E siamo al nono mese – non di gravidanza, ma di pubblicazione mensile di contenuti che consumo. Mese non particolarmente “bulimico”, mi son concentrato più sulla riflessione, ponendo le basi per tanti potenziali articoli da pubblicare, ma non prometto nulla, non sono un tipo “promettente”, in questa accezione. Essendo 3 libri e 5 corsi, la media è 4, quindi famo finta che siano stati un corso e un libro a settimana 🙂 Ad ogni modo, questi i contenuti fruiti:
LIBRI
Think Again, Adam Grant, Psicologia/ Pensiero critico / Flessibilità cognitiva, 2021
Chi ha letto qualche articolo da questo sito, sa da cosa deriva il suo nome “Different Glasses”, basato sulla mia concezione di interrogarsi su se stessi e sul mondo circorstante. Questo professore di psicologia delle organizzazioni Adam Grant (lo stesso autore di “Give and Take”) è “dei nostri”: nel suo libro, invita a ripensare e rivalutare continuamente le proprie convinzioni e conoscenze – che non è semplicemente il concetto alla base del “lifelong learning” (apprendimento continuo), ma va più in profondità. Grant sostiene che spesso le nostre idee sono obsolete o errate (in toto o in parte) e che coltivare una mentalità di umiltà intellettuale, curiosità e dubbio è fondamentale per crescere personalmente e professionalmente. Ricorda un po’ quanto scritto, nello stesso anno, nel libro “The scout mindset” di Julia Galef. Chi è familiare con la psicologia dell’età evolutiva, sa che i bambini crescono creando, modificando, eliminando e sostituendo modelli mentali della rappresentazione di loro stessi e del mondo, man mano che si modificano percezione e comprensione, in un continuo aggiornamento bayesiano – per chi vuole approfondire, ne ho scritto in maniera più dettagliata in Think of the children (development). Solo che, crescendo, diventa sempre più complicato e raro mettere in discussione le proprie credenze – termine purtroppo tanto caro anche a PNLlari e fuffaguru vari, soprattutto aggiungendo “limitanti”, quando non settano bene il loro mindset, come ci ricorderebbe il mitico Maicol Pirozzi (Edoardo Ferrario nei panni del CEO della Biliardario SPA). Tra i diversi modi di pensare schematizzati (predicatore, procuratore, politico, scienziato), l’autore incoraggia il modo di pensare da scienziato (come hanno provato ad incoraggiare in passato anche illustri menti come Carl Sagan nel suo prezioso “The Demon-Haunted World: Science as a Candle in the Dark”). Ampio spazio viene dato al crescente pensiero binario (una piaga dei nostri tempi: la polarizzazione, sempre maggiore, soprattutto grazie a quella cloaca che sono i social network e i mass media come la televisione), con possibili rimedi per cercare di migliore noi in primis e poi cercare di scambiare punti di vista in possibilità dibattiti di qualità. Sono scettico soprattutto sull’ultimo punto, ritengo più sano evitare del tutto di discutere di alcune questioni con estremisti e persone che hanno una visione a 1 bit persino di sistemi complessi (per non parlare di tutti quelli che “se non la pensi esattamente come me, sei contro di me”), ma decisamente consigliata la lettura.
Click Here to Kill Everybody, Bruce Schneier, Cybersecurity, 2018
Libro che avevo in lista da tempo e che ho rimandato per un bel po’, perché paradossalmente, pur essendo uno degli ambiti in cui sono esperto (o forse proprio perché cerco di evitare che un certo argomento diventi totalizzante nella mia vita), ho dato priorità a titoli di tante altre “materie”. Ad ogni modo, letto velocemente (se fosse un video, direi “a velocità 2x”), l’ho trovato ben fatto per un neofita, anche se in realtà consiglierei comunque un minimo di conoscenza base pregressa: per quanto si possa capire bene anche senza avere dimistichezza con la tecnologia, avere cognizione dei fondamentali rende molto più piacevole la lettura, permettendo di apprezzare maggiormente alcuni passaggi e percepire maggiormente quanto alcuni pericoli non siano da relegare ad un film di fantascienza. La questione sicurezza sembra essere passata in secondo piano, ha perso hype da quando ormai si parla solo di LLM (e intelligenza artificiale in generale), ma non per questo è diventata meno rilevante, anzi: anche grazie a questi strumenti di cui si parla tanto (intelligenza artificiale generativa), la parte di sicurezza ricopre un ruolo fondamentale (v. sotto nella sezione corsi). Vengono trattati anche i principali incidenti di sicurezza e note vulnerabilità. Se l’avessi scritto io, avrei probabilmente incluso qualche riferimento a risorse consigliate per approfondire molti dei punti trattati, anche perché decisamente interessante (va bene, lo so, sono di parte, quasi chiunque direbbe che ciò che è interessante per lui è, appunto, interessante). Consigliato soprattutto per chi utilizza spesso tecnologie informatiche (e direi quindi la quasi totalità della popolazione occidentale e non solo, visto che ormai tutti giriamo con un piccolo computer in tasca, perennemente connesso).
The Psychology of Money, Morgan Housel, Finanza personale, 2020
Questo è un libro che ho sentito consigliare da diverse persone, tra cui Mr. RIP. Allo stesso tempo, sapevo bene non essere un libro “avanzato”, quindi non nutrivo troppe aspettative. Cercando di non essere troppo democristiano nel mio giudizio, dico che forse lo suggerirei ad un lettore molto giovane, che non ha mai sentito parlare di economia comportamentale o di psicologia e sociologia. Del resto, concetti banali come “la ricchezza è spesso quello che non vedi” (riferito all’ostentare o meno beni e servizi, in base al proprio patrimonio) o il fatto che la società (soprattutto negli USA) incoraggia a vivere a credito ben al di sopra delle proprie possibilità, non sono concetti banali per chi non li ha mai sentiti o non ha mai riflettuto sulla comparazione/pressione sociale (e relativo bisogno di validazione), sui meccanismi che portano a “gratifiicarsi” tramite acquisti compulsivi e così via (“Compriamo cose di cui non abbiamo bisogno con soldi che non abbiamo per impressionare persone che non ci piacciono”, scrive Chuck Palahniuk nel celebre “Fight Club”). Non è scritto male, anzi mi aspettavo peggio (abituato a certi libri all’americana, stracolmi di aneddoti e che ripetono gli stessi concetti fino alla nausa), non è troppo diluito, ma neppure “denso” come piacciono a me, come può essere “Early Retirement Extreme” (che va ben oltre a livello filosofico-esistenziale e che va anche sul livello quantitativo). Inoltre, ho trovato molti paragoni ed esempi molto poco calzanti, ma ribadisco: sono io ad essere “fuori target”, resta un libro che consiglierei a chi non ha mai riflettuto su argomenti di finanza personale ed è a digiuno totale di meccanismi base di economia.
CORSI
Accelerate your learning with ChatGPT, Deep Teaching Solutions (Barbara Oakley)
Nella vana speranza di saziare più velocemente la mia voglia di sapere cose, ho effettuato un disperato tentativo con questo corso, tenuto dalla professoressa di ingegneria Barbara Oakley (nome molto noto per chiunque abbia approfondito tematiche legate all’apprendimento efficace basato su ricerche scientifiche). Dopo una parte teorico-introduttiva, in cui spiega anche la differenza principale tra l’intelligenza umana e quella artificiale (almeno allo stato attuale), ovverosia la capacità di discernere informazioni dando un senso e riconoscendo/filtrando eventuali allucinazioni (in sostanza: il cervello umano, oltre alla rete neurale “deep” nei gangli/nuclei della base che l’intelligenza artificiale cerca di emulare, ha una parte “conscia”/”razionale” che dà un senso alle cose e che manca nell’AI), mostra i vantaggi a livello anche quantitativo nell’utilizzare reti che sono molto più “capienti” a livello di memoria di lavoro (per approfondire, ne ho parlato più in dettaglio in (Understand our) Memory). Per dirla in altri termini, è come se – oltre a quell’Hard Disk infinito che è Internet – con gli LLM avessimo a disposizione una RAM ben più capace e veloce, che permette di mantenere l’attenzione su un numero incredibilmente più elevato di parole rispetto a quanto possiamo fare da umani. Questo corso, quindi, è uno di quelli che in maniera intelligente mostra come sia possibile espandere (non rimpiazzare) l’intellgenza umana tramite strumenti da vedere come alleati, pur con tutti i loro rischi e le loro limitazioni. Come non bastasse, la buona autrice del corso propone anche libri – teorici e pratici – per approfondire in dettaglio l’argomento (“Maaaleedeeettiiii”, cit. da una cittadina di fronte a Palazzo Chigi). Assolutamente consigliato, per capirne di più (in mezzo a un mare di cazzari improvvisamente diventati “esperti di intelligenza artificiale”, evito di fare nomi solo perché impiegherei due giorni a compilarne la lista) e per provare a utilizzare questi strumenti con cognizione di causa (e non per un’inutile serie di copia-incolla che può solo portare più velocemente a Idiocracy).
AI for Cybersecurity Specialization [3 corsi], Johns Hopkins University
“Specializzazione” composta dai corsi: Introduction to AI for cybersecurity, Advanced Malware and Network Anomaly Detection, Securing AI and Advanced Topics – tutti erogati dalla Johns Hopkins University (una delle mie “università prefefrite” su Coursera, motivo per cui mi sono fidato ad allocare ore preziose nel seguire questi tre corsi, avendo la garanzia che non si trattasse di fuffa AI). Non provo nemmeno a riassumere il contenuto, sia perché è più di un corso singolo, sia perché gli argomenti sono avanzati, ad eccezione ovviamente della parte introduttiva, in cui vengono anche introdotti alcuni termini che potrebbero non essere familiari a chi non ha esperienza di sicurezza informatica e di machine/deep learning. Vengono mostrati diversi metodi/algoritmi applicati a tanti casi pratici, partendo dal più semplice/comune filtro antispam (dai tempi in cui si applicavano soltanto filtri deterministici statici su specifiche parole in titolo e corpo del messaggio… all’utilizzo di filtri NLP Naive-Bayes, regressione lineare, classificatori con Rosenblatt perceptron, SVM, ecc…) per poi arrivare a casi ben più interessanti/”sfidanti” ad esempio sul monitoraggio dell’autenticazione adattiva (che sarebbe quella responsabile di verifiche aggiuntive quando viene rilevato qualche comportamento diverso dal solito). Bella la parte sulla rilevazione di minacce/malware (andando nel dettaglio delle caratteristiche dell’eseguibile), soprattutto quando si ha a che fare con eseguibili malevoli polimorfici/metamorfici che cambiano anche parecchio in base alla loro esecuzione (da kNN, decision trees e random forests per l’assegnazione di punteggi fino a Hidden Markov Model e tanto altro) e anche quella sulla rilevazione di botnet (anche qui, come per i filtri antispam, da tecniche primordiali fino a MAPE-K e Self-CHOP tramite modelli elaborati).
E poi rilevazione frodi, GANs, vulnerabilità delle reti neurali, metodi per approfittarne come attaccanti e metodi per difendersi… insomma: se siete studenti e/o professionisti del settore, ma anche semplicemente se avete buona conoscenza di intelligenza artificiale (e intendo sapere come funziona e come implementarla/modificarla, non sapere scrivere due frasi spacciandosi su Linkedin e sui social come “prompt engineering evangelist/antichrist”) e volete approfondire l’argomento in questa specifica derivazione, molto consigliato.
Reign of Pain, Michigan State University
Dopo aver già completato altri corsi in cui il dolore è al core (non intendo che erano corsi dolorosi in quanto difficili, nè che erano corsi di angina pectoris o miocardite (quelli sono dolori al cuore, non ar core (da non confondere con hardcore)), ma intendo dire che erano corsi in cui il tema del dolore aveva un certo peso)… che stavamo a di’? Ah sì: dopo aver seguito diversi corsi sulla cura e sul supporto in ambito fisico e psichico (ricordo l’articolo Cosa consiglio dopo aver ottenuto oltre 100 certificazioni da Coursera e EdX , in cui consigliavo “Psychological First Aid” della Johns Hopkins University), ho iniziato e completato questo corso in cui si parla di una sensazione (e di un insieme complesso di meccanismi) soggettiva ma non per questo meno reale, anzi: arriverei quasi a dire che sia una delle poche condizioni in cui veniamo riportati alla realtà del momento presente (del “qui e ora”, direbbero in alcune religioni e filosofie orientali). Si mostra l’utilità del dolore, fattori che ne influenzano la percezione a livello psicofisico, del ruolo della neuroplasticità, delle emozioni, dello stress. Dopo una lunga carrellata di sindromi, si affrontano le diverse tipologie di trattamenti del dolore, che siano farmacologici, chirurgici, psicoterapeutici e soprattutto uno sguardo a promettenti terapie sperimentali, in ogni caso con punti forza e limiti in base alle diverse condizioni. Non un corso che inserirei nei “fondamentali” per tutti, ma non per questo non interessante; consigliato.
FILM E SERIE
The stand [S], Mick Garris, Thriller/Post-apocalittico, USA, 1994
Pesci piccoli [S], The Jackal, Commedia/Sentimentale, 2023-2025
Anche questo gruppo di comici, come Maccio Capatonda, riesce bene nella breve durata, ma allungandosi in una serie perdono parecchio. Trovo poi una pessima idea dare un taglio sentimentale (ma è probabilmente perché schifo pesantemente il genere, quando è reso melenso e banale, come avviene nella stragrande maggioranza dei casi). Ci sono comunque alcuni brevi momenti simpatici, ma troppo pochi rispetto ai minuti di girato, così pochi da non giustificare la visione di questa serie, se non per personaggismo/affezione ai personaggi dei Jackal; peccato non aver valorizzato maggiormente (parere personale) i “personaggi famosi” che compaiono nei vari episodi.
Venga a prendere il caffè… da noi, Alberto Lattuada, Commedia, Italia, 1970
Al piacere di rivederla, Marco Leto, Commedia, Italia, 1976
I viaggiatori della sera, Ugo Tognazzi, Fantascienza/Distopico, Italia, 1979
Una piccola perla, basata sull’omonimo romanzo di Umberto Simonetta. Qui di considerazioni e spunti ce ne sono tantissimi, anche se il rischio spoiler è dietro l’albero (cit.).
Che ora è, Ettore Scola, Drammatico, Italia, 1989
Dei magistrali Massimo Troisi e Marcello Mastroianni diretti da un mostro sacro, ottenendo un film che riesce a creare e mantenere nel tempo una sensazione di pesante disagio da entrambe le parti, quando un padre cerca di riavvicinarsi/re-interessarsi a un figlio a lungo trascurato e diventato uno sconosciuto.
I magliari, Francesco Rosi, Drammatico, Italia, 1959
Susanna tutta panna, Steno, Commedia, Italia, 1957
Il grande classico della commedia degli equivoci; la storia in sè è godibile, come l’aspetto della protagonista. Queste parole non le ho aggiunte a caso: il film è stato girato in un’epoca in cui c’erano moralismi quasi vittoriani, eppure allo stesso tempo non lesinavano su battute che oggi sarebbero impensabili per chiunque voglia mostrarsi nella categoria delle ipocrite anime belle del politicamente e wokamente corretto (Nino Manfredi che si rivolge al ragazzino fattorino ciccione con: “a pallonci’, mica lo farai qui il botto?”; la protagonista che insulta un siciliano urlandogli del “terrone” per indicare che è stupido e geloso. Vedere film d’epoca è spesso interessante, soprattutto se si guardano con un occhio attento anche ad usi e costumi.
Girolimoni il mostro di Roma, Damiano Damiani, Drammatico/Biografico, Italia, 1972
Piedone lo sbirro, Steno, Commedia/Poliziesco, Italia, 1973
Piedone l’africano, Steno, Commedia/Poliziesco, Italia, 1978
Manolesta, Pasquale Festa Campanile, Commedia, Italia, 1981
Don Franco e Don Ciccio nell’anno della contestazione, Marino Girolami, Commedia, Italia, 1970
I figli degli uomini, Alfonso Cuarón, Fantascienza/Distopico, Gran Bretagna, 2006
Anastasia mio fratello, Stefano Vanzina, Drammatico/Gangster, Italia, 1973
Dio esiste e vive a Bruxelles, Jaco Van Dormael, Commedia/Fantastico, Belgio/Francia/Lussemburgo, 2015
Ovvero: come gettare nel secchio una potenziale intuizione (quella di conoscere in anticipo la data della propria dipartita), con un film che può piacere forse a quelli che apprezzano il classico stile francese (quello, per intenderci, di pellicole come “Il fantastico mondo di Amélie”).
MUSICA
Trio Mandili (მანდილი), Folk, Georgia, 2014-.
Un incantevole trio di voci polifoniche (“genuine”, quasi “improvvisate”, niente di strutturato come invece è ascoltabile/osservabile nel mistero delle voci bulgare – direi che il trio è “più umano, più vero”, cit. per intenditori), accompagnate semplicemente da un panduri (tradizionale strumento a corde della Georgia). Sul loro canale Youtube, ci sono video con milioni di visualizzazioni e decine di migliaia di commenti di apprezzamento, che rafforzano quello che dico da tempo: quando ci sono il talento e la qualità del contenuto, anche registrazioni amatoriali o di fortuna fanno trasparire tutta la bravura (in questo caso, la loro bellezza e la loro contagiosa simpatia di certo aiutano, ma costituiscono solo la cornice, non l’elemento principale – e non ne fanno sfoggio come le slave in “My Słowianie” di Donatan Cleo, che lo dice proprio esplicitamente nel testo). Particolarmente interessanti i loro video registrati senza alcun tipo di montaggio, in cui una di loro tiene in mano smartphone/videocamera mentre girano tra le campagne (quel tipo di scenario che ad esempio nel video di “Не родись красивой” delle Fabrika (Фабрика) è costruito in maniera cinematografica o meglio “cinematica”). Unico contro è che alla lunga, come avviene ad esempio per una ninna nanna, l’ascolto di questi brani viene un po’ a noia, ma per il resto meritano davvero l’ascolto e la visione.
Lydia Luce, Folk, USA, 2015-.
Polistrumentista quasi da stereotipo: vissuta in una famiglia di musicisti (esibita a 13 anni con l’orchestra della madre), diplomata al famoso Berklee College of Music, trasferita a Nashville. Tra i suoi brani, segnalo “Quiet”, con un testo che all’inizio mi ha ricordato un po’ il concetto espresso del silenzio imbarazzante discusso nella celebre scena di Pulp Fiction tra John Travolta e Uma Thurman, ma soprattutto il desiderio di tranquillità (come direbbe Susan Caine, autrice di un altro “Quiet” (un libro): “How to thrive in a world that can’t stop talking”, ma in questo caso il contesto è ben più intimo, come si può ben capire dalla musica e dal suo angelico modo di cantare.
Necronomidol, Kawaii/Post-Black Metal, Giappone, 2014-2022
Cosa potrebbe accadere prendendo un gruppo di idol giapponesi e immergendole in atmosfera metal (“ma non troppo”)? Esatto, il kawaii metal; una specie di “fusione sbagliata” come nei primi maldresti tentativi di fusione in Dragon Ball che danno origine a risultati bizzarri. Solitamente, nel metal, vige una regola non scritta: più è truculento il logo con la scritta del gruppo, più è “cattivo” il suono; ecco, loro sono un outlier poco credibile, hanno compresso e racchiuso tutta la brutalità nella grafica del nome, lasciando in queste eteree bellezze nipponiche più purezza della neve in cui hanno girato questo video:
Per il WILL di settembre è più o meno tutto (per pigrizia, anche questa volta non ho riportato i video consumati in decine di ore di Youtube e tanto altro), ci si aggiorna al WILL di ottobre. Per allora, buoni lettura/studio/visione/ascolto.
