Da diverso tempo, stavo pensando a quanto sarebbe bello costruire una rete; no, non siete finiti sul sito di un pescatore o di un produttore di letti, né su un blog di geopolitica o capitalismo che parla di difesa di confini e proprietà privata.
Parlo del concetto di networking, non nel senso di rete di elaboratori, ma di rete di persone (chi sta pensando ai social network come Facebook, Instagram e porcherie simili, rifletta sull’impatto delle tecnologie degli ultimi 20 anni sul proprio cervello, al punto di sovrascrivere l’idea di rete di rapporti reali/fisici del mondo vero con l’idea di rete di contatti virtuali, tra cui anche perfetti sconosciuti aggiunti a caso). Dicevamo: reti di persone, ma non nel senso classico anglosassone di “networking” (professionale e non) – quel tipo di attività per cui si conosce qualcuno, dal vivo o tramite Internet, per poi impostare messaggi di circostanza da inviargli durante le feste (Customer Relationship Management, CRM) come refresh periodico della “sinapsi”, per tenerlo caldo in attesa di favori da chiedergli. Qui parlo di reti interessanti (si spera non “interessate” come nel caso precedente), di reti in cui far viaggiare segnale. Il concetto di segnale come informazione rispetto al rumore l’ho scritto diverse volte, nel caso invito a leggere i miei articoli precedenti. Possiamo immaginare il segnale proprio fisicamente segnale, una trasmissione elettrica in un circuito a cui si va ad aggiungere, man mano si scoprono e si selezionano, altri componenti per noi di pregio o di interesse anche solo potenziale (se alla parola “componenti” hai pensato alle parti del corpo lanciate da Venus Alpha, probabilmente hai un po’ più di vent’anni e quelle scene devono averti parecchio emozionato). Una metafora che si presta bene anche nel senso di segnale da poter seguire e preservare, incanalandolo in guide d’onda o circuiti ben isolati dal rumore esterno e da varie interferenze. Da un lato, possiamo abbassare il volume e l’inquinamento luminoso/visivo di notifiche, banner e scrolling infinito di porcherie (che nel migliore dei casi, in un parallelo alimentare, sono calorie vuote senza nutrienti, ma possono anche essere molecole tossiche per l’organismo, come l’alcool), dall’altro possiamo salvare e tenere a portata di mano qualcosa che possiamo reputare di valore.
La vera ribellione è restare calmi e pensare a lungo (e bene)
Viviamo in un’epoca in cui c’è un tale sovraccarico di informazioni (spesso di scarsissima qualità) che servirebbero tante ore già solo per cercarle, selezionarle e digerirle, icordando che in Italia l’analfabetismo funzionale è seriamente preoccupante, oltre al fatto che un numero incredibile di persone avverte l’impellente esigenza di scrivere commenti da bimbominkia rancorosi avendo letto solo un fuorviante titolo clickbait). Consiglio spesso di “chiudersi a riccio”, come dice Duccio Patané in “Boris”, di non leggere quasi più nulla, ma mi rendo conto di sembrare ipocrita, dato che – com’è possibile vedere nella lista di libri che divoro (v. Leggi di più! La mia lista libri (dal 2021)) e nei vari aggiornamenti mensili (“WILL, What I Love Learning”) – leggo decisamente più della persona media, considerato tra l’altro che la stragrande maggioranza di titoli sono saggi, non letteratura; quindi cosa intendo esattamente? La “chiusura” di cui parlo è un rifuggire da social e monnezza varia: scoprire, con calma e tempi umani (dando spazio al cervello per far sedimentare informazioni) diverse fonti, come i “vecchi” blog, ma anche canali video (non streaming) e in generale spazi da poter fruire in maniera asincrona. Proprio come ha detto a Camogli due settimane fa il matematico Piergiorgio Odifreddi, ormai anche i giornali sono social, del resto basta aprire persino ANSA (che fino a pochi anni fa consideravo ancora decente) per leggere in una prima pagina di questa settimana titoloni che contengono frasi come “L’opposizione la gela” (riferito alla presidente del consiglio dei ministri)… “la gela”, cosa devo aspettarmi tra poco? La asfalta? La blasta male? Quello che le rispondo ti lascerà F4 basito, clicca qui per continuare? Lungi da me vestire i panni da vecchio noioso bacchettone, sono il primo dei giullari quando ce n’è occasione, ma se – e dico se – quello è il modo di esprimersi (polarizzante e in cerca di emozioni nel lettore) dell’Agenzia Nazionale Stampa Associata fondata nel 1945 per “garantire al Paese un’informazione di base indipendente” (cito da Wikipedia), allora “è finiiitaaa” (cit. Aldo “Onorevole Nullazzo”). Est modus in rebus (il fantasma di Orazio mi impone qualche citazione colta per compensare quelle popolari), se voglio leggere informazioni espresse con quel registro tanto vale ascoltare qualche canale “commentary”. Il come/quanto/quando mi informo in merito all’attualità esula dall’obiettivo di questo articolo, quindi torniamo al punto: semi-chiusura a riccio.
La raccolta
Quello che ho in mente è di pubblicare le risorse da cui attingo per nutrire il cervello, ma sarà una selezione un po’ diversa dal lungo percorso che mi ha portato all’elaborazione della lista per l’umano universale (confluita nel link GitHub reperibile da Umano Universale: 3. Cosa). La differenza è sostanziale: per la formazione della conoscenza di base, la ricerca si è focalizzata su grandi distillati del sapere, che in alcuni casi hanno superato la prova del tempo (ma in buona parte, per ovvi motivi, sono distillati recenti, soprattutto per tematiche tecnologiche); in questo caso, invece, si tratta di contenuti scritti da persone “più simili a noi”, non (necessariamente) “mostri sacri”, niente premi Nobel autori di best-seller, ma gente comune. Per fare un esempio pratico e immediato: grufolando negli interminabili campi del web (tra contenuti di una certa rilevanza storica e scientifica e… il trash), ci si può imbattere in canali Youtube sconosciuti, seguiti da qualche decina di iscritti, come può essere il caso di questa intervista live resa disponibile successivamente come video da poter visionare quando si vuole. Chi guarda quel video potrebbe chiedersi: da cosa sono accomunati? (Nessun riferimento a Padre Maronno che accomuna gente con problemi). Sono legati (o meglio: si sono conosciuti, “un amore contatto nato sul web”, altra cit. macciana) tramite Mr. RIP che, utilizzando una terminologia cara alla Social Network Analysis, funge (non RIP fungo) da “hub“, da nodo collettore che collega ‘n botto de gente (questa non credo sia terminologia tecnica, chi vuole può approfondire la SNA senza restare impigliati, appunto, nelle “reti”). Si ascolta un video del genere, si percepiscono spunti interessanti e quindi si va a ravanare tra i contenuti dei due, scoprendo quindi un articolo su come Giorgio Dramis legge e produce appunti e uno sul viaggio di Rocco Angelella verso l’intenzionalità (tema, quest’ultimo, chiaramente legato a quanto sto scrivendo in questo articolo e che, come quello della lettura e produzione appunti, appunto, ho trattato più volte). Quello che accade, solitamente, è che la “cross-impollinazione” di idee genera ulteriori collegamenti, anche se resta il legittimo dubbio (che una persona mi ha sollevato per e-mail) che, a ‘na certa, il modo di pensare e i riferimenti (nel caso precedente: riferimenti a Cal Newport, che è stato “introdotto” a entrambi da Mr. RIP) si avviluppino su loro stessi, che si finisca in una bolla in cui tutto stagna e difficilmente entra aria nuova. E quindi che si fa? Si va alla deliberata ricerca di una boccata d’aria nuova, andando ognuno in maniera indipendente (o ispirati da qualche spunto lento dagli altri) a “cercare cose”. Quello che mi interessa è esclusivamente il contenuto: non mi interessa chi è l’originatore, nè in senso demografico (età, sesso, condizione socioeconomica, luogo geografico, ecc…), nè di orientamento politico/religioso/altro, nè se è famoso o meno – anzi, non nego di provare più gioia quando scopro delle pepite nascoste, quando scovo del potenziale, ci sono canali Youtube a cui mi sono iscritto quando a seguirlo eravamo in 10 (alcuni poi son decollati, altri purtroppo continuano a non ricevere il successo che meritano, anche se per alcuni aspetti potrebbe essere un bene, ricevendo meno haters/shitstorm, meno tentazioni di enshittificarsi e così via, ma resta un peccato che il messaggio non raggiunga le masse e che non riceva un po’ di supporto economico). Alcuni siti sono tenuti in piedi da qualcuno che scrive nel tempo libero mentre nella vita magari fa tutt’altro, quindi non pretendiamo che pubblichi spesso nè che risponda immediatamente ai commenti, ma gioiamo della lettura di quello che ha scritto.
Cerco di riassumere brevemente in maniera strutturata.
Perché cercare e collezionare blog e canali di sconosciuti
Nell’ottica dello slow-media manifesto (e anche perché non reggo troppo i creatori di contenuti che iniziano i video con uno stile preso in prestito dal pagliaccio Baraldi, ma con un tono di voce ancora più acuto, sostenuto e concitato), trovo non “ancora sensato” vagare tra blog e canali “modesti”, ma “più sensato”. Lascio alle masse la visione di ragazzini (a prescindere dall’età anagrafica) che presentano banalità come fossero grandi segreti entusiasmanti, con montaggi nevrotici al limite da scatenare epilessia (non ne soffro, ma in compenso soffro di rottura di maroni che si frantumano alla frequenza della voce “pitchata” di questi venditori rubati alle bancarelle paesane); personalmente, ho gusti differenti. Perché? Cosa cerco?
- Profondità e tempo per riflettere. Richard Feynman e Niels Bohr (mi raccomando scandire la pausa tra nielS-BOHR, altrimenti si materializza Ludovico Piccinini con un assolo dei Prophilax) erano del parere che, se pensi di aver davvero capito la meccanica quantistica, molto probabilmente non l’hai capita – ma non perché sei particolarmente ritardato, è proprio che molti concetti sono “sfuggenti” e contro-intuitivi, serve del tempo, sia davanti ai fogli con gli appunti, sia lunghe passeggiate nel bosco in stile Thoreau. Puoi quindi fidarti di qualcuno che starnazza “Ti spiego la meccanica quantistica, a te che non capivi scienze in prima media, in questo video di un minuto su TikTok, tra uno short di cani che twerkano e la clip di un complottista”? Ogni volta che qualcuno guarda quelle “pillole di wannabe cultura”, Neil Postman urla dall’oltretomba. Cercate. Contenuti. Lunghi.
- Serendipità e voce “unica”. C’è anche laggioia (cit.) di scoprire qualcuno che ci mostra un punto di vista o degli aspetti che non avevamo ancora preso in considerazione, se non addirittura mostrarci riferimenti e persino interi campi del sapere di cui eravamo all’oscuro. E poter vedere la passione che riescono a trasmettere su argomenti anche di nicchia molto ristretta resta, per me, uno dei miracoli dell’umanità. Per non parlare poi dello stile personale che, secondo me, resta patrimonio da preservare in quest’epoca di copia-incolla da LLM.
- Qualità informativa. Momento momento momento, non sto dicendo di fidarsi a occhi chiusi di quello che si legge su ScopriQuelloCheTuoCuginoNonTiDice.Com, ma seplicemente ascoltare può instillare il dubbio e, visto che si tratta di contenuti da fruire lentamente senza l’ansia dell’autoplay nello scrolling infinito, ci si può (e deve) fermare per andare a verificare e approfondire.
- (Ri)abituarsi a contenuti lunghi. Ripristinare la propria attenzione, la capacità di concentrarsi per un tempo maggiore di un “reel” di una digital-fashion-travel-food-sonasegaio-content-creator. Persino con gli allenamenti intensivi (tipo HIIT) esiste un tempo minimo fisiologico richiesto per ottenere dei risultati, vogliamo davvero pensare che per il cervello sia uguale focalizzarsi 30 secondi o 30 minuti di seguito senza interruzioni? (Risposta breve: no; risposta lunga: segue tra un po’ un lungo articolo che tratterà anche di minimalismo digitale).
- Controllo “deterministico” in una “lista curata”. Non ci sono algoritmi che presentano una carrellata di contenuti, mescolando ciò che va per la maggiore (spingitori di spingitori di contenuti squallidi) con quello che forse può piacere (in base al cluster di cui si fa parte in base alla propria cronologia). Ci siete voi e il vasto mare dell’Internet, da scandagliare. Facile trovare perle? Nient’affatto. E questo le rende ancora più preziose. Prendetevi del tempo per andare sul serio oltre le solite bolle, non mi vergogno di dire che mi espongo di tanto in tanto anche all’ascolto di persone “alternative” (leggi: “controinformazione”, “complottisti”, gente che sembra non essere del tutto centrata, altro), ma questo è il caso limite che mi sento di suggerire solo a chi ha degli anticorpi belli allenati col pensiero critico e con una solidissima base di conoscenze ed esperienze (questo meriterebbe un articolo specifico).
Sì, ma come, come?
(Titolo da leggere con la voce di Jean-Claude). Un esempio di algoritmo lineare a prova di persona poco tecnologica (però forse un minimo sì).
- Definisci dei criteri di partenza per il viaggio e una “direzione”. Ovviamente non conosciamo a priori la destinazione, sarà nella maggior parte dei casi una sorpresa (più o meno inaspettata). Ad esempio, si parte da un autore o da un’opera che conosciamo e si vede cosa suggerisce esplicitamente; oppure, si decide di iniziare ad approfondire una tematica o un particolare aspetto. Si può anche atterrare momentaneamente sui “colossi” come Wikipedia o su canali Youtube famosi di divulgazione, ma da lì cercare un autore o un contenuto specifico d’ispirazione.
- Usa tecniche avanzate. Molti motori di ricerca permettono di utilizzare funzioni avanzate per poter focalizzarsi su alcuni tipi di contenuti, oppure specificare un dominio Internet o escluderne altri, escludere parole, specificare autore, titolo e così via. In questo caso, occorre un minimo di studio all’inizio, che viene però poi ammortizzato velocemente nel tempo, oltre al fatto che sperimentando si può perfezionare.
- Cerca ispirazione dentro comunità generiche o specifiche. Per fare un esempio, piattaforme come Reddit, se usate bene, non sono totalmente una cloaca per perditempo livorosi passivo-aggressivi in cerca di uno svago malsano: cercando con criterio, si possono trovare spunti a siti specifici di settore e a opere meno conosciute. Oppure, cercando tra le varie risorse consigliate da parte di chi si conosce già – nell’esempio specifico che ho riportato dell’intervista tra due giovani italiani, entrambi sono venuti a conoscenza dei libri di Cal Newport tramite il pluricitato Mr. RIP, che ha anche raccolto molte delle sue fonti preferite in video appositi (si può cercare, ad esempio, il suo “Feedatevi di me”). Quello che si origina è solitamente un rabbithole non lineare, una specie di esplosione a grappolo (ma senza morte e distruzione) di contenuti.
- Colleziona, organizza e arricchisci. Una volta “trovate cose”, inseriscile nei vari strumenti di “cattura” (come dei feeder RSS) e poi struttura quello che ti interessa all’interno del tuo “secondo cervello” (archivi, detti anche “Knowledge Base” in inglese). Puoi esportare il contenuto dal sito stesso, produrre appunti, quello che preferisci, per poi conservarlo gelosamente, magari “collegato in maniera organica” alla tua conoscenza pregressa.
- Valorizza ed eventualmente diffondi. Prenditi del tempo per revisionare e rielaborare, magari puoi seguire il mio framework SORCA, per poi decidere anche di metterci qualcosa di tuo e renderlo disponibile ad altri – mi raccomando Arfonzo, nun fa lo str*nzo (cit. per pochi): se prendi ispirazione (per non dire proprio copi-incolli) dagli altri, riportalo cortesemente, magari fornendo anche le coordinate (link) verso l’originale. Così potrai anche avere la soddisfazione di aver umilmente contribuito alla catena della conoscenza e del miglioramento (vedi anche il framework per la conoscenza secondo MoreToThat). Adattando quello che Alexander Supertramp di Into the Wild ha scritto in merito alla felicità: conoscenza è vera solo se condivisa.
A proposito: se hai degli spunti e se ci sono delle chicche di contenuti meritevoli di attenzione, non tenere tutto per te! Scrivilo qui come commento o scrivimi per e-mail, come preferisci. E, se mi citi nei tuoi contenuti, fammelo sapere 🙂
Mentre preparo la mia lista Buona scoperta e conoscenza a tutti!

Immagine generate tramite sistemi di intelligenza artificiale generativa.
Ciao!
Mi chiamo Filippo, sono un ragazzo di 29 anni che vive in Spagna da 8. Ti ho conosciuto grazie a Mr.RIP (che seguo e supporto da diversi anni in maniera silenziosa) e innanzitutto ti vorrei ringraziare e far i complimenti per questo BLOG in quanto è una fonte di ispirazione. Tanto che ho appena aperto un canale YouTube ispirandomi all’uomo universale da te citato qualche articolo fa (il primo episodio di una playlist è interamente ispirato ai 3 articoli da te fattoo). Ho fatto mio quel concetto e deciso di intraprendere il percorso per diventarlo! Facendo seguito a questo articolo, purtroppo non ho nuove fonti da offrirti in quanto sono io che ho “rubato” dalla tua lista, da quella di Mr.RIP e da altri già citati da voi (Mercadini, Entropy for Life, Bressanini, Farnan Street, MMM, LivingFI etc..) Sono all’inizio del percorso e ho una tremenda paura di non esserne all’altezza, di aver perso tempo fino ad ora (non sono mai stato un lettore, né uno studente modello) però leggendovi, vedendovi (nel caso degli “YouTuber” ;)) mi spronate ad essere sempre più curioso e studioso ma soprattutto, COSTANTE. Ad avere pazienza e ad andare nelle profondità (rabbit hole) degli argomenti.
Quindi GRAZIE!
Ciao Filippo,
grazie per il tuo commento: non apporta “nuove fonti” da esplorare, ma apporta tanta gioia, un “feedback motivazionale” che mi conferma di stare andando nella giusta direzione e che spinge a continuare a scrivere ed ispirare. Riterrò il buon Mr. RIP parziale responsabile di questa tua ostinata voglia di apprendere e sperimentare cose anziché chiuderti a riccio. La mia lista di “creatori di contenuti consigliati” arriverà tra un po’, cercherò di dare visibilità anche a chi è meno noto, ma non per questo meno interessante (eventualmente, anche il tuo neonato canale video). Non hai perso nessun tempo, l’hai impiegato in maniera diversa, ma ora che hai una differente consapevolezza puoi farne un uso migliore, in base alla tua nuova visione di te e del mondo; il miglior momento per piantare un albero è vent’anni fa, il secondo momento migliore è adesso.
Buona esplorazione, buona riflessione e buon proseguimento del percorso!