Breve articolo, questo, giusto come promemoria, sperando che sia di monito (no, non “un monito” nell’accezione veicolata dalla pacifissima relatrice speciale dell’ONU, su cui fortunatamente un portavoce dell’ONU si è successivamente espresso). Intendo dire che i giovani uomini (e i tardo-adolescenti, ma rigorosamente maschi) farebbero bene a prestare attenzione a quello che sta accadendo, in questo clima in cui sembra quasi si cerchi a tutti i costi un’escalation, col Financial Times che pubblica (“stranamente” in un ritardo che sembrerebbe quasi “ad orologeria”) un’intervista ad un ammiraglio italiano (presidente del comitato militare NATO e già capo di stato maggiore della difesa) che parla di “attacchi preventivi” (locuzione che ricorderà chi ha vissuto i tempi della dottrina di George W. Bush, col “preemptive strike”).
Perché mi rivolgo al solo genere maschile? Presto detto: perché ai fortunelli arrivano (o, meglio, ritornano) i soliti privilegi, piove sul bagnato per questi “privilegiati”, come la narrativa mainstream continua a martellare da anni, perché un simile meme è solo brutta propaganda cattiva di schifosi misogini, come dice buona parte della stampa:

E di quale grande privilegio stiamo parlando? Quello di rischiare le chiappe, al servizio della propria nazione (o di un contesto multinazionale). Questo è un pensiero che ho maturato ovviamente da tantissimi anni, quand’ero ancora minorenne, ma resta sempre corrente, in quanto la situazione non solo non si è mossa verso la tanto agognata “parità tra i generi”, ma sta tornando indietro. Breve riassunto per chi, con le terga ben protette all’interno di luoghi confortevoli e intrattenenti, non si è mai chiesto come funzioni la difesa di molte nazioni, inclusa la propria (parlo per gli italiani, ma non solo): con rarissime eccezioni, il servizio militare (soprattutto in caso di “periodi brutti” e in preparazione di tali periodi) è obbligatorio per i maschietti, mentre è una libera scelta per le femminucce. Perché (anche se ne avevo già accennato) ne scrivo ora? Perché ieri sera ho fatto l’errore di non chiudermi a riccio, caro Duccio Patané, ho aperto una delle tante parodie giornalistiche che in Italia si ostinano a chiamare stampa (benché ormai si stampi sempre meno, visto che la (wannabe) “informazione” viene fruita in gran parte tramite TV e Internet); tra i vari articoli sui dettagli del morto del giorno in HD (cit.), le notizie pucciose in stile “Studio Aperto” e tanta altra spazzatura, ho intravisto una protesta da parte di giovani tedeschi contro la nuova riforma della leva militare. Sarà il fatto che da decenni continuano a menarcela con la storia di guardare sempre con forte preoccupazione al riarmo da parte della Germania – salvo che il riarmo sia deciso da una donna al comando di uno dei carrozzoni europei, fregandosene beatamente degli organi democratici rappresentativi con la solita scusa “è un’emergenza”; in tal caso, se a parlare di riarmo è una donna, sembra andare bene); ho quindi deciso di leggere un po’ di più (“E se poi te ne penti?”, cit.). E cosa ho letto? Riporto:
- “Con le nuove norme, il servizio militare resta volontario, ma tutti i giovani di sesso maschile dovranno rispondere ai formulari dell’esercito e sottoporsi alla visita di leva.” (RAI News);
- “Gli uomini sono obbligati a rispondere, mentre le giovani possono evitare di farlo, poiché la Costituzione tedesca non prevede il servizio militare obbligatorio per le donne.” (Today);
- “[…] i partner della coalizione hanno concordato che in futuro tutti gli uomini saranno soggetti al servizio militare obbligatorio” (Euronews);
- “Dal 2026, tutti gli uomini e le donne che hanno compiuto 18 anni riceveranno un questionario che verrà compilato online e nel quale dovranno indicare se hanno intenzione di arruolarsi o meno. Solo i giovani di sesso maschile saranno obbligati a fornire una risposta, mentre le donne potranno scegliere se farlo o meno” (Il Fatto Quotidiano).
Però magari hanno tradotto male, quindi sono andato a leggere direttamente dalla fonte ufficiale, il comunicato sul Bundesministerium der Verteidigung (ministero della difesa tedesco) che riporto tradotto in italiano come meglio riesco:
“Tutti i giovani riceveranno, dopo il loro diciottesimo compleanno, una lettera con un codice QR che porta a un questionario online. I giovani uomini sono tenuti a compilare il questionario. Per le persone di altro sesso, rispondere alle domande è volontario, in quanto non sono soggette a coscrizione.”
Intravedo un barlume di speranza per chi cerca una scappatoia e può magari dire di identificarsi con un “sesso diverso“, testualmente il comunicato dice proprio così, “Für Personen anderen Geschlechts ist die Beantwortung der Fragen freiwillig” (ai miei tempi, la biologia prevedeva solo le opzioni maschio e femmina, ma evidentemente ora hanno scoperto altri sessi che mi toccherà studiare per aggiornarmi).
Tra le nazioni che si stanno muovendo verso la “parità di genere” ci sono Norvegia, Svezia e (dal 2026) Danimarca, anche se vanno poi analizzati i dettagli (tra cui il dettaglio trascurabile della leva “a selezione”). Infatti, persino per le rarissime nazioni nel mondo in cui da anni si dice che la leva obbligatoria valga per maschi e femmine, come per lo stato di Israele, ci si “dimentica” di alcuni dettagli, come il fatto che donne di alcune comunità sono esentate e, in ogni caso, le durate differiscono: 32-36 mesi per gli uomini, 24-32 mesi per le donne (ci sono intervalli perché alcuni ruoli richiedono mesi aggiuntivi, ma la durata massima del periodo di leva per una donna non supera la durata minima del periodo di leva per un uomo).
Giova ricordare, per l’Italia, l’articolo 52 della Costituzione:
“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.”
Ho riportato in grassetto anche il dettaglio, spesso dimenticato, che la difesa della nazione è dovere sacro di ogni cittadino, non solo dei militari; chiunque dovrebbe tenere a mente che i confini della propria nazione vanno difesi (non aggiungo altro).
Tocca capire quali siano i limiti e i modi stabiliti dalla legge. La leva non era stata abolita? Rispondo come ho risposto decine di volte quando ero un ufficiale: NO. Come da art. 1929 del D. Lgs. 15 marzo 2010, n. 66 (noto come “Codice dell’ordinamento militare”):
“Sospensione del servizio obbligatorio di leva e ipotesi di ripristino
Le chiamate per lo svolgimento del servizio obbligatorio di leva sono sospese a decorrere dal 1° gennaio 2005.
Il servizio di leva è ripristinato con decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, se il personale volontario in servizio è insufficiente e non è possibile colmare le vacanze di organico, in funzione delle predisposizioni di mobilitazione, mediante il richiamo in servizio di personale militare volontario cessato dal servizio da non più di cinque anni, nei seguenti casi:
a) se è deliberato lo stato di guerra ai sensi dell’articolo 78 della Costituzione;
b) se una grave crisi internazionale nella quale l’Italia è coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale giustifica un aumento della consistenza numerica delle Forze armate.
[…]”
Quindi la leva è stata soltanto “messa in pausa”, ma se “cielochiedeleuròpa”… be’, armiamoci (coi bei miliardoni a scapito dei contribuenti europei) e partite!

Un momento: partite chi? Prima che qualcuno risponda come si risponde alla domanda aperta “Chi?” (c’è l’interrogativa, non è il titolo di un periodico scandalistico o forse scandaloso), riporto l’art. 1932 del DPR 15 marzo 2010, n. 90:
“Iscrizione nelle liste di leva
1. Il 1° gennaio di ogni anno il Sindaco di ciascun comune, quale ufficiale di governo ai sensi degli articoli 14 e 54 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, con apposito manifesto, rende noto:
a) ai giovani di sesso maschile che nell’anno stesso compiono il diciassettesimo anno di età, il dovere di farsi inserire nella lista di leva del Comune in cui sono legalmente domiciliati; […]”.
E che vuol di’, mio caro lettore maschio giovane adulto? Qui mi rimetto alla capacità di sintesi della compianta Sora Lella.
In quest’epoca di cerebrolesi che pensano di poter impunemente fare quello che vogliono e che quindi pensano “Resto nudo e manifesto” (cit.) perché “Sono un ribelle, mamma!” (cit.), consiglio di leggere anche l’art. 2079 (“Renitenza alla leva“) del già citato Codice dell’ordinamento militare:
“[…] 4. Il renitente alla leva è punito con la reclusione da uno a quattro anni.”
In questi momenti, forse qualcuno rivedrà con un altro occhio (con “lenti differenti”, come da obiettivo di questo sito) gli articoli che riportavano quant’era ingiusto che i/le trans (M2F, quindi nati maschi) non possono scappare da una nazione in guerra, col sottinteso che, se invece sei semplicemente un uomo, è giustissimo che tu debba difendere la tua nazione anche a costo dell’estremo sacrificio. Se sei donna, in Ucraina, nessun obbligo reale (nel caso peggiore in cui svogli una professione che può risultare utile nel conflitto, puoi semplicemente declinare questa “offerta che puoi rifiutare”, pagando una cifra simbolica), puoi anche andare tranquillamente all’estero senza bisogno di corrompere nessuno. Se invece la natura ha deciso di farti nascere maschio e sei un uomo tra i 25 e i 60 anni di età, possono anche passare a darti gentilmente un passaggio mentre sei a casa o persino in giro per bar, centri commerciali, concerti e matrimoni; se sei sbadato e stavi andando a fare una scampagnata all’estero, vengono a chiederti cortesemente di restare un attimo in patria. E se attraversi l’uscio della porta in uniforme ma non tornerai più a casa, la notizia della tua dipartita sarà comunicata da un tuo collega, facendo soffrire probabilmente donne che ti aspettavano, rendendo “le donne vittime primarie della guerra”, come diceva simpaticamente Hillary Clinton, che non è una stand-up comedian. A questo punto sorge forse il dubbio che quella riportata con ironia dai tanto temuti “siti della manosfera” (dove nessuno nega ci sia presenza di misogini frustrati rancorosi esasperati e squilibrati, ma né più né meno di quanto tra le file delle femministe ci sia una nutrita componente di misandriche senza limiti, con la differenza che quest’ultime non devono nascondersi neppure a livello mediatico e politico) non sia una becera propaganda quanto una rilevazione fattuale dello stato attuale. Mentre alcuni giovani uomini attenderanno forse l’intervento delle tante femministe che sulla carta sostengono di essere “per la parità e per il bene di tutti”, riporterei le parole dello stand-up comedian Chris Rock:
“Only women, children, and dogs are loved unconditionally. A man is only loved under the condition that he provide something“. Appena compi 18 anni, caro maschio, smetti di essere considerato un bambino e allora puoi salutare per sempre l’infanzia – e, con essa, la speranza di ricevere empatia, che resterà esclusiva prerogativa del genere femminile. In compenso, puoi ricevere una avvolgente coperta con i colori patriottici che ti terrà caldo, quando il tuo corpo martoriato tornerà ai tuoi cari (semmai tornerà) freddo.

Alcune considerazioni riguardo il fatto che gli uomini (credo) siano più performanti delle donne durante una guerra? Sono conscio di molte possibili repliche, ma vorrei comunque sentire un altro parere.
Qui la questione è potenzialmente controversa, per restare in tema direi “un campo minato”: affermare che un certo genere sia più “portato”/”predisposto” per un certo ruolo va contro la visione che descrive ogni attività come “genere-invariante”, contrapposta alla concezione d’un tempo che relegava solitamente le donne alle mansioni di cura ed educazione, mentre gli uomini erano considerati più adatti a lavori di fatica e rischiosi (il che non esclude che diversi decenni fa siano esistiti maestri maschi alle elementari, dove tutt’ora la componente femminile rappresenta la quasi totalità, come anche sono esistite donne in fabbrica, come nell’iconico ritratto “Rosie the Riveter” del 1943 – ricordiamo che le donne erano in fabbrica non perché gli uomini stavano a poltrire sul divano, come qualche “femminista smemorata” vuol far passare, ma che, per restare nel tema della tua domanda e dell’articolo, erano impegnati in gran parte in guerra, direttamente o meno). Nel caso militare, potrei entrare molto più nel merito, avendo servito l’Italia (anche in contesti multinazionali) come ufficiale per tanti anni; tuttavia, mi asterrò da giudizi troppo personali. A livello fisico, esistono ancora delle differenze, nel senso che (contrariamente da quanto viene propagandato da una certa narrativa pressapochista) non è tutto ricondubile a “pigia il bottone e tocca lo schermo”: il conflitto Russia-Ucraina, ancora in corso, dimostra che l’utilizzo di droni e informatica non rimpiazza in toto gli uomini in trincea (quando uso “uomini”, intendo proprio adulti di sesso maschile, giacché in stragrandissima parte sono loro a trovarsi operativi al fronte); ed è il motivo per cui trovo tragicomico che, allo stato attuale, in alcuni stati (Italia compresa) esistano prove fisiche differenziate per sesso: il fucile non cambia la sua massa quando viene imbracciato da uomini o donne, come anche la marcia in attacco e difesa non deve essere ridotta a causa di elementi che partono già “autorizzati a essere più lenti” (vero che generalmente non si lascia nessuno indietro, ma qui parliamo di considerare un sesso più debole, quindi come “cronicamente malato” rispetto ad un soldato standard pienamente efficiente); già me l’immagino qualche femminista che prova a chiedere al nemico “patriarcale” qualche minuto di vantaggio qualora questo decida di rincorrere e catturare un militare di sesso femminile. A questo, va aggiunta la resistenza mentale (che gioca un ruolo determinante), insieme ad alcune caratteristiche comportamentali, tratti caratteriali. Se accettiamo l’idea che un maschio sia “più adatto” rispetto a una femmina, allora dovremmo analogamente riportare tale considerazione anche in altri settori che condividono molti aspetti, come per esempio la resistenza allo stress, la capacità di prendere decisioni corrette rapidamente durante situazioni critiche, l’attitudine a supportare i propri collaboratori in casi drammatici, la predisposizione al sacrificio e così via; allora vogliamo dire che a dirigere un’impresa e a ricoprire posti di potere (pubblici/privati) soprattutto durante tempi difficili siano più adatti gli uomini? Come giustificare in tal caso quote rosa e incentivi d’ogni tipo per bilanciare metriche occupazionali? (Tra l’altro, curioso come le quote rosa anche in aziende di estrazione mineraria, trasporti pesanti ed edilizia siano ricercate solo nel consiglio d’amministrazione o in ruoli dirigenziali, giammai in miniera, alla guida di veicoli pesanti o nei cantieri, come anche è inspiegabile l’assenza di incentivi maschili in facoltà universitarie e professioni in cui la quota uomini non arriva neppure alla doppia cifra percentuale). E in tutti questi discorsi stiamo anche lasciando fuori la questione genitoriale: in tanti anni di servizio, ho visto superiori, colleghi e collaboratori ricevere le foto del loro neonato mentre eravamo in missione, quando si trattava di uomini, ma aldilà della facile battuta che sia difficile per un militare di sesso femminile partorire in missione, il congedo parentale è incredibilmente sbilanciato a favore delle donne (come del resto anche nel mondo civile), al punto che militari di sesso femminile non solo non partivano in missione con figli piccoli, ma non prestavano neppure servizio di guardia (in particolare, notturna) per diverso tempo, anche quando si trattava di una base di fronte a casa loro. II meme delle femministe che vogliono più diritti e meno doveri non discosta molto dalla realtà, basta semplicemente leggere tutte quelle leggi che io continuo a reputare anticostituzionali, in quanto creano incredibili disparità tra uomini e donne in Italia (e, in misura variabile, anche in qualche altra nazione). Chiudo questo lungo commento con una riflessione: qualora si consideri normale che un uomo sia più “spendibile” sia in guerra, sia in pace (ricordo che il tasso di suicidi è 4 volte più alto per maschi rispetto alle femmine, mentre il rapporto di morti sul luogo di lavoro arriva addirittura ad un ordine di grandezza in più), con quale motivazione e quale spirito un giovane uomo dovrà votarsi all’estremo sacrificio? Quale stato d’animo lo accompagnerà durante lunghi ed estenuanti periodi lontano da casa, rischiando la propria vita, se poi al rientro lo aspetteranno non gloria e riconoscimento, ma una semplice pacca sulla spalla da “hai fatto solo il tuo dovere”, se non addirittura denigrazione e colpevolizzazione?