WILL (What I Love Learning) – 2025.11

Durante il mese di Novembre ho provato ad auto-impormi una specie di sfida (no, non parlo di una nota challenge internettiana novembrina, di cui ormai ci siamo fatti il callo – chi vuole intendere in-tenda, il resto può dormire fuori); ho effettuato dei ritiri più lunghi del solito, quindi si traduce in un mese volutamente relativamente leggero rispetto alla media (in merito alla fruizione di contenuti), in cui però non mi sono risparmiato nel trash: cerco sempre di allocare, nell’anno, una quota di spazzatura in mezzo a libri, corsi, video, film, musica; questo mese è stato il caso di un corso e di un libro (come è accaduto in passato, è stato per “salvare” amici che mi dicono di essere interessati alla lettura di un certo best seller, quindi lo leggo io e lo riassumo affinché non debbano farlo loro).

LIBRI

“Padre ricco, padre povero”, Robert Kiyosaki, Finanza personale male, 1997

Sì, è questo il libro a cui mi riferivo, quindi cercherò di essere ancora più esplicito: fate un favore a voi stessi, NON LEGGETELO. Uno di quei tanti oggetti di carta (o digitali) che veicolano fuffa come “l’intelligenza finanziaria”, il “genio finanziario” e tutti questi termini pseudoscientifici che servono a far sentire “tipi svegli” i lettori, una continua captatio benevolentiae che passa anche dal rassicurare il lettore poco istruito, screditando l’istituzione accademica: passa il messaggio che la scuola sia inutile, che sia meglio frequentare l’università della strada per la vita vera e tutte queste stronzate buone per l’americano (e ormai il cittadino globalizzato) medio. In questa cialtroneria per il normaloide estroverso mediocre, si rimarca l’importanza delle capacità di “fare network”, addirittura di far parte di schemi piramidali (sì, proprio il “multilevel network marketing“, atroce); viene ribadito che fondamentale non sia imparare a fare cose (come ad esempio diventare bravi in qualcosa utile per la produzione di beni o l’erogazione di servizi, fosse anche solo per la propria soddisfazione personale), quanto piuttosto imparare a vendere e darsi al marketting (non è un refuso, per me chi fa marketing è praticamente un markettaro, lascio al singolo la possibilità di interpretare “fare marchette” come meglio crede). Per essere chiaro, l’autore lo ribadisce ulteriormente: che più ti specializzi (in roba che non sia smarkettare ed appioppiare roba di scarso valore agli altri, ça va sans dire), più rischi di finire “intrappolato”; non so quanto questa sua avvertenza sia valida, per converso conosco tante persone ultra-specializzate che vivono una vita molto più che soddisfacente, mentre non direi lo stesso di chi si è lanciato in pessime avventure come il drop-shitting (anche qui, non è un errore di battitura sul drop-shipping) o di chi ha iniziato ad appioppare ad amici e parenti vari prodotti per la casa o per la cosmesi nei vari schemi Ponzi tanto amati dall’autore di questa porcheria. A chi mi solleva la stessa obiezione che mi fornivano in risposta alle mie critiche riguardo le opere di un noto cantante neomelodico napoletano in voga quand’ero giovane, ossia “ma questo tizio vende milioni di copie”, rispondo con una vecchia frase scritta su alcuni graffiti metropolitani: “Eat shit, millions of flies can’t be wrong“. Se volete davvero imparare qualcosa da questo autore, potete approfondire su: “‘Rich Dad, Poor Dad’ Author Files for Bankruptcy for His Company”, “This Legal Dispute Says Everything About the Shadiness of Personal Finance Gurus”, “Rich Men, Poor Advice: Their Book Is Hot, But Their Financial Tips Aren’t” e così via. Lo ribadisco, nel caso non sia stato chiaro: ASSOLUTAMENTE SCONSIGLIATO.

I persuasori occulti, Vance Packard, Sociologia/Psicologia/Economia, 1957

Esistono tantissimi libri che invecchiano molto male, come ad esempio quelli in cui, non troppi decenni fa, si parlava dei pericoli della bomba demografica, una questione che ha ispirato anche tanti racconti distopici, alimentando la paura della visione malthusiana. E di esempi di cantonate clamorose nel percepire lo Zeitgeist e i trend in atto potrei elencarne decine, del resto chi si vanta (col senno di poi, come rimarca anche Nassim Taleb) di aver correttamente previsto il futuro ha, in gran parte dei casi, solo avuto una dose smodata di gran botta di cul… un momento, qui non stiamo commentando la vincita di un camper da parte della Signorina Silvani, cerchiamo di darci un tono col pensiero critico, fatemela riformulare: spesso si tratta di “bias del sopravvissuto”, tra le tantissime previsioni andiamo in maniera selettiva su quelle che si sono avverate (per tornare all’esempio iniziale: se siamo in tre a prevedere un aumento, una riduzione o un mantenimento del numero di esseri umani viventi su questo pianeta, ci sta che tra qualche anno uno dei tre possa dire “ci avevo visto lungo”, quando magari ha persino solo tirato ad indovinare). Tutto questo preambolo per dire che invece il libro in questione ci aveva visto lungo davvero. Parlando della pervasività e degli effetti (consci e soprattutto inconsci) della pubblicità (e della persuasione in generale, anche a livello politico), l’autore ha colto con una lucidità rarissima e con un ancor più raro equilibrio quello che stava accadendo già negli anni ’50, in pieno boom post secondo conflitto mondiale. E il capitolo finale, aggiunto nell’edizione pubblicata negli anni ’80, è andata anche troppo leggera, rispetto a quanto avrei scritto io (chiaro, col senno di poi). Peccato che Vance Packard, brillante giornalista e critico sociale (autore di altri libri similmente “datati”, ma che spero di riuscire a leggere) sia morto nel 1996, prima della capillare diffusione di Internet, della proliferazione di dispositivi mobili e del perfezionamento tecniche di raccolta ed elaborazione dati, sarebbe stato molto interessante un suo giudizio sui giorni nostri. Un sentito ringraziamento all’ottimo (che non vuol dire “perfetto”, occorre sempre spirito critico durante la visione) canale Youtube “Nova Lectio” per aver citato quest’opera, nel suo video (consigliato) “La trappola del consumismo: quando comprare ci ha resi solo schiavi felici“, altrimenti dubito ne sarei venuto a conoscenza; è anche per questo che ritengo fondamentale curare i propri “input”, come ringrazio, in maniera simile, il canale Youtube “Wesa Channel” per avermi fatto conoscere altri libri sempre a carattere sociologico (e non solo). Libro assolutamente consigliato e di cui volutamente non ho accennato in particolare i vari contenuti (leggetelo, davvero, non voglio rovinarvi la fruizione, anche se lo “spoiler” degli effetti dei persuasori occulti lo viviamo tutti i giorni); ottimo esempio di come dovrebbe indagare il buon giornalismo, un’opera per tutti.

Il burlone, Maksim Gor’kij, Romanzo breve, 1906

Angoscia, Maksim Gor’kij, Romanzo breve, 1905

Novella degli scacchi, Stefan Zweig, Romanzo psicologico, 1941

CORSI

Networking, University of Minnesota

Ho seguito un solo corso questo mese… ed è un corso che in qualche modo si ricollega al libro-monnezza di Kiyosaki che ho commentato poc’anzi. C’è poco da dire su questo brevissimo corso dal titolo è auto-esplicativo (per evitare ambiguità: non è quello che in Italiano viene insegnato come “reti di elaboratori”, ma si intende proprio il networking come lo può scimmiottare un milanese imbruttito o un frequentatore dei “locali che contano” e dei salotti della Roma bene). Apprezzabile quantomeno lo sforzo di rivolgersi, in una parte, anche agli introversi (anche se evidentemente manca quella sensibilità ritrovabile in “Quiet” di Susan Caine). Non so neppure dire a chi potrei eventualmente consigliare questa breve serie di video, ma di certo è meglio di quella cafonata di “come fottere gli altri” (o come si chiama quel celebre libercolo di Dale Carnegie). Personalmente, l’ho seguito (a velocità tripla) più che altro, come usa dire oggi, “per il meme”.

FILM E SERIE

  • Vita da Carlo [S], tutte e 4 le stagioni
  • Squid Games [S], stagione 3 (le altre le avevo già viste)
  • Una battaglia dopo l’altra (non mi è garbato per nulla)
  • Seconda notte di nozze (con Antonio Albanese e Neri Marcorè)
  • Tutti a squola (interessante lo spaccato su femminismo e lotte di classe, come ne “Il belpaese” con Paolo Villaggio)
  • Cornetti alla crema
  • FBI Francesco Bertolazzi Investigatore
  • FBI Francesco Bertolazzi Investigatore – il ritorno di Ulisse
  • La bambolona
  • Un magnifico cornuto
  • Un piede in paradiso (con Bud Spencer, rivisto)
  • Mister Miliardo (con Terence Hill)
  • Quelli che contano
  • Gli innamorati
  • KPop Demon Hunters
  • Indovina perché ti odio (ottimo spunto immaginare se l’abuso fosse avvenuto a sessi invertiti)

VIDEO

Nonostante l’auto-imposta riduzione della fruizione, ho comunque guardato troppi video su Youtube ed altre piattaforme (come accennato ad inizio articolo: non è un riferimento ai video banditi dalla NNN). Riporto in particolare:

MUSICA

Avendo visto “KPop Demon Hunters” (visto fortunatamente una volta soltanto, cosa che non può dire chi ha figli piccoli – un minuto di silenzio per la loro impossibilità di stare un minuto in silenzio :D), potrei qui annoverare le Huntrix e i Saja Boys, ma sarebbe barare perché la loro discografia è ridotta (a meno che gli autori e i produttori decidano di infierire sui poveri genitori e dar vita ad una lunga catena di sequel e prequel, portando le Huntrix ad una prolifica carriera che manco la produzione di album di Frank Zappa). Tra i nuovi ascolti citerò invece:

Ladysmith Black Mambazo, Isicathamiya/Mbube/Acappella, Sud Africa, 1960-.

Questo gruppo che si esibisce solitamente a cappella (non nel senso che le loro esibizioni siano brutte ed improvvisate) ha ricevuto diversi premi, tra cui 5 Grammy, eppure non credo di averli mai ascoltati in precedenza. Ne consiglio l’ascolto non solo ad un pubblico di cultori musicali e di curiosi, ma anche a chi ascolta quasi esclusivamente solo musica commerciale, per “depurarsi” un po’ ed abituarsi a qualcosa che è ormai quasi scomparso da decenni: le dinamiche nel corso del brano, che oggigiorno tende ad essere brutalmente compresso e normalizzato (“normalizzare” in senso audio), risultando in un appiattimento che in molti musicisti provoca mal di testa, nausea e voglia di imprecare – chi vuole, può approfondire con video come “The Real Reason Why Music Is Getting Worse” di Rick Beato. Unico accorgimento: se non siete pratici con questo genere di musica, magari evitate un ascolto prolungato, che potrebbe risultare noioso/stucchevole.

Söndörgő, Folk tradizionale/Balcanica/Slava, Ungheria, 1995-.

“La musica balcanica ci ha rotto i coglioni: / è bella e tutto quanto, ma alla lunga rompe i coglioni. / Certo ne avrei senz’altro tutta un’altra opinione / se fossi un balcanico, se fossi un balcone. / Ma siccome non sono croato, né un balcone balcano / Io non capisco perché tutti quanti continuano Insistentemente a suonare questa musica di merda” cantavano Elio e Le Storie Tese in una magnifica perculata al “concertone del Primo Maggio”. Risponderei ad Elio cambiando solo una parola nei versi successivi: “Ma comunque prima di cantare giudicare una canzone balcanosa / Ricordati di fare una cosa:” di ascoltare chi quella musica la suona sul serio e per bene – ma per il resto concordo pienamente con gli Elii, nel contesto in cui affermavano quell’opinione. Durante l’ascolto di folk dall’est, mi son imbattuto nei brani di questo gruppo, le cui esecuzioni sono una droga per musicisti amanti di virtuosismi. Alcune live mi hanno quasi ricordato quelle dirette da Yanni in cui si esibivano “animali incontenibili” (in senso buono) come il violinista armeno Samvel Ervinyan – per chi ha altri riferimenti: come Bud Spencer col violino divinamente ispirato in “Un piede in paradiso” (era il 1991, mentre ora il buon Carlo Pedersoli è in paradiso con entrambi i piedi). Interessanti le esplorazioni che vanno anche oltre la tradizione serbo-croata ed ungherese, in particolare nelle scale che (abituati alla solita musica commerciale occidentale) definiremmo “esotiche” o da “world music”, ma ben amalgamate nel complesso suonato dal complesso (complessivamente spero di esser stato chiaro). Dato che parlare di musica è come ballare di architettura (cit.), vi lascio all’ascolto:


Giuro che la richiesta che segue non è una mera “call to action” a commentare tanto per, ma genuino interesse: chiunque abbia un qualsivoglia materiale da consigliare (libri, film, musica, video, quello che è), può farlo scrivendo un commento qui o inviandomi un’e-mail, è molto apprezzato (nonostante io abbia centinaia di libri e corsi in lista).
In attesa del prossimo riepilogo mensile, buon ascolto/visione/lettura a tutti!

La mia espressione mentre mi chiedevo perché stessi continuando a leggere quella porcheria di libro di educazione male finanziaria – immagine realizzata da me tramite sistemi di intelligenza artificiale generativa

2 commenti

    • Ciao Marco,
      grazie del suggerimento! Bello vedere un altro musicista che apprezza la natura, ho visto un paio di video (mi aveva incuriosito “Sono il custode del torrente”). Il difetto di quel canale è che pubblicare video in quel modo (alternando spiegazioni di canzoni e video “generalisti”) è dispersivo; ho provato anche a vedere le playlist, ma niente, l’informazione si disperde. Inoltre purtroppo faccio un po’ di fatica a seguire chi si riprende in giro per i boschi, in auto, passeggiando o in generale in luoghi e modi in cui audio (spesso molto sporco) e video sono “molto variabili” nel tempo. Comunque interessante, buona serata/giornata 🙂

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