, che siano in stile marginalia o con metodi più strutturati… e se proprio su appunti sparsi in giro, che cerco di raccogliere in teoria a fine giornata, come suggerisce David Allen in GTD, lo stesso che ci ricorda che il cervello è ottimo per generare idee e collegamenti, ma pessimo nel memorizzare se confrontato con altri sistemi). Sono in diversi ad aver scritto in merito, suggerisco il libro di Sönke Ahrens (sarà elencato in fondo, come di consueto, tra i suggerimenti)
- Zettelkasten;
- “Secondo cervello” / sistema di gestione conoscenza personale (PKM, “personal knowledge management” system), qui suggerirei il libro di Tiago Forte;
- Mappe mentali (qui i crediti vanno a Tony Buzan).
Sicuramente ho dimenticato di menzionare qualcos’altro: non in malafede, ma perché ci sono concetti che ho imparato così tanti anni fa che ho interiorizzato e potrei non farci neppure più caso per quanto mi vengano naturali – e anche per la lista di cui sopra ho dovuto prendermi del tempo per “scomporre” e notare i punti di partenza, perché è roba che utilizzo da ben oltre un decennio. Nel caso abbia dimenticato qualcosa/qualcuno, spero qualcuno me lo faccia notare: quando “saliamo sulle spalle di giganti” (cit.), è giusto ringraziarli.
Addentriamoci ora nella SORCA, punto per punto, nella speranza infine di giungere al tanto agognato “punto G”, dove la G sta “Gnosis”, dal greco antico “γνῶσις”, conoscenza (è anche il nome della rivista italiana di intelligence… intendo “Gnosis”, non “Punto G”). Non solo “γνῶθι σαυτόν” (gnōthi sautón, “conosci te stesso”), ma una conoscenza generale; come per la crema di Gargné alle foglie, potremmo chiederci “Conoscenza di che? Niente, conoscenza, conoscenza in generale, non lo so conoscenza di che”.
S.O.R.C.A. è l’acronimo formato da questi 5 passaggi nella metodologia:
- Seleziona
- Organizza
- Riassumi
- Consolida
- Approfondisci

S – Seleziona
Il primo passo è spessamente senzadubbiamente (cit.) la ricerca e raccolta di diverso materiale da utilizzare come fonte. Materiale che comprende una pluralità di forme, nelle diverse modalità di fruizione: oltre ai libri e agli ovvi “contributi multimediali” (sì, un tempo si chiamava in questo modo “futurista” un contenuto che poteva comprendere, oltre agli innovativi collegamenti ipertestuali, anche audio e video, magicamente non solo come allegati, ma persino “embedded” nelle pagine!), comprendo tra le fonti davvero tutto, anche chiacchierate (strutturate e non) con esperti di un settore – mi raccomando: non una battuta estemporanea, ma chiacchiere “ponderate”, soprattutto niente avventori ubriachi in un bar, né l’amico di miocuggino (cit.) che millanta di sapere cose. Quest’ultima specifica ci porta a definire quindi i criteri generali a cui prestare attenzione, a prescindere che si tratti di un libro stampato, un articolo di un blog, un video su una piattaforma apposita (che sia generalista come Youtube oppure di nicchia), un MOOC (v. MOOC: the cheap (or even free!) yet powerful and stimulating way to learn) e così via. Esempi di criteri:
- La reputazione dell’autore: il background accademico/professionale, la produttività (prediligendo qualità alla quantità), la partecipazione a progetti di ricerca (o di qualcosa di open-source o anche di volontariato, ma contributi di qualità) e così via; ricordando che ovviamente non è garanzia assoluta di qualità, soprattutto allontanandosi dall’area di competenza, come quando un virologo si mette a parlare di conflitti internazionali.
- La fonte di pubblicazione: riviste indicizzate e riconosciute a livello internazionale offrono garanzie maggiori rispetto a pubblicazioni non sottoposte a revisione, come anche – ricordarsi dello stesso principio a prescindere dal mezzo, ad esempio un canale Youtube gestito dall’OMS è generalmente da preferire rispetto al primo pisquano di turno che scrive “Dott.” (nel senso di laureato, non necessariamente medico, tanto “Pina, ma non lo sai che in Italia son tutti dottori?”, cit.) e indossa un camice per darsi un’aura di autorevolezza;
- La data di pubblicazione: in ambiti in rapido sviluppo (non necessariamente tecnologici), è importante privilegiare testi recenti, ma senza trascurare i lavori fondamentali che hanno contribuito alla costruzione della disciplina: possono esserci infatti dei casi in cui ha senso andare ai fondamentali che hanno superato “la prova del tempo” (ovviamente, in tal caso, ricordarsi di contestualizzare e di verificare che non vada integrato, come per la fisica di Newton che – nonostante quello che dicono alcuni ignoranti – resta generalmente valida nella stragrande maggioranza dei casi, ma che va “aggiornata”/”migliorata” in casi specifici con la fisica di Einstein, per esempio);
- Durata e completezza del contenuto: video lunghi, oltre i 30-40 minuti, tendono a offrire trattazioni più strutturate e approfondite, evitando superficialità e schematizzazioni eccessivi tipici delle brevi pillone in stile TikTok/Shorts/Reels/Stories, che non solo forniscono informazioni “spot” senza contesto nè giusta profondità, ma che rischiano di distorcere esageratamente nello sforzo di comprimere qualcosa di complesso in un paio di frasi;
- Qualità del contenuto narrativo: i video devono presentare un discorso chiaro, supportato da dati empirici, fonti citate e riferimenti bibliografici, stimolando così un confronto critico e una riflessione autonoma, oltre che permettere una verifica (non tanto per possibile malafede, ma perché potrebbe aver capito o riassunto male un testo) e un approfondimento;
- Recensioni, commenti e interazioni: il feedback della “community” visibile nei commenti può offrire indicazioni sul valore del contenuto, sempre nella speranza siano critiche costruttive e opinioni qualificate (forse son troppo ottimista).
Mi raccomando non cadere nella trappola del perfezionismo, del paradosso della scelta e della continua procrastinazione come meta-produttività/meta-studio: a ‘na certa, darsi un limite temporale (e di numero di risorse) e troncare, per passare alla fase successiva.
O – Organizza
Una volta selezionato il materiale, filtrato in base ai criteri visti, ma anche secondo gusti ed esigenze, si passa all’organizzazione dello stesso. Qui ognuno ha il suo metodo, che siano grossi faldoni e raccoglitori ad anelli con fogli pieni di salvabuchi, oppure una serie di quaderni suddivisi per materie/categorie, uno schedario fisico in stile Zettelkasten pieno di schedine di carta nei cassetti oppure un sistema digitale. Io personalmente, da tantissimi anni, memorizzo quasi tutto su computer (con n copie di sicurezza a backup periodico), provando nel tempo diversi sistemi – ho iniziato con documenti Word o anche semplici file di testo non formattato (i “.txt”) suddivisi in cartelle, per poi provare sistemi gerarchici di catalogazione, passando anche per sperimentazioni più o meno macchinose, come Tiddle Wiki installato su server locale e così via, si possono anche utilizzare sistemi NoSQL (buoni per indicizzare/ricercare grandi quantità di documenti) come Elastic Search, le possibilità tecnologiche non mancano, ma personalmente valuto un sistema “secondo cervello” sulla base di caratteristiche come:
- Centralizzazione delle informazioni: possibilità di raccogliere e archiviare tutto il materiale proveniente da fonti diverse (testi accademici, appunti, video, immagini, link, PDF, altro) in un unico spazio digitale, evitando dispersioni in termini di spazi (es.: tutto è nella stessa grande cartella complessiva, di cui fare copie di sicurezza) e di tempo (il dover aprire altri programmi che porta a overhead e distrazioni);
- Organizzazione mediante collegamenti tematici e gerarchici: le informazioni non sono solo archiviate (es.: il file .txt buttato in una cartella), ma collegate tra loro secondo categorie, temi e sotto-temi, attraverso tag, parole chiave, collegamenti ipertestuali tra loro, mappe concettuali, che riflettono le relazioni logiche e semantiche tra idee;
- Annotazione e rielaborazione costante: gli appunti devono essere presi in modo dinamico, includendo riflessioni personali, riassunti (v. punto successivo), domande, spunti per ulteriori approfondimenti, altro.
- Accessibilità e flessibilità: il sistema deve essere fruibile eventualmente da diversi dispositivi (a prescindere se sistema personale o collaborativo da condividere con altri in lettura o in modifica) e facilmente aggiornabile, permettendo di integrare nuovi contenuti in qualsiasi momento e in modo “naturale”, “senza frizioni”. Questo è forse il punto più importante: se devo perder tempo ad aggiungere un’informazione o a creare una nuova nota, mi passa la voglia e rischio o di salvarla a caso dove capita o, peggio, di non registrarla affatto, col rischio che vada perduta per sempre tra le mie sinapsi (non che sia poi questa gran perdita per l’umanità, ma per la mia gioia sì che è una possibile perdita :P);
- Funzioni di ricerca avanzata: possibilità di effettuare ricerche veloci e precise, facilitando il recupero di informazioni anche molto specifiche in grandi quantità di dati (ma tanto poi sono un cane e cerco brutalmente una parola o un pezzo di frase, trattando tutto come fosse una cartella piena di .txt su cui fare un brutale “grep” – per i non informatici, è un comando Linux da linea di comando su terminale, equivalente al “cerca” nella casella ad interfaccia grafica nelle cartelle su Windows o su dispositivi con la mela mozzicata).
Come organizzare il materiale su un siffatto sistema? Si può importare tutto e poi aggiungere e modificare metadati, ad esempio quando produco appunti su un corso, memorizzo almeno autore, piattaforma (es.: Coursera), link, data di inizio (e, quando mi ricordo, di fine) e così via. Lo stesso cerco di farlo per video singoli, per libri e tutto il resto. Poi, in corso d’opera, o in seguito, inserisco anche le parole chiave, tag, collegamenti a risorse pre-esistenti.
R – Riassumi
Anche se in teoria si dovrebbe imparare a fare riassunti già durante i primi anni della scuola elementare, può essere utile riassumere (appunto) cosa intendo per riassumere:
- Distillare l’essenza del contenuto: si identificano e si isolano i concetti chiave, le tesi principali, le evidenze fondamentali che costituiscono la base del discorso originale, eliminando/riducendo dettagli non rilevanti e quel che è ridondante;
- Facilitare il confronto e l’integrazione: riassumere permette di mettere a confronto materiali diversi, anche con approcci o punti di vista differenti, facilitando così l’individuazione di convergenze, divergenze, lacune (che saranno oggetto dell’ultima fase) – questa fase può essere vista come punto di partenza per la fase successiva (consolida);
- Favorire la memorizzazione e il richiamo veloce: riassumere in modo chiaro e strutturato facilita il recupero rapido dei contenuti durante la fase di approfondimento, ma anche di scrittura;
- Stimolare la rielaborazione personale: il riassunto è un’attività attiva che richiede di riformulare con parole proprie i contenuti appresi, consolidando così la comprensione e sviluppando una capacità critica e autonoma;
- Collegamento alle fonti originali: è buona pratica associare sempre il riassunto al riferimento preciso della fonte (ad esempio, come detto prima, aggiungendo metadati), in modo da poter agevolmente consultare il materiale originario se necessario (che tanto abbiamo già inserito precedentemente, nella fase di organizzazione – ma possono esserci casi in cui non possiamo/vogliamo copiare/scaricare tutte le fonti, soprattutto se sono pesanti o difficili da memorizzare).
Consiglio un approccio di lettura e ascolto attivi, il riassunto non è semplicemente un’attività da scrivano in cui ricopiare passivamente alcune nozioni, mentre magari si sta persino pensando ad altro.
Inoltre, un riassunto dovrebbe essere “autosufficiente”, nel senso di comprensibile anche senza dover consultare i riferimenti citati.
Scegliere uno stile più o meno coerente con tutto il resto del sistema di conoscenza personale, anche se non è necessario (e, in alcuni casi specifici, neppure desiderabile); quello che invece raccomando è di utilizzare notazione, abbreviazioni e modo di citare riferimenti sempre uguale, per una maggiore facilità di lettura e di ricerca.
C – Consolida
Questa è la fase più creativa e quella che probabilmente costituisce il grosso valore aggiunto: quanto già iniziato nella fase precedente (riassumi) viene ampliato nel consolidamento: connessioni con diverse risorse pre-esistenti, collegamenti mentali con altri modelli già studiati in precedenza, esempi pratici e tanto, tanto altro. Questo è il momento in cui immergersi sul serio nell’argomento, riflettendo e scrivendo senza aver paura di osare (tanto resta tutto per noi, nel caso si decide invece di pubblicare, basterà una lettura e una copia dopo aver ripulito da note personali e da bozze di pensieri).
A – Approfondisci
Sia sfruttando l’eventuale sezione riferimenti/bibliografia che abbiamo visto nella prima fase (quella di selezione), sia cercando autonomamente, possiamo approfondire uno o più dettagli/argomenti consolidati. Questo, ovviamente, oltre a “perfezionare” articoli del nostro sistema di conoscenza, può anche aprire a nuove esplorazioni, muovendosi in profondità oppure “di lato” (come il pugno di lato e la villa di lato, doppia cit. di Maccio); in quest’ultimo caso, infatti, sarà possibile avviare un altro ciclo, partendo quindi per una nuova SORCA! La fase dell’approfondimento chiude quindi un ciclo di SORCA, ma ne prepara potenzialmente un altro: altro giro, altra corsa! (“Corsa” è anagramma di SORCA – “coincidenze? io non credo” – mentre Lillo e Greg potrebbero osservare che è un anagramma del Carso).
In questa fase (molto più che in quella del riassumere), può anche essere di ausilio qualche chatbot LLM, che possono essere utilizzati per farsi “interrogare” un un argomento, facendosi porre domande in accordo ai livelli della tassonomia di Bloom. Ad esempio, ho chiesto ad un chatbot LLM: “Potresti pormi per favore delle domande secondo la tassonomia di Bloom? Una domanda per ognuno dei sei livelli.
Argomento: epigenetica nelle malattie neurodegenerative.”, specificando di prendere come spunto siti ufficiali come OMS/WHO e studi raccolti su PubMed. Questa è la risposta:

Il ciclo della SORCA
Spesso accade, come visto nell’ultima fase (approfondisci) e in misura molto minore anche durante le fasi precedenti (ma in tal caso consiglio di annotarsi la curiosità e ritornare alla SORCA di partenza, senza distrarsi, altrimenti c’è il rischio di perderla) che una SORCA porti all’esplorazione di una nuova SORCA. Questo è generalmente un bene, per chi ha tempo, voglia ed energia, ma solitamente consiglio di prendersi un momento di pausa, tra una SORCA e la successiva, per far sedimentare la conoscenza e far respirare un po’ il cervello. Inoltre, da non sottovalutare, se è vero che “non di solo pane vive l’uomo”, è anche vero il contrario: abbiamo bisogno di qualcosa di più “terreno”, di più fisico, tra una sessione di studio e la successiva. Il troppo storpia in entrambi i casi, serve un equilibrio, proprio come serve una dieta bilanciata (in base ai propri gusti e alle proprie esigenze).
Tolta questa raccomandazione, non sarò di certo io a fermarvi da cadute in nuovi “rabbit hole”, ma occhio alla bulimia informativa (ne ho parlato qui). Per quanto sia un circolo tendenzialmente virtuoso, occorre prestare attenzione affinché la ripetizione di cicli di SORCA non instaurino un moto perpetuo, il rischio è di diventare ossessionati dalla SORCA.

Il bello è che, come in un sistema a retroazione, l’output (che abbiamo prodotto al termine di un ciclo di SORCA) può servire come input/seed per una nuova avventura. Nonostante io sia ormai pratico di SORCA, ogni volta mi emoziono come la prima volta. Ogni SORCA è diversa, è unica.
La SORCA richiede devozione, ma non spaventarti
Siamo immersi in un sistema pervasivo di dispositivi mobili perennemente connessi, un “ecosistema di tecnologie dell’informazione” (per dirla come Nicholas Carr), in cui raggiungere e mantenere uno stato di “Flow” è diventato difficile: occorrono strategie di “minimalismo digitale”, abitudini e forza di volontà per evitare distrazioni, quando è tempo di SORCA; al limite, si possono provare la tecnica pomodoro ed altre, ma io onestamente quando sono immerso nella SORCA, se non ho altri impegni, non metto neppure la sveglia, imposto dei limiti solo perché trovo difficile staccarmene e quindi può capitarmi di dimenticare di mangiare o di andare a dormire troppo tardi. Si può infatti essere risucchiati dalla SORCA, totalmente assorbiti nel qui e ora: è una forma di meditazione mindfulness. Ci trovo proprio della sacralità. Allo stesso tempo, non avere paura della SORCA: benché dia il massimo quando le dedichi tempo e impegno, non bisogna approcciarla con stress.
Mi raccomando, poi, niente ansia da prestazione: evitare il confronto con altri (che potrebbero conoscere di più in un settore, ad esempio, o avere a disposizione più tempo) e niente “avrei voluto dedicare più tempo” in una particolare sessione: se una sessione è durata solo due minuti, a prescindere dal motivo, si potrà sempre fare meglio la volta successiva, dedicare più tempo per continuare dove si era lasciato prima o iniziarne una nuova.
Ricorda che la SORCA è per tutti: come tutto ciò che fino a ieri sembrava difficile e, una volta imparato, diventa facile o almeno fattibile, anche diventare pratici di SORCA richiede un po’ di esercizio, “bisogna provare, provare, provare” (cit.).
Condividere la SORCA
Lo ammetto che spesso la SORCA la tengo per me, ne sono geloso. Altre volte, invece, penso ci sia gioia anche nel condividerla. E così mi è capitato di mostrare un esempio del “risultato finale”, come anche un frammento di visualizzazione del mio “Second brain”. Ci penso un attimo prima di mostrarlo qui. Nel frattempo, buona SORCA a tutti!
Riferimenti e risorse consigliate
Come di consueto, “per chi non si accontenta” (questa è anche l’ultima fase, “Approfondisci”).
Libri
- How to take smart notes, Sönke Ahrens
- Building a Second Brain, Tiago Forte
- Mappe mentali, Tony Buzan
- Getting Things Done, David Allen
- The shallows, Nicholas Carr
- Flow, Mihaly Csikszentmihalyi
- Digital Minimalism, Cal Newport
- Leggere per sapere, Alessandro de Concini
Strumenti
Per implementare un sistema di conoscenza personale:
- Obsidian
- Notion
- Roam research